20/10/2026
da Il Manifesto
Una pace fasulla Non è un caso che la sveglia la diano quei giovani che Meloni aveva individuato da subito come una minaccia, fin dal primo decreto anti rave passando per l’infinita serie dei decreti sicurezza
Il paese d’Europa dove i salari hanno perso più potere d’acquisto, dove l’indice economico che misura la distanza tra le parte “alta” e quella “bassa” della società è tra i più elevati, dove il numero delle famiglie a rischio povertà aumenta ogni anno al contrario che nel resto dell’Unione, e anche quello, il nostro Paese, dove il governo si è concentrato per quattro anni sui provvedimenti repressivi del dissenso non volendo o sapendo fare nulla per sostenere redditi e lavoro.
Ci siamo domandati spesso come mai proprio in Italia la sofferenza di strati crescenti di popolazione, l’insostenibilità della vita nelle città e l’espulsione dai centri storici, il carovita, gli affitti impossibili, il decadimento dei servizi pubblici – scuola, trasporti, sanità – non avesse fatto saltare il tappo della calma sociale. Soprattutto guardando a quanto accadeva in Paesi vicini, con il protagonismo di quegli stessi giovani che da noi potevano apparire rassegnati. Ma non lo erano, tant’è che le piazze italiane per Gaza l’anno scorso sono state le più belle in assoluto.
La repressione e i tanti bonus, il bastone e la carota, non spiegano tutto; dietro la sostanziale quiete c’erano sicuramente altri fattori come la moderazione sindacale (record negativo di ore di sciopero), la resistenza bene o male delle reti di sostegno familiare e anche le capacità di distrazione del governo e della sua macchina comunicativa che hanno deviato verso gli ultimi la rabbia dei penultimi. Verso i migranti invasori, i “maranza” teppisti, i giovani in generale specie quelli pensosi del futuro, “ecoterroristi” bersagliati di aggravanti e nuovi reati. Arriva il punto in cui il tappo salta.
A farlo saltare sono ragazze e ragazzi giovanissimi ma salta per tutti. Così che d’improvviso scopriamo un Paese in pieno fermento, con studentesse e studenti in lotta per le loro scuole e Università, agricoltori e autotrasportatori che si ribellano a un governo presunto amico, centinaia di vertenze aperte nei luoghi di lavoro, uno sciopero generale in vista. A scoprirlo all’improvviso non è solo il governo che vede crollare le speranze di pace elettorale a costo zero (zero come le risorse a disposizione per l’ultima legge di bilancio) ma anche l’opposizione, sorpresa in un dibattito ombelicale sulla leadership.
Non è un caso che la sveglia la diano quei giovani che Meloni aveva individuato da subito come una minaccia, fin dal primo decreto anti rave passando per l’infinita serie dei decreti sicurezza. E ora prosegue con la stessa ricetta: se la prima risposta del governo alle piazze del fine settimana è stata più soldi e più armi alle forze dell’ordine, la seconda è adesso rivolgere verso i manifestanti le baionette dei soldati che sono in strada a guardia dei borseggiatori.
Eccola qui, dunque, la minaccia. Sono i giovani esclusi dal benessere che scintilla davanti ai loro occhi; giovani di seconde e terze generazioni ghettizzati come corpi estranei quando, ora che giunge all’adolescenza la generazione dell’inverno demografico degli anni dieci, sono anche numericamente un pezzo decisivo del futuro del paese.
Sono stati violenti? Certamente, magari anche in forme che possono rivelarsi controproducenti, e certamente hanno resistito con maggiore vigore di un tempo agli apparati repressivi di piazza. Ma qui la sveglia è per tutti i commentatori scandalizzati e per i compilatori di liste di buoni e cattivi. Non hanno colto quanto violento è stato l’annuncio che non c’è più spazio per tutti in classe, che i compagni “stranieri” saranno separati dagli “italiani”? In quale mondo pacificato e non violento questi ordinatissimi signori vivono? Evidentemente non in quello dove la mattanza esibita di Gaza riempie le nostre giornate, dove i corpi dei migranti affiorano dal mare ed è colpa loro che se la sono cercata o di chi ha provato a soccorrerli, dove i droni in Ucraina ammazzano i civili in diretta mentre governanti e militari annunciano la guerra alle nostre porte, dove la brutalità rivendicata delle squadracce di Trump non risparmia nemmeno i bambini. Tutti pronti a cogliere l’attenzione dei manifestanti per i video quando si tratta di sfottere qualche selfie, dimenticano di quante immagini sanguinarie è fatta ogni giorno la politica degli adulti. E quale educazione fatalmente ne derivi.
Quella a cui assistiamo, ora anche in Italia, è innanzitutto una risposta alla violenza della marginalizzazione e delle disuguaglianze, violenza che prende a bersaglio soprattutto i più giovani. È una risposta non organizzata ma piena di contenuto politico – scuola, reddito, casa, futuro di altro non parlano – anche se scarta dall’agenda politica delle opposizioni. Meno male.

