La Repubblica democratica del Congo è devastata da una guerra interna favorita dal vicino Rwanda che potrebbe portare con sé mezzo Continente. La situazione oggi, quali sono gli interessi in gioco e quali gli attori più attivi. A partire da Ruanda ed Europa. Sul campo combattimenti sparsi pochi giorni dopo che i ribelli dell’M23 hanno preso il controllo di Goma, il capoluogo della regione del Nord Kivu. ALLARME EURONEWS. Una malattia misteriosa uccide più di 50 persone nella Repubblica Democratica del Congo
La guerra torna in Congo
Si è tornato a parlare di Repubblica democratica del Congo il 27 gennaio 2025, quando l’esercito ribelle M23, che dichiara di combattere per proteggere la minoranza tutsi congolese, ha attaccato Goma, città di 2 milioni di abitanti, centro delle basi delle Nazioni Unite in Congo, hub strategico sia dal punto di vista militare sia commerciale e capoluogo di una delle regioni più ricche di minerali al mondo. E gli insorti, dopo una feroce battaglia, ne hanno preso il controllo. Da quel momento le forze irregolari, nonostante avessero proclamato un cessate il fuoco per ragioni umanitarie, non si sono arrestate e hanno proseguito la loro avanzata sino a Bukavu, la seconda città dell’est.
I tesori minerari
I ribelli, durante la loro avanzata, ha occupato anche i centri minerari di Rubaya e Nyabybwe, da cui vengono estratti ‘coltan’ e ‘cassiterite’. Minerali di altissimo pregio e costo, decisivi per comprendere quanto sta avvenendo nell’ex colonia belga, dove al momento si contano più di 3 mila morti e oltre 300.000 sfollati che sono andati ad aggiungersi a 5,6 milioni di profughi interni già presenti nel paese da prima del 2025.
Sottosuolo e razze
Le guerre che hanno sconvolto la Repubblica democratica del Congo dagli anni ’90 hanno sempre avuto due comuni denominatori: il possesso delle risorse e la questione identitaria. Ed è necessario risalire al genocidio del Rwanda -Paese confinante-, per avere una panoramica complessiva del conflitto in corso. «Nel piccolo paese delle Mille Colline», questa la poesia-, nel 1994 le milizie hutu in tre mesi uccisero 800.000 persone e il Congo, allora Zaire, arrivò ad accogliere oltre un milione e mezzo di rifugiati.
Genocidio ed avidità
Quando il genocidio cessò e Paul Kagame, attuale presidente ruandese, prese il potere, aveva nei campi profughi nel vicino Congo milioni di profughi hutu. Col timore che nelle tendopoli centinaia di migliaia di profughi potessero venire armati per attaccare di nuovo il suo Paese. E Kagame armò a sua volta i tutsi congolesi che da tempo vivevano perseguitati nelle regioni del Kivu, ingaggiò Laurent Désiré Kabila e diede vita all’«Alleanza delle Forze Democratiche di Liberazione». Di fatto un colpo di Stato interno, e a maggio 1997 i guerriglieri presero il controllo della capitale Kinshasa, e Kabila si proclamò presidente. Si stima che durante l’avanzata ribelle morirono dai 200 ai 300.000 profughi hutu in quello che fu a tutti gli effetti un contro genocidio.
‘Prima guerra mondiale africana’
Il nuovo capo di governo, dopo una breve fase iniziale, cominciò a creare tensioni interne in Congo perché tra le più alte cariche dello stato c’erano molti suoi commilitoni ruandesi. Ed ecco la condizione per un ennesimo golpe tribale oltre il confine. E un nuovo ‘esercito ombra’ invase il Congo e la seconda guerra congolese, o se volete -Prima guerra mondiale africana-, ebbe inizio. Il conflitto questa volta non durò sette mesi, ma cinque anni, e non interessò soltanto la regione dei Grandi Laghi, e vide de oltre nove nazioni coinvolte.
Nel solo Congo si calcolano tra i 3 e i 5 milioni di morti. Uno dei conflitti più sanguinosi a livello globale dalla fine della Seconda Guerra Mondiale reso possibile da tre cause chiave: la domanda mondiale di materie prime; l’offerta globale di armi che provenivano dagli arsenali dei paesi dell’ex blocco sovietico; l’impotenza delle Nazioni Unite.
Ruolo del Ruanda e di Kagame
Il Ruanda, ribattezzato anche «la Svizzera dell’Africa», tra tante torture e zone d’ombra, ha un’economia in continua crescita, è considerato addirittura una meta turistica di lusso e una delle nazioni più ‘green’ dell’Africa, con interessati legami con diversi paesi occidentali che evidentemente non pongono troppe questioni etiche e di virtuoso vicinato di aerea. Basti pensare che la Volkswagen vi gestisce uno stabilimento di assemblaggio, quest’anno vi saranno ospitati i mondiali di ciclismo, e il Regno Unito di Boris Jonson, aveva firmato con Kigali un controverso accordo per il rimpatrio dei migranti. Mentre donatori occidentali finanziano ben il 70% del bilancio nazionale.
