06/06/2026
da La Notizia
L'Istat stima un'inflazione al 2,9% quest'anno e i primi effetti si vedono già: gli italiani spendono molto di più, ma per comprare meno.
L’inflazione sale e la crescita rischia di rallentare a causa della guerra in Medio Oriente. L’Istat certifica, ancora una volta, le conseguenze del regalo che Donald Trump ha fatto alla sua (ex?) alleata Giorgia Meloni con la guerra in Medio Oriente. Nella nota sull’andamento dell’economia italiana, l’istituto di statistica prevede una crescita dello 0,7% sia per il 2026 che per il 2027 (dopo il +0,5% dello scorso anno), con stime al di sopra di quelle fornite da tutti gli organismi internazionali. C’è da dire che non va meglio in Ue, tanto che l’Eurostat stima per il primo trimestre una contrazione del Pil dello 0,2% nell’area euro e dello 0,1% in Ue rispetto al trimestre precedente. E contro un +0,2% per entrambe le aree proprio negli ultimi tre mesi del 2025.
Tornando sull’Italia, l’Istat esprime preoccupazione per le tensioni geopolitiche globali, sottolineando che la “durata del conflitto” in Medio Oriente può cambiare di molto le carte in tavola. La simulazione dell’istituto di statistica prevede – con una media del 2026 per le quotazioni del petrolio Brent a 113,5 dollari al barile e il gas a 47 euro al megawattora – una crescita ridotta allo 0,6% quest’anno e allo 0,4% il prossimo. E parliamo di uno scenario con quotazioni non eccessivamente elevate, ma in linea con quelle delle ultime settimane.
Le stime dell’Istat: dalla crescita all’inflazione passando per il commercio
Per quanto riguarda il Pil italiano, nel biennio verrà sostenuto interamente dalla domanda interna, nonostante i consumi privati siano in rallentamento quest’anno sia a causa dell’inflazione che dell’attenuazione della dinamica positiva delle retribuzioni pro capite. Proprio sul fronte dei salari, le retribuzioni orarie per unità di lavoro dipendenti crescono meno dei prezzi, fermandosi al +2,1% sia per quest’anno che per il prossimo. Al di sotto, quindi, dell’inflazione media annua, stimata al +2,9% e che scenderà al 2% solamente nel 2027.
Il caro-prezzi, intanto, ha già portato a un’altra conseguenza, stimata sempre dall’Istat: ad aprile 2026 le vendite al dettaglio sono rimaste stazionarie in valore ma scendendo dello 0,3% in volume rispetto al mese precedente. Una differenza minima, ma solo perché il confronto è mensile: passando a quello annuale si capisce qual è stato il vero effetto dell’inflazione. Ad aprile, infatti, le vendite al dettaglio sono cresciute dell’1,6% in valore, ma scendendo dello 0,3% in volume. Quindi si spende molto di più, ma comprando addirittura meno di prima.
A crescere sono state soprattutto le vendite legate al commercio online, in salita – in questo caso – sia in volume (+8,7%) che in valore (8,4%). Andando sulle singoli merci, è particolarmente preoccupante come sia sceso del 2,6% il volume di acquisti di beni alimentari, nonostante un aumento della spesa dello 0,4%. Ancora una volta, si spende di più per comprare però meno beni alimentari di un anno fa.

