29/05/2026
da Il Fatto Quotidiano
Fabio Panetta, nelle sue considerazioni finali sul 2025, ha analizzato le prospettive future richiamando anche le recenti analisi di scenario contenute nelle "staff projections" della Bce
“Negli scenari più sfavorevoli, un prolungamento del conflitto e ulteriori danni alle infrastrutture energetiche del Golfo potrebbero sottrarre complessivamente un punto percentuale alla crescita nel biennio 2026-27. L’inflazione potrebbe raggiungere un picco superiore al 6% e, se non contrastata, rimanere a lungo al di sopra dell’obiettivo, via via che lo shock energetico si trasmette a un numero crescente di settori”. È l’allarme lanciato dal governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nelle sue considerazioni finali sul 2025 che richiamano le previsioni macroeconomiche della Banca Centrale Europea. Secondo la quale, nello scenario di base in cui lo shock energetico verrebbe rapidamente riassorbito, la crescita dell’area euro nel 2026 sarebbe ridimensionata allo 0,9%, per poi risalire all’1,5 nel biennio seguente. L’inflazione aumenterebbe al 2,6 per cento e tornerebbe successivamente all’obiettivo.
La situazione economica dell’area euro, con lo shock energetico che “sta già spingendo al rialzo la dinamica dei prezzi al consumo”, potrebbe richiedere “una ricalibrazione dell’orientamento della politica monetaria, per contrastare il rischio di tensioni inflazionistiche persistenti”. La Bce “deciderà a giugno” sui tassi d’interesse e “resta essenziale non vincolarsi a un percorso predeterminato”. Tuttavia “le imprese hanno già iniziato a prospettare aumenti dei listini e sono in rialzo le aspettative di inflazione dei consumatori, soprattutto nel breve termine”. Secondo Panetta, però, “una spirale tra prezzi e salari va prevenuta: una volta avviata, sarebbe dannosa e costosa da eliminare”.
Indebolite le già fragili prospettive italiane
In questo contesto Ue, lo slancio che l’economia italiana ha mostrato dal 2019 una “significativa capacità di tenuta”, “si è attenuato” fra deterioramento del quadro geopolitico, dazi statunitensi e difficoltà dell’economia tedesca. Poi la guerra nel Golfo Persico “ha indebolito le prospettive già fragili” e “l’attività economica rimarrà debole nei prossimi mesi; negli scenari più sfavorevoli, potrebbe ristagnare o contrarsi”. “Senza un deciso aumento della produttività, l’economia italiana potrebbe restare ancorata a tassi di crescita strutturalmente modesti”, avverte quindi il governatore che chiede di orientare le potenzialità del Paese “verso crescita, redditi e prosperità negli anni a venire” e di “ridurre stabilmente il peso del debito pubblico”, per liberare risorse su spesa sociale e sviluppo: “misure mirate e temporanee di sostegno a famiglie e imprese possono essere necessarie nelle fasi critiche per attenuare l’impatto dei rincari”. Ma “vanno affiancate da interventi strutturali volti ad affrontare la vulnerabilità energetica”. Il governatore ha nominato anche l’energia nucleare: “Le nuove tecnologie in via di sviluppo meritano un’attenta valutazione; va in questa direzione – ha detto – anche l’esame del disegno di legge delega in corso in Parlamento”.
“Evitare che la ricerca di protezione si trasformi in isolamento”
Oggi l’ordine mondiale nato dopo la Seconda Guerra Mondiale vive una “crisi profonda. Gli squilibri macroeconomici persistenti, la distribuzione diseguale dei benefici della globalizzazione, il ritorno del protezionismo, l’uso strategico delle risorse economiche, finanziarie e tecnologiche ne hanno indebolito le fondamenta”, ma “la risposta non può essere la chiusura”, esorta il governatore. “Riaffermare il valore della cooperazione non significa ignorare le fragilità dell’assetto precedente né rinunciare alla sicurezza economica e all’autonomia strategica. Significa – sostiene il banchiere centrale – evitare che la ricerca di protezione si trasformi in isolamento; che l’interdipendenza, anziché motore di progresso, diventi fonte di divisione; che la frammentazione finisca per indebolire proprio ciò che si vorrebbe difendere: lavoro, sviluppo, benessere”.
“Una vera integrazione finanziaria richiede un titolo sovrano europeo”
In questo mondo instabile, “l’Europa deve trovare in una maggiore unità la condizione della propria forza. Dispone di risparmio, capacità produttiva, competenze scientifiche, istituzioni e valori che restano un punto di riferimento nel mondo. Ha finalmente iniziato a reagire, definendo con chiarezza obiettivi e priorità. Deve ora mostrare rapidità di azione, trasformando quegli obiettivi e quelle priorità in decisioni, investimenti e risultati”. A tal proposito l’Unione del risparmio e degli investimenti portata avanti dall’Europa è importante per canalizzare il “risparmio abbondante”, ma “frammentato a livello nazionale” e che quindi va altrove, ma “una vera integrazione finanziaria richiede un titolo sovrano europeo“, cioè uno “strumento liquido e sicuro”.

