14/05/2026
da Remocontro
L’Unione europea aveva il gas russo in abbondanza e a basso prezzo. Poi, a causa dell’invasione dell’Ucraina proclama la ‘ferrea determinazione a rinunciare all’energia russa’, scavando di fatto la fossa all’industria europea, denuncia qualcuno. Mentre l l’Unione che moltiplica le sanzioni a Mosca aumenta di nascosto l’importazionie di gas naturale liquefatto russo. Ed ecco che la nota fiaba citata da Analisi Difesa ci propone un Cappuccetto Rosso che il Lupo se lo cerca.
Ursula anti Merkel sul fronte baltico anti russo
«La seconda Commissione von der Leyen, promette e decreta da anni il pieno affrancamento dalla dipendenza dal gas russo, che dovrebbe essere totale entro la fine del 2027». Bugia politica, con 91 spedizioni e via nave in Europa dal terminale russo di Yamal, mare di Kara, Artico russo, tra gennaio e aprile. +17,2% rispetto allo stesso periodo del 2025, passando da 5,71 milioni di tonnellate a 6,69 milioni di tonnellate. Bruxelles, in evidente imbarazzo, ammette un ‘leggero aumento’. E a conti fatti scopri che la Ue ha imposto lo stop al gas russo via gasdotto, in quantità enormi e a prezzo concordato, per incrementare l’importazione di GNL, trasportato via nave, scaricato nei porti, rigassificato e più costoso del gas via tubo e il cui approvvigionamento è molto più problematico e soggetto a oscillazioni di mercato dei prezzi e condizioni geopolitiche, tipo blocco dello stretto di Hormuz. Astuzia doppia, con Donald Trump l’accordo in conto Ue a comprare 750 miliardi di dollari di costosissima energia made in USA in tre anni.
Fobia anti russa
Questione democrazia sul fronte ucraino, tra il dire e il fare. Oggi la Russia è il secondo fornitore di GNL ai paesi dell’Unione con una quota del 17 per cento. Costosa scelta di principio? ©l gas che andiamo ad acquistare a prezzi di mercato in nazioni sinceramente democratiche e rispettose dei diritti umani, politici, gender (mica come la Russia di Putin) quali Azerbaigian, Algeria, Congo…». Risultato di fatto: l’incremento dei costi per luce, gas, carburanti e beni alimentari verso una maggiore spesa per una famiglia media intorno ai mille euro nel 2026, con punte fino a 1.200-1.300 euro per nuclei con figli e maggiore intensità di consumi energetici. «Quasi 29 miliardi di euro il conto che famiglie e imprese italiane dovranno sostenere quest’anno per far fronte ai rincari di luce, gas e carburanti, dopo lo choc energetico legato alla crisi mediorientale».
Flop Europa sul fronte energetico
Fronte energetico da incubo, unito al fallimento della politica industriale e ambientale, della politica estera e dei programmi di riarmo ormai palesemente insostenibili, per qualsiasi analista onesto. Con l’attuale Commissione già alle prese con le conseguenze dell’attacco all’Iran di Stati Uniti e Israele. L’emergenza imporrebbe massimo pragmatismo e non ideologie da guerra fredda. Ci credete? Ed ecco la favola di Cappuccetto e il Lupo in versione aggiornata, con gli Stati Uniti ormai incontestabilmente contro gli interessi dell’Europa i cui vertici attuali alla vigilia di elezioni nazionali a perdere si ostinano ad affidarsi all’alleanza con Washington che non esiste più. E nonostante Trump ostenti disprezzo e minacce nei confronti degli europei che non obbediscono immediatamente alle sue disposizioni o osino criticare le sue discutibili e spesso confuse iniziative politiche, diplomatiche e militari.
America Lupo e Ue Cappuccetto Rosso
Ma non è da oggi che Stati Uniti colpiscono duro gli interessi dell’Europa: «dal sostegno alle primavere arabe alla guerra alla Libia, all’insurrezione in Siria fino al golpe del Maidan del 2014 a Kiev in cui gli USA investirono 5 miliardi di dollari (lo disse al Congresso il sottosegretario Victoria Nuland)». Le diplomazie lo sanno, ma i governi fanno finta di non sapere perché non sapendo come poter reagire. «Eppure, nonostante questi esempi e i numerosi altri che si potrebbero elencare, in quasi tutta Europa ci si preoccupa paradossalmente di difendere la storica intesa strategica con gli Stati Uniti. La pavida Europa novella Cappuccetto Rosso, si ostina a voler vedere la nonna (o il “paparino” per dirla con il segretario generale della Nato Mark Rutte) anche quando il lupo ha smesso di nascondersi dentro i suoi abiti e si palesa apertamente per quello che è», denuncia il severo Giandomenico Gaiani.
Mosca Europa rispetto alla Russia asiatica
La riapertura delle relazioni con il Cremlino è vista da molti un orizzonte necessario non solo per chiudere il conflitto ma soprattutto per ristabilire una cornice di sicurezza con Mosca che consenta di riprendere le forniture di energia russa, unica speranza per salvare l’economia europea. Putin, nella conferenza stampa dopo la parata sulla Piazza Rossa, ha affermato che la guerra in Ucraina «si avvia alla conclusione». Un’Europa debole ed economicamente in ginocchio non può aiutare l’Ucraina sull’orlo del tracollo. Non a caso dall’inizio del conflitto nel Golfo le offensive russe sono proseguite in modo blando. Accenni di dialogo. «Quali frutti daranno queste aperture al dialogo lo vedremo presto ma appare evidente che l’improvvisa esigenza degli europei di negoziare con Mosca è una conseguenza diretta della crescente consapevolezza che gli Stati Uniti non sono più nostri alleati».
- La riapertura delle relazioni con il Cremlino è vista da molti, in modo esplicito o meno, un orizzonte necessario non solo per chiudere il conflitto ma soprattutto per ristabilire una cornice di sicurezza con Mosca che consenta di riprendere le forniture di energia russa, unica speranza per salvare l’economia europea.

