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Quarantacinquesimo giorno di protesta: costruiscono torri ma manca l’acqua potabile

Quarantacinquesimo giorno di protesta: costruiscono torri ma manca l’acqua potabile

Politica estera 

15/07/2026

da Pressenza

Mauro Carlo Zanella

In Albania ci sono gruppi nella società civile che da anni operano per la difesa dell’ambiente, contro gli oligarchi e la svendita del Paese.

Sono gli stessi gruppi che si sono mobilitati contro gli accordi con il governo italiano che hanno consentito la creazione in Albania di un Cpr e quindi la carcerazione di coloro che si salvano dai frequenti naufragio e che, Costituzione Italiana alla mano, avrebbero il diritto di sbarcare e di chiedere asilo nel nostro Paese.

Anche in questa occasione Edi Rama ha dimostrato di essere al tempo stesso arrogante verso il proprio popolo e servo di chi ha un po’ di potere più di lui, servo dei servi insomma.

Tirana è un cantiere, in cui in continuazione appaiono nuove torri dalle forme più bizzarre e fantasiose.

Per consentire la speculazione edilizia, si cacciano le famiglie più povere, che vivono da sempre in alcuni quartieri, via via rasi al suolo, poiché spesso non hanno documenti che attestino il possesso delle abitazioni in cui abitano.

Molte famiglie invece sono diventate proprietarie delle case popolari che un tempo erano di proprietà dello stato e che in seguito vennero cedute a chi già le abitava.

Per i figli di questa fortunata generazione gli affitti nel centro di Tirana sono assolutamente proibitivi e le fantasiose torri già costruite o in costruzione restano in gran parte vuote.

Perfino abitare nella periferia di Tirana è praticamente impossibile per chi vive con uno stipendio medio-basso.

In questa città, dove interi quartieri vengono via via demoliti e ricostruiti in forme futuriste, l’acqua è un bene prezioso, cosa che non era al tempo del regime stalinista.

In gran parte delle abitazioni l’acqua non è potabile e deve essere acquistata in taniche da cinque o da dieci litri.

Mi torna in mente l’intervista ad un boss della camorra, che era stato denunciato per aver sepolto fusti di rifiuti tossici.

All’intervistatore, che gli chiedeva come avesse potuto inquinare le falde acquifere del suo stesso Paese, rispondeva alzando le spalle: “Che me ne fotte: io bevo l’acqua minerale”.

Questo accade in Albania grazie ad oligarchi che uniscono ad un capitalismo rapace un sistema mafioso, coperto da una classe politica quasi completamente inerte e complice poiché collusa e corrotta.

Per questo i cittadini albanesi non smettono di protestare contro la corruzione e per una “Shqiperia e re”, ossia per una nuova Albania.

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