ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

Scioperino tutti i lavoratori: contro l’ottusità

Scioperino tutti i lavoratori: contro l’ottusità

Commenti

27/08/2026

da Il Manifesto

Gianfranco Bettin

Lotta comune Se il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, musulmano, volesse condividere la preghiera con la sua comunità religiosa, a Venezia non saprebbe dove andare. A meno di non cercare in mezzo ad aree industriali o artigianali o ex negozi di periferia, sperando che non siano già stati chiusi dal Comune

Se il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, musulmano, volesse condividere la preghiera con la sua comunità religiosa, a Venezia non saprebbe dove andare. A meno di non cercare in mezzo ad aree industriali o artigianali o ex negozi di periferia, sperando che non siano già stati chiusi dal Comune.

Si troverebbe, Buttafuoco, nella condizione di alcune decine di migliaia di correligionari, che vivono questa privazione, o questo scomodo arrangiarsi. In un Comune guidato da un’amministrazione intelligente, tanto più un Comune con la storia di Venezia, la questione potrebbe essere risolta in un batter d’occhio, con un vantaggio generale per la convivenza. Invece, l’ottusità politica rischia di provocare una sorta di locale guerra di religione.

La comunità musulmana conta in città forse 25-30 mila fedeli, la maggior parte originaria del Bangladesh (delle vicende che ne spiegano la presenza, a volte vere odissee, parla anche il grande Amitav Gosh nel suo romanzo L’isola dei fucili, Neri Pozza 2019). La Fincantieri di Marghera occupa attualmente circa 1.800 bengalesi, quasi tutti nelle imprese d’appalto. Altri otto o nove mila lavorano nel turismo e nella ristorazione. Non mancano attività imprenditoriali ed esercizi promossi da bengalesi, nell’insieme ormai ben dentro le relazioni sociali ed economiche locali.

È a questo punto del percorso di radicamento, dell’insieme delle comunità immigrate non solo bengalesi, che il bisogno di luoghi di culto adeguati si pone in termini nuovi. Infatti, da alcuni anni a Venezia se ne parla.

Lo scorso 26 marzo, in consiglio comunale, l’allora sindaco Luigi Brugnaro riferì di aver messo in contatto chi, nella comunità bengalese, lavorava a un progetto di moschea con i proprietari di un terreno degradato. Disse, Brugnaro, che lì si poteva fare una moschea di non troppo impatto iconico e di volume. Lo ascoltarono, ridussero i volumi, tolsero minareto e cupola, previdero parcheggi, stabilirono che i sermoni sarebbero stati tradotti in più lingue, in primis in italiano, e garantirono la massima trasparenza sulle attività e sui finanziamenti.

In campagna elettorale, la questione scoppiò dapprima dentro la destra. Il più noto dei promotori della moschea, bengalese, è nel direttivo cittadino di Fratelli d’Italia. Forza nuova calò in città «contro la moschea della destra», idem la solita leghista Anna Maria Cisint.

Pusillanimi, i dirigenti della destra rinnegarono gli impegni di Brugnaro e, anzi, cavalcarono una becera campagna contro tutta la comunità bengalese. Ora il nuovo sindaco, Simone Venturini, ha gelato le attese dicendo che non ci sono le condizioni per dare il via libera (con il necessario cambio di destinazione urbanistica) perché, sostiene, i bengalesi (il sindaco assimila musulmani e bengalesi) non smaltiscono abbastanza bene i rifiuti, faticano a scuola, non parlano bene l’italiano, le donne portano il velo.

Invece che investire esattamente su queste cose, aumentando i servizi e l’informazione, si usano, aggravandoli, i normali problemi di una società complessa per negare un diritto garantito dalla Costituzione o praticato in forme semiclandestine.

Le quali, come ha di recente ricordato Alessandro Ferrari sulla rivista della Fondazione Oasis, fondata e diretta dal cardinale Angelo Scola, già patriarca di Venezia, sono «spesso la conseguenza diretta dell’impossibilità di ottenere spazi in cui pregare in maniera trasparente e legale, perché i permessi non vengono dati. In realtà, non si dovrebbe nemmeno parlare di ‘permessi’, perché la possibilità di disporre di un luogo di culto è un diritto che la Costituzione garantisce a tutti».

Molto interessante è, oggi, la risposta di parte della comunità bengalese: contro questa discriminazione, si propone di chiamare allo sciopero dei fedeli che lavorano in Fincantieri e nelle altre industrie e negli esercizi commerciali e nel turismo.

Se partecipassero in tanti si bloccherebbe buona parte delle attività. Ancor più interessante sarebbe se partecipassero anche gli altri lavoratori, italiani compresi, con i sindacati tutti. Non solo per solidarietà, ma, assumendo gli stessi punti critici individuati dal sindaco Venturini ma considerandoli irrisolti anche per responsabilità diretta del Comune (servizi sociali, educativi, informativi carenti), definendo così una vertenza incentrata su diritti costituzionali e servizi sociali, sperimentando una possibile nuova unità di tutti e tutte coloro che subiscono queste politiche ottuse e arroganti.
Sarebbe una memorabile giornata di lotta e civiltà.

share