07/02/2026
da Il Fatto Quotidiano
La decisione al consiglio dei ministri, convocato d'urgenza dopo l'ordinanza della Corte di Cassazione, che ha riformulato il quesito referendario. Mattarella firma il nuovo decreto
Il governo forza nuovamente e tira dritto. Non cambia la data del referendum sulla Giustizia. Il Consiglio dei ministri ha deciso di confermare la consultazione per il 22 e 23 marzo. Unica novità è l’integrazione del quesito con gli articoli della Costituzione che vengono modificati dalla riforma della Giustizia che contiene la separazione delle carriere. Una scelta presa durante un consiglio dei ministri convocato d’urgenza dopo l’ordinanza della Corte di Cassazione e durato 28 minuti.
“Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giorgia Meloni, vista l’ordinanza dell’Ufficio centrale per il referendum comunicata il 6 febbraio 2026, ha deliberato di proporre al Presidente della Repubblica, per l’adozione del relativo decreto, di precisare il quesito relativo al referendum popolare confermativo già indetto con il decreto del 13 gennaio 2026 nei termini indicati dalla citata ordinanza, fermo restando lo stesso decreto”, si legge nel comunicato finale.
Nel pomeriggio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il Dpr con il nuovo quesito, dopo una telefonata con la premier Giorgia Meloni. Il presidente avrebbe detto alla presidente del consiglio che la soluzione adottata dal Consiglio dei Ministri per il decreto dei referendum sarebbe “giuridicamente ineccepibile“. Secondo fonti del Quirinale, infatti, il quesito referendario – uguale per tutti i proponenti – non sarebbe stato sostituito nella sostanza ma solamente integrato. Le stesse fonti del Quirinale sottolineano che il presidente invita tutti “a rispettare la Cassazione e le sue decisioni“. La decisione della Suprema Corte, infatti, ha creato molto malumore all’interno del governo con tanto di attacchi da parte di Fdi e Forza Italia ad alcuni giudici accusati di essere “non imparziali, perché schierati per il No“.

