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Rodriguez, due facce: una per i chavisti una per Donald Trump

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Politica estera

06/01/2026

da Il Manifesto

Claudia Fanti

Ordine nuovo Giorni di timori e sospetti: i venezuelani si chiedono quali siano le reali intenzioni della vice, e quando verranno indette le elezioni

Timori, sospetti e tante domande senza risposta. Dopo la sua designazione da parte del Tribunale supremo di giustizia (Tsj) come presidente ad interim del Venezuela, «per garantire la continuità amministrativa e la difesa globale della nazione», tutti si chiedono quale sia la vera Delcy Rodríguez.

Se quella che ha denunciato con fermezza il sequestro di Maduro e ne ha chiesto «l’immediata liberazione», che ha condannato la violazione della sovranità nazionale da parte delle forze militari statunitensi – anche ieri quando ha prestato giuramento come presidente a interim, parlando di «illegittima aggressione militare» – e ha assicurato che il paese non tornerà mai «a essere la colonia di nessun impero». O quella che ha rilasciato dichiarazioni pericolosamente vicine a una resa: «Invitiamo il governo degli Stati uniti a lavorare insieme su un programma di cooperazione, orientato allo sviluppo condiviso, nel quadro del diritto internazionale, e a rafforzare una duratura convivenza comunitaria», ha detto infatti nel suo primo messaggio, invocando un rapporto rispettoso tra i due paesi proprio all’indomani dei bombardamenti e del sequestro di quello che ha definito l’«unico presidente» del Venezuela.

DICHIARAZIONI che rischiano di suonare come una conferma delle parole pronunciate da Trump a Mar-a-Lago, quando ha parlato di una «lunga conversazione» tra il segretario di Stato Marco Rubio e l’ancora vicepresidente, la quale si sarebbe mostrata «essenzialmente disposta a fare ciò che considereremo necessario per rendere il Venezuela di nuovo grande». Del resto, ha commentato, «non ha altra scelta».

A GIUDIZIO DI MOLTI, sono vere entrambe le versioni di Rodríguez: una ad uso interno, per non demoralizzare la base chavista, e l’altra destinata a rassicurare gli Usa. E cosa questi si aspettino dalla presidente ad interim, che è anche ministra del petrolio, Trump lo ha chiarito benissimo: «Quello che vogliamo è un accesso totale: al petrolio e ad altre cose nel paese che ci permettano di ricostruirlo», a cominciare dalle infrastrutture. Intanto, il fratello della leader ad interim, Jorge Rodríguez, è stato ratificato come presidente dell’Assemblea nazionale, che ha pronunciato un discorso altrettanto inconcludente: ha sostenuto che si batterà per il ritorno di Maduro («un fratello»)e si è appellato alla solidarietà con l’opposizione: «Uniti vinceremo».

Cosa si propongano realmente i vertici del Psuv, almeno all’apparenza ancora molto compatti, resta invece un mistero: si accontenteranno di mantenere il potere in un paese sotto tutela – assicurando ordine e stabilità in funzione degli interessi Usa in cambio di conservare il posto – o intendono solo guadagnare tempo senza alcuna intenzione di rispettare i patti, ma finendo così per provocare una nuova e forse ancora più letale reazione statunitense, come non ha mancato di minacciare Trump? Eventualità entrambe devastanti per la popolazione.

DI CERTO, limitandosi a considerare «forzata» l’assenza di Maduro, senza precisare se debba ritenersi «temporanea» o «assoluta», il Tsj ha evitato di pronunciarsi sull’obbligo costituzionale di convocare nuove elezioni entro un arco di 30 giorni. Se la sua assenza è ritenuta temporanea, infatti, il mandato di Rodríguez può prolungarsi per 90 giorni, prorogabili per altri 3 mesi, scaduti i quali sarà l’Assemblea nazionale – quella nuova, e nuovamente dominata dal Psuv, che si è insediata proprio ieri – a decidere se si tratti o meno di un’assenza definitiva.

MA CHE LA CONVOCAZIONE di nuove elezioni non sia una priorità neppure per gli Stati uniti lo ha confermato anche Rubio, ritenendo prematura la definizione di un calendario elettorale: «Non possiamo aspettarci che accada nelle prossime 15 ore».

Il nuovo viceré del Venezuela, come Rubio è stato ribattezzato, punta infatti a governare il processo di transizione proprio attraverso la nuova presidente ad interim – pur senza considerarla «la presidente legittima» -, ritenuta molto più affidabile di Maduro rispetto al compito di proteggere e sostenere i futuri investimenti energetici Usa nel paese, non senza minacciarla in caso di disobbedienza. «Prenderemo le decisioni in base alle sue azioni nei prossimi giorni e nelle prossime settimane». E più esplicito ancora è stato Trump: se «non fa quello che è giusto, pagherà un prezzo molto alto, probabilmente più alto di quello di Maduro».

E QUESTO spiegherebbe pure perché il tycoon non abbia perso tempo a scaricare María Corina Machado (la quale, pur scaricata, ha ringraziato Trump per la sua «fermezza»): se il Psuv controlla ancora tutte le istituzioni del Paese, è più semplice lasciare le cose come stanno, utilizzando la struttura amministrativa già esistente per evitare un pericoloso vuoto di potere.

MA DI DUBBI i venezuelani ne hanno parecchi altri, come emerge da diversi commenti pubblicati sul sito di Aporrea, una sorta di luogo di ritrovo della dissidenza all’interno del chavismo frequentato però anche da ferventi sostenitori del governo. «Chi ha consegnato Maduro?», si chiede tra molti altri il giornalista Modesto Emilio Guerrero. «Come è possibile – si chiede il politologo Oscar Bravo – che uno Stato che si è proclamato sovrano e anti-imperialista per decenni sia stato colpito con tale facilità?». Come si spiega che l’operazione statunitense si sia svolta senza che i sistemi di difesa venezuelani abbiano offerto la minima resistenza? Come si giustifica una tale assenza di reazione da parte delle forze armate?

C’È SCONCERTO anche riguardo all’assenza di dati precisi sulle vittime: se il New York Times ha parlato di un bilancio di almeno 80 morti, il ministro della Difesa Vladimir Padrino si è limitato a dichiarare che gran parte del servizio di sicurezza di Maduro è stata uccisa «a sangue freddo», senza fornire informazioni più precise. Lo stesso ministro che, invece di continuare a inviare appelli alla mobilitazione in difesa della sovranità nazionale, ha invitato la popolazione a tornare alla normalità.

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