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Rogoredo, la procura: il poliziotto ha sparato al ragazzo che fuggiva

Rogoredo, la procura: il poliziotto ha sparato al ragazzo che fuggiva

Politica italiana

24/02/2026

da Il manifesto

Roberto Maggioni

Il tempo delle mele Il pm Tarzia in conferenza stampa a Milano: Carmelo Cinturrino va tenuto in carcere. Le accuse dei colleghi: «È aggressivo e violento»

Con l’arresto di Carmelo Cinturrino si chiude il cerchio sull’uccisione di Abderrahim Mansouri e si apre quello sulle circostanze che hanno portato all’omicidio: presunti abusi di potere e possibili coperture nel commissariato di Milano-Mecenate. Il poliziotto è stato arrestato ieri mattina alle 8 nel parcheggio dello stesso commissariato, dove stava continuando a lavorare in ufficio anche dopo l’iscrizione nel registro degli indagati per omicidio volontario.

Il fermo è avvenuto per il pericolo di fuga, inquinamento delle prove e reiterazione del reato. Oggi Cinturrino sarà interrogato dal gip Domenico Santoro che dovrà decidere sulla richiesta di custodia cautelare in carcere fatta dal pm Giovanni Tarzia e dal procuratore capo di Milano, Marcello Viola. I due erano in conferenza stampa ieri con il capo della squadra mobile, Alfonso Iadevaia, e il questore Bruno Megale.

PER PM E PROCURATORE la custodia in carcere è necessaria perché c’è il rischio che Cinturrino uccida ancora, che inquini le indagini e che possa fuggire, avendo disponibilità di alloggi fuori Milano. L’accusa è omicidio volontario ma è ancora da ricostruire il movente: perché ha sparato? C’è stata premeditazione? Quello che è stato accertato grazie alle indagini della squadra mobile è la messinscena fatta subito dopo lo sparo e i rapporti pregressi con Mansouri. L’agente era «ossessionato» dal 28enne marocchino, uno dei tanti spacciatori del boschetto di Rogoredo.

«Ce l’aveva con lui», sintetizzano gli investigatori, perché questa storia nasce mesi fa con il sequestro di un telefono cellulare a Mansouri accusato di ricettazione, accusa rivelatasi infondata, cellulare ora finito nelle mani degli investigatori ma, secondo un primo riscontro, azzerato, senza video e foto. Telefono su cui saranno effettuate perizie tecniche perché potrebbe contenere materiale utile alle indagini sul contesto nel quale operava Cinturrino. «Le indagini sono all’inizio» hanno detto Viola e Tarzia. «Non faremo sconti» ha detto Viola. «Abbiamo molti elementi da approfondire e vogliamo capire il contesto nel quale è maturata la vicenda» ha detto Tarzia.

LE INDAGINI dunque proseguiranno per approfondire quanto raccontato dagli spacciatori di Rogoredo e del Corvetto e cioè che Cinturrino chiedeva il pizzo agli spacciatori stranieri e proteggeva quelli italiani. Abusi di potere che, secondo questi racconti, andavano avanti da mesi, forse anni. Le indagini dovranno capire se c’è stata una rete di protezione attorno a Cinturrino e se gli altri colleghi sapevano dei suoi metodi borderline.

Presente in conferenza stampa anche il questore di Milano, Bruno Megale: «Siamo in grado di contrastare le mele marce al nostro interno. Abbiamo gli anticorpi. Abbiamo già avviato un’attività ispettiva per vedere se ci sono stati degli errori in passato e cercare di rimediare». Su quanto successo in quel tardo pomeriggio del 26 gennaio il pm Tarzia ha potuto ricostruire la messinscena fatta da Cinturrino.

Mansouri non impugnava la pistola a salve, il poliziotto ha sparato quando Mansouri stava andando dalla parte opposta dell’agente, il poliziotto vicino a Cinturrino non si è sentito minacciato da Manosuri che era distante 20-30 metri, l’arma giocattolo era all’interno di uno zaino che Cinturrino ha ordinato di andare a prendere al commissariato Mecenate ed è stata messa di fianco al corpo di Mansouri da Cinturrino, infine su quella pistola c’è solo il dna di Cinturrino.

Il poliziotto non ha neanche urlato «alt, polizia» come invece raccontato nell’interrogatorio. E poi l’inizio della storia: Cinturrino è andato a Rogoredo non su richiesta dei colleghi ma per un’iniziativa personale, come se quell’area fosse suo territorio.

È STATO UN TESTIMONE presente al momento dello sparo, spacciatore di zona, a dare i particolari più utili. Sono poi stati i colleghi di Cinturrino (attualmente indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso) a vuotare il sacco nell’interrogatorio del 19 febbraio «con senso di liberazione» come raccontato dal pm Tarzia. Cinturrino si sarebbe attivato «più volte per raccomandare che la versione della legittima difesa venisse sostenuta senza esitazioni» ha raccontato uno dei poliziotti.

Il collega che era più vicino a lui quando ha sparato ha raccontato addirittura che, mentre andava verso la macchina, ha pensato che lui potesse «sparargli». Per Debora Piazza e Marco Romagnoli, gli avvocati dei famigliari Mansouri, «il fermo di Cinturrino è il giusto epilogo in uno Stato di diritto».

«INCUTE TIMORE, è rude» ha detto uno dei tre agenti finiti sotto inchiesta. Secondo i colleghi, che l’hanno ‘scaricato’, è «aggressivo e violento, uso a percuotere le persone che frequentavano il boschetto anche con un martello». Al suo avvocato Cinturrino ha rivelato: «Ho detto al mio collega di andare a pigliare lo zaino, sapeva cosa c’era dentro». Il capo della Polizia Pisani: «È un delinquente. Ci saranno provvedimenti disciplinari nei confronti degli altri soggetti che sono rimasti coinvolti e che hanno reso interrogatorio».

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