Autocrazia dispotica in espansione etnica
Ma iI Rwanda è a tutti gli effetti un’autocrazia con al potere un solo uomo, Paul Kagame, che da quando ha preso il potere da oltre 30 anni, ha silenziato ogni forma di dissenso e da sempre destabilizza le regioni congolesi del Kivu per rubarvi i minerali preziosi, ma assieme le terre fertili e per la necessità di nuove aree, dal momento che il piccolo Paese africano ha un tasso di densità demografica tra i più alti al mondo.
Complici della rapina internazionale
Un report delle Nazioni Unite, ha confermato che 120 tonnellate di coltan al mese vengono esportate dall’M23 in Ruanda, che al fianco degli insorti tutsi congolesi ci sono circa 3.000/4.000 soldati ruandesi e il presidente Kagame, intervistato dalla Cnn, alla domanda se siano presenti uomini ruandesi in Congo, ha risposto con un pilatesco «non lo so», pur essendo il capo delle forze armate. Ma questa volta le prove che il Ruanda stia facendo guerra al Congo attraverso un esercito ombra sono inequivocabili.
Aiuti interessati attorno
Il Paese dell’Africa orientale vanta solidi legami sia con l’Occidente sia con la Cina, ma al centro delle critiche ora ci sono gli accordi che Bruxelles, nel febbraio 2024, firmò con Kigali. Il cosiddetto ‘Memorandum of Understanding’ patto per l’approvvigionamento di minerali strategici dal Paese africano, anche se rubati in casa altrui con guerre mirate.
Global Gateway
Il Ruanda è poi destinatario di grandi somme a titolo di investimenti grazie ad una risoluzione adottata giovedì 13 febbraio dal Parlamento europeo con 443 voti favorevoli, 4 contrari e 48 astensioni. I deputati europei -anime buone-, hanno condannato fermamente l’occupazione dei territori della Repubblica Democratica del Congo da parte dei ribelli dell’M23 e hanno esortato la Commissione e il Consiglio europeo a sospendere immediatamente il memorandum d’intesa dell’Ue con il Ruanda. E poi basta.
Congo tra guerra continentale e crisi umanitaria
Mentre gli appelli alla pace e gli inviti a una tregua sembrano naufragare ancora prima di prendere il largo, il timore a livello internazionale è che la guerra congolese possa trasformarsi in una guerra mondiale africana, i messaggi missionari e politici che arrivano dal campo. Al momento, infatti, sono già coinvolti direttamente il Congo, il Ruanda, il Burundi e l’Uganda. Ma potrebbero avere un ruolo diretto anche il Sud Africa e la Tanzania.
Una caduta accelerata anche dall’interruzione delle attività delle organizzazioni umanitarie, UsAid sotto i colpi di Elon Musk tra le prime, come denunciato da Human Rights Watch e dalle Nazioni Unite. Si teme un rapido e significativo peggioramento delle condizioni di centinaia di migliaia di sfollati che, sia in Congo sia in Burundi, si trovano già in uno stato di precarietà e grande bisogno.
ALLARME EURONEWS. Una malattia misteriosa uccide più di 50 persone in Congo
Una malattia sconosciuta ha ucciso più di 50 persone nella Repubblica Democratica del Congo secondo i medici nel Paese e le autorità sanitarie mondiali. L’intervallo tra la comparsa dei sintomi e la morte è stato di 48 ore nella maggior parte dei casi, e “questo è ciò che è davvero preoccupante”, ha dichiarato all’Associated Press Serge Ngalebato, direttore medico del Bikoro Hospital, un centro di monitoraggio regionale.
Il primo focolaio dell’epidemia a Boloko
L’ultima epidemia nella parte nord-occidentale del Paese centrafricano è iniziata il 21 gennaio. Da allora sono stati registrati 419 casi, tra cui 53 decessi. Secondo l’ufficio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) Africa, il primo focolaio nella città di Boloko è iniziato dopo che tre bambini hanno mangiato un pipistrello e sono morti entro 48 ore, in seguito ai sintomi della febbre emorragica.
Impennata di focolai
Il numero di focolai di questo tipo in Africa è aumentato di oltre il 60 per cento nell’ultimo decennio, ha dichiarato l’Oms nel 2022. Il secondo focolaio della malattia sconosciuta è iniziato nella città di Bomate il 9 febbraio. I campioni di 13 casi sono stati inviati all’Istituto Nazionale per la Ricerca Biomedica di Kinshasa, la capitale, per essere analizzati, ha dichiarato l’Oms. Tutti i campioni sono risultati negativi all’Ebola o ad altre comuni malattie da febbre emorragica come Marburg. Alcuni sono risultati positivi alla malaria. L’anno scorso, un’altra misteriosa malattia simil-influenzale che ha ucciso decine di persone in un’altra parte della Rdc è stata definita come probabile malaria grave. Il Paese è anche alle prese con un’epidemia di vaiolo.
25/02/2025
da Remocontro