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‘ReArm Europe’ pronunciato in tedesco fa più paura

‘ReArm Europe’ pronunciato in tedesco fa più paura

Ieri piazza a Roma per l’Europa un popolo e tante aspirazioni diverse. Giuliano Santoro, sul manifesto, segnala un dettaglio rivelatore. Due striscioni, uno accanto all’altro. Il primo con la scritta «Riarmo sì, anche così» portato da un gruppetto di giovani con bandiere dell’Ucraina e della Georgia. L’altro dice «L’Italia ripudia la guerra, No Rearm Europe» esposto da una coppia di mezz’età accompagnata da tre ragazzini. Indicazioni, speculari e opposte, che si affiancano come se nulla fosse. Tommaso Di Francesco pone la domanda chiave: «Ma, noi europeisti e anti-nazionalisti convinti, siamo davvero sicuri che la bandiera di questa Ue ridotta in armi e nuovi muri sia la giusta difesa della democrazia?». Dubbio drammatico, e noi cerchiamo saggezza nella storia con Giovanni Punzo. Con invito abbastanza chiaro alla prudenza.

 

Prima guerra mondiale, Europa e Germania

All’indomani della sconfitta nella Prima Guerra mondiale alla Germania fu imposto un trattamento durissimo: oltre alla responsabilità del conflitto e alla relativa imposizione delle pesanti riparazioni dei danni di guerra, le forze armate furono drasticamente ridotte, se non quasi cancellate. Il trattato di Versailles pose infatti limiti rigidissimi: l’esercito non avrebbo potuto superare i centomila uomini (dei quali al massimo quattromila ufficiali) e la marina, ridotta ad una sorta di guardia costiera priva di sommergibili, i quindicimila. Furono inoltre vietate la creazione di un’arma aerea e la coscrizione obbligatoria, nonché abolito lo stato maggiore.
In realtà, nel breve volgere di pochi anni, cambiando denominazione, lo stato maggiore ricomparve a coordinare le forze: con grande abilità si dedicò all’organizzazione di una struttura piccola, ma molto efficiente, in grado di espandersi in fretta con l’immissione di nuovo personale grazie ad un alto livello di addestramento e di preparazione dei quadri. Altro aspetto fu lo studio di un nuovo modo di condurre le operazioni ricorrendo alla motorizzazione – mentre negli altri eserciti europei si discuteva ancora dei cavalli –, gettando le basi teoriche di quella che sarebbe diventata la «Blitzkrieg», cioè la guerra-lampo.
La politica condotta dalle forze armate di Weimar fu anche spregiudicata in quanto strinse accordi segreti con l’Armata rossa che mise a disposizione aree addestrative in Russia ottenendo in cambio armamenti moderni sebbene in limitata quantità. Quando nel 1933 i nazisti presero il potere iniziarono quelle trasformazioni che avrebbero portato nell’arco di cinque/sei anni a traformare la Wehrmacht in un potente strumento bellico. Tutte riforme che, senza la scelta della qualità anche in un modello su scala ridotta, non sarebbe stato possibile attuare.

Il riarmo del secondo dopoguerra

Quando nel 1949 si diffuse la notizia che anche i sovietici disponevano di un’arma nucleare e in conseguenza iniziarono i negoziati all’origine dell’Alleanza atlantica, la Germania era ancora soggetta all’occupazione militare delle forze alleate dal 1945 (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia ed Unione Sovietica). Nello stesso anno, il 23 maggio, le potenze occupanti occidentali cedettero la sovranità alla Repubblica Federale di Germania (Bundesrepublick Deutschlands) seguite dall’Unione Sovietica che il 7 ottobre fece altrettanto nei confronti della Repubblica Democratica Tedesca (Deutsche Demokratische Republik).
Ciò non significò automaticamente e immediatamente la nascita di forze armate proprie ed autonome nelle due Germanie, perché in ogni caso rimanevano comunque sul suolo tedesco i vincitori, anche se gli occupanti stavano per traformarsi in ‘alleati’, contrapposti a loro volta nella Guerra fredda. Il vero e proprio riarmo tedesco cominciò a partire dal 1955, ossia con la costituzione ufficiale della Difesa Federale (Bundeswehr). Contrariamente a quanto si crede il cancelliere tedesco Adenauer, se da un lato esprimeva soddisfazione per la riacquistata sovranità legata alla grande ripresa economica, era meno compiaciuto dell’eventualità di un riarmo e delle sue possibili conseguenze, scetticismo dovuto alle pesanti esperienze belliche dalle cui conseguenze la Germania si era appena ripresa.
In ultima analisi, a far nascere un nuovo esercito tedesco, fu anche il fallimento della progettata Comunità Europea di Difesa (CED): in quel quadro infatti non era previsto un intero esercito, ma solo delle grandi unità tedesche inserite nella struttura europea. Di fronte alla non riuscita della CED, furono infatti soprattutto gli americani a forzare per tappe per un nuovo esercito tedesco inserito nella NATO.

Scelte e dubbi

Come in molti paesi europei anche in Germania, dopo la ‘caduta del muro’ che portò alla riunificazione, si diffuse una visione ottimistica della storia che mutò ben presto dopo la guerra per il Kuwait e soprattutto dopo i massacri del decennio balcanico. La celebre frase di Bismarck, secondo il quale i Balcani non valevano «le ossa di un granatiere di Pomerania», fu ampiamente superata perché il primo impiego all’estero di truppe tedesche dopo il 1945 avvenne proprio in quella regione: trascorsa la fase del mantenimento della pace seguì l’impiego in Afghanistan che fu ben diverso, nessuno mise in discussione la necessità di un esercito.
Nel frattempo l’andamento delle relazioni tra Germania e Russia ebbe un andamento altalenante: dal vero e proprio idillio tra Putin e Schröder, che ebbe il suo picco nel 2005 con l’invito al leader russo per il compleanno del cancelliere tedesco, si passò all’era di Angela Merkel che nel 2014 espresse forti critiche sul referendum all’epoca dell’annessione della Crimea. Per inciso nel 2011 una legge trasformò in ‘volontaria’ la coscrizione obbligatoria.
In seguito, per intervento dello stesso Trump, che esercitò forti pressioni sull’impresa impegnata nella costruzione del gasdotto Nord Stream 2, nel 2019 si interuppe però un importante progetto economico russo-tedesco. Per quanto meno distese che in passato, le relazioni russo-tedesche continuarono perché il quadro strategico generale non impensieriva la Germania. Dopo il febbraio 2022 a Bonn nessuno fece più mistero sul progetto di costituire entro il 2032 tre nuove divisioni «kampfbereit» (pronte al combattimento).

16/03/2025

da Remocontro

Giovanni Punzo

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