12/06/2026
da Remocontro
Fine della favola. E chi analizza i fatti avverte: la ‘bolla’ del riarmo europeo, insostenibile per gli elevatissimi costi e per lo più a debito, si sta sgonfiando assieme alla disponibilità delle nazioni europee a sostenere lo sforzo militare dell’Ucraina. E ormai risultano patetici i tentativi di nasconderlo. Programmi di acquisizione ambiziosi ma i cui costi continuano a salire riarmando molto poco.
Nell’Europa in crisi, Italia compresa
Dunque si sgonfia la ‘bolla del riarmo e degli aiuti all’Ucraina. L’agenzia di stampa La Presse spiegava che l’Italia è intenzionata a rivedere al ribasso la sua adesione al fondo ‘SAFE Security Action For Europe’, lo strumento finanziario dell’Ue per supportare gli stati membri negli investimenti nel settore della difesa. Meloni: «noi non possiamo dire ai cittadini che i soldi ci sono solo per la difesa. Ok alle spese per la difesa, però servono risorse anche per l’energia». Ma la revisione dei programmi di riarmo non è solo una caratteristica italiana che minaccia anche di far saltare l’intesa con gli Stati Uniti circa il 5 per cento delle spese militari (3,5% più 1,5% per la Sicurezza) imposto da Trump e subito dai partner europei ad eccezione della Spagna.
Smarcamento dagli aiuti militari all’Ucraina
«Supporto all’Ucraina a cui gli europei sono al fianco fino alla vittoria». Retorica da balconi. Regno Unito, Francia, Spagna, Italia e Canada il 25 maggio hanno respinto la proposta del segretario generale della NATO Mark Rutte che voleva imporre agli alleati di spendere lo 0,25 per cento del Pil in aiuti militari all’Ucraina. Proposta sostenuta solo da sette Stati membri tra cui Germania, stati baltici e scandinavi. Eredità della solita Kallas allora ancora premier estone. E poco convinta anche l’adesione al Prioritised Ukraine Requirements List (PURL) per pagare agli Stati Uniti le armi chieste da Kiev, a cui l’Italia non ha mai aderito, mentre al finanziamento del cosiddetto “prestito da 90 miliardi di euro all’Ucraina” (13 a carico dell’Italia) si sono sottratti finora Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca. Nonostante il cambio di governo, Budapest continuerà a non fornire armi all’Ucraina. E per le munizioni d’artiglieria, si sono sganciate ben nove nazioni europee.
L’Ucraina raccontata e quella reale
Scopriamo dunque che anche i governi più ‘bellicosi’ devono fare i conti con l’opinione pubblica interna tenendo conto dell’esito delle recenti elezioni (ad esempio in Gran Bretagna) e dei sondaggi che premiamo ovunque i partiti ostili al sostegno alla guerra e all’Ucraina. Mentre le versione dell’Ucraina democratica di Zelensky, attentamente accudita dai governi e dai media occidentali a loro vicini, inizia ad incrinarsi. Colpo mortale, l’Ucraina che celebra i suoi eroi nazisti. L’irritazione della Polonia e il grave silenzio degli europei. E diventa sempre più difficile, anche per i più accesi propagandisti filo-ucraini, nascondere derive e nostalgie naziste nell’Ucraina post Maidan che del resto riconosce come padre della Patria Stepa Bandera, leader dell’Ucraina satellite del Terzo Reich, propugnatore della razza pura razza ariana ucraina nonché responsabile dello sterminio di civili polacchi e della deportazione di ebrei. Il paradossale contesto dei nazisti graditi a UE e NATO.
Memoria polacca e ‘distrazione’ di Kiev
«Tra il 1943 e il 1945, decine di migliaia di polacchi furono assassinati in Volinia e nella Galizia orientale. Donne, bambini e anziani. Intere famiglie e villaggi furono sterminati», denuncia Varsavia, specificando che «la memoria delle vittime non può essere oggetto di compromessi politici. Questo dolore non può essere cancellato. Il genocidio resta genocidio. La memoria delle vittime non può essere oggetto di compromessi politici. Voglio anche chiarire: questo crimine non è opera della nazione Ucraina. L’UPA ha assassinato anche ucraini che hanno salvato polacchi, avvertito i vicini, nascosto famiglie e si sono rifiutati di partecipare all’odio. Loro sono i veri eroi. Persone che hanno scelto l’umanità in tempi di terrore “, ha affermato ancora il ministro polacco».
Ma quelle strade e quelle piazze ucraine?
- Ma Zelensky oggi, qualche spiegazione sarebbe tenuto a darla all’Europa e al mondo di fronte a questo semplice dubbio. Cosa accadrebbe se in Germania si intitolassero reparti militari alle divisioni di Waffen SS? Se gli spot per l’arruolamento utilizzassero il saluto nazista? O se in Italia le brigate dell’Esercito venissero intitolate a Camicie Nere e comandanti dell’Esercito della Repubblica di Salò? Se in Germania e in Italia vi fossero ovunque monumenti e piazze intitolate ad Adolf Hitler e Benito Mussolini, definiti “padri della Patria” e a scuola si insegnassero ai bambini canzoni inneggianti ai due leader (come avviene per Bandera in Ucraina) sarebbe assolutamente normale e dovuto affermare che a Roma come a Berlino sono tornati fascismo e nazismo.

