ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

Referendum, il sud e i giovani trainano il No

Referendum, il sud e i giovani trainano il No

Politica italiana

24/03/2026

da Il Manifesto

Luciana Cimino

Adesso Sì Quasi due milioni di voti di scarto e un’affluenza inattesa che sfiora il 60%. Record a Napoli: la riforma è bocciata dal 75%. Il Sì si afferma solo in tre regioni. L’11% degli elettori di centrodestra non ha seguito il proprio partito

La riforma voluta dalla destra per mettere sotto il controllo del governo la magistratura è stata bocciata dagli italiani. Ha vinto il No con il 53,7% dei voti. Il Sì si è fermato al 46,3 con più di 7 punti di scarto e circa due milioni di voti in meno. Sono state infatti 14.461.074 le preferenze per il No (al netto di due saggi ancora mancati alle 21.30 di ieri). Un dato significativo: era dal 2008 (con Veltroni) che il centrosinistra non raggiungeva una cifra simile. Sconfessate anche le previsioni che immaginavano un testa a testa. L’affermazione del No è stata netta nonostante una campagna elettorale spericolata, con incursioni nella cronaca (i casi Garlasco e quello della cosiddetta famiglia nel bosco, invitata al Senato da La Russa) e la consueta strumentalizzazione della questione migratoria. E nonostante l’occupazione dei media della premier Meloni, che è andata ospite anche nel podcast di Fedez e Mr Marra per recuperare il voto giovanile.

IL VOTO che non doveva essere politicizzato si è invece tramutato nella prima sconfitta della maggioranza. Confermata peraltro da un’affluenza inattesa che ha sfiorato il 60%. Si tratta della seconda maggiore affluenza per un referendum confermativo dal 1946 a oggi. Gli elettori hanno superato anche quelli delle Europee del 2024, dove non si arrivò al 50% degli aventi diritto. Merntre alle scorse elezioni politiche l’affluenza raggiunse il 63,91%. In questo caso, per la precisione, è stata del 58,93% con punte superiori al 65% in Umbria, Emilia Romagna (66,97) e Toscana (66,27). Al fondo della classifica dei votanti Calabria, Sicilia e Basilicata ma con numeri sorprendenti: al sud il distacco tra le due posizioni è stato molto più marcato. In Basilicata il No ha vinto con il 60,03% contro il 39,97 del Sì. In Sicilia 60,98% contro il 39,02 e in Calabria 57,23 rispetto al 42,77% del Sì. Tutte e tre le regioni sono governate dal centrodestra. Menzione speciale per la Campania dove due elettori su tre hanno bocciato la riforma Nordio-Meloni (65,23%). Emblematico il caso di Napoli dove il No si è affermato con il 75,49%, il record.

DEL RESTO LE GRANDI CITTÀ hanno trainato sia l’affluenza che il risultato. A Torino ci sono quasi 30 punti di scarto: il Sì è fermo al 35,27 mentre il No è al 64,73%. Percentuali simili a Bologna con il Sì doppiato dal No che si attesta al 68,4 per cento. Oltre 17 punti di scarto a Milano (dove il Sì si attesta al 41,64 per cento mentre il No al 58,36). Dieci a Venezia (No avanti col 54,86 percento contro il 45,14 del Sì). A Genova il No sfiora il 64, a Firenze il 67, a Roma oltre il 60. Lo stesso al sud. Di Napoli si è già detto ma è altrettanto eclatante il voto di Palermo (Sì al 31,04 percento contro il 68,96 del No) e quello di Bari dove il Sì si è fermato al 37,24 mentre il No è arrivato al 62,76. Una valanga per i partiti che formano la maggioranza che ieri, temendo la disfatta, avevano inviato fino agli ultimi minuti prima della chiusura delle urne gli elettore a recarsi ai seggi. La prima è stata la premier seguita poi dai ministri alla Difesa, Guido Crosetto e agli Esteri Antonio Tajani. In molti hanno letto in questi messaggi tardivi un primo segnale di nervosismo del blocco unico della maggioranza (con il concorso degli esponenti della cosiddetta «Sinistra per il Sì», pure loro sconfitti di questa tornata). E così è stato.

GIÀ I PRIMI INSTANT POLL degli istituti di sondaggi, clamorosamente tutti uguali, hanno confermato i timori del governo. Poi sanciti dagli scrutini. Chi favoleggiava, con un’affluenza alta, un risultato sovrapponibile a quello delle ultime politiche ha sbagliato altrettanto. Anche il nord si è diviso: sono solo tre le regioni settentrionali in cui ha prevalso il Sì: Veneto, Lombardia e Friuli; mentre Piemonte, Valle D’Aosta e Liguria si è affermato il No. Peculiare il caso di Pisa, dove la Lega e la destra hanno vinto sia nel 2018 che nel 2023, con il No al 64%. Lo stop alla riforma «voluta da Berlusconi» è arrivato anche da Arcore. Nel comune dove ha sede la villa dell’ex presidente del Consiglio ha vinto il No. Così come a Caivano, comune al centro della propaganda securitaria della destra, tanto da aver chiamato così il decreto che commissaria le periferie.

SECONDO GLI ANALISTI di Opinio il profilo anagrafico degli elettori evidenzierebbe una frattura generazionale: il No ha raggiunto il 61,1% tra gli under 34, mentre il Sì ha vinto (di misura, con il 50%) tra gli over 55. Fondamentale la mobilitazione degli studenti fuorisede che si sono attivati in massa. Il centrodestra dovrà riflettere anche sulla sua ostentata unità a dispetto delle previsioni della vigilia: la tenuta fra i partiti del No è stata più alta di quella della maggioranza. Secondo Youtrend solo il 5% degli elettori di Pd, Avs e M5s ha votato Sì, mentre ha votato No l’11% degli elettori di centrodestra e dei partiti centristi. Tra questi si evidenzia il voto contrario del 16% degli elettori di Forza Italia e il 14% degli elettori della Lega.

share