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Sembra un film: Trump balla coi lupi (Repubblicani)

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Politica estera

28/05/2026

da Remocontro

Piero Orteca

Il Presidente degli Stati Uniti vive una fase politica molto critica. In America lo attaccano da tutte le parti, per le sue controverse decisioni, che causano un malcontento generalizzato. Mezzo Partito Repubblicano è in rivolta e i Democratici già pregustano il ribaltone al Congresso, grazie alle elezioni di Mid term. L’ultima “perla” è quella di voler spendere un miliardo di dollari per un Salone delle feste alla Casa Bianca.

Viale del tramonto?

Non sembri azzardato il titoletto di questo paragrafo, dedicato, con un’altra evidente forzatura hollywoodiana, a un Donald Trump ormai mentalmente alla deriva. Noi europei, siamo concentrati solo sugli effetti collaterali (devastanti) delle sue mosse in politica estera e nel campo delle relazioni commerciali. Ma i suoi compatrioti, invece, devono assistere tutti i giorni a un progressivo scivolamento del loro sistema-paese in un limbo di cronica instabilità istituzionale. Le prime pagine dei giornali Usa sono bollettini di guerra, che riflettono l’immagine di un’America litigiosa, insicura, zigzagante, quasi improvvisata, con una Presidenza che è esattamente lo specchio di questi difetti, che si stanno cronicizzando. Trump non affronta i grandi problemi della nazione. Semplicemente, ne crea altri. Soprattutto, sembra che, in questo momento, il Presidente viva in piena “dissonanza cognitiva”: si è creato una bolla e non guarda più i sondaggi. Non c’è altra spiegazione, perché continua ad accumulare scelte sbagliate, che lo fanno ulteriormente sprofondare nella considerazione dell’elettorato. Lui è il capitano Jones del Titanic, che vuole affondare con la sua nave? Benissimo. Ma il suo equipaggio non ci sta e comincia a rumoreggiare, andando all’assalto delle scialuppe di salvataggio.

Un suicidio politico studiato

Nonostante queste premesse, la filosofia trumpiana non cambia di una virgola e lui, quasi d’impeto, è pronto a seguire un modello quasi biblico di confronto con gli avversari: muoia Sansone con tutti i filistei. Non c’è da scialare, proprio per nessuno (europei compresi), perché nella sua iraconda reazione da “cupio dissolvi”, il Presidente è pronto a trascinare, nell’abisso delle sue scelte, chiunque gli venga a tiro. Senza fare troppe distinzioni tra amici e nemici. Così, ieri si è data la zappa sui piedi, uscendo allo scoperto su un argomento che avrebbe fatto meglio a non toccare. Per la serie “excusatio non petita”, Trump ha dichiarato che non si farà ricattare dagli iraniani, perché non gli interessa perdere le elezioni di Medio Termine. Roba da neurodeliri, insomma. Il Wall Street Journal (che con la notizia apre la prima pagina) così riassume la strampalata e masochistica presa di posizione: “Il Presidente Trump ha affermato che l’Iran si sbagliava se pensava che avrebbe ammorbidito la sua posizione, per evitare uno stallo prolungato con Teheran. Pensavano di potermi superare in pazienza – ha detto – facendomi perdere le elezioni di Metà mandato. Ma a me non interessano le elezioni di Metà mandato”.

Nessuna percezione della realtà

La sparata di Trump forse è anche legata alla crescente opposizione nei suoi confronti, che si sta organizzando dentro il Partito Repubblicano. Perché se a lui non interessa perdere le Mid Term, per il resto dei Repubblicani, invece, può diventare una questione di vita o di morte. La conduzione della guerra all’Iran, in particolare, non piace a molti suoi colleghi del Congresso, che cominciano a contestare apertamente la mancanza di una reale strategia di “way out”. E che, in aggiunta, temono un altro accordo “al ribasso” con gli ayatollah. Tra i Repubblicani, poi, sono scoppiate furiose polemiche (vi risparmiamo quello che dicono i Democratici) a proposito di un progetto a cui Trump tiene molto: la nuova Sala da ballo della Casa Bianca. “Alcuni parlamentari Repubblicani – scrive il Wall Street Journal – temono che la richiesta appaia inopportuna nel contesto del conflitto con l’Iran, che ha fatto salire il prezzo medio della benzina oltre i 4,50 dollari al gallone in tutto il Paese”. “Conosco i miei elettori – ha dichiarato il deputato repubblicano Brian Fitzpatrick – e sono sicuro che anche gli elettori di molti altri rappresentanti non vogliano che i soldi dei contribuenti finiscano in una sala da ballo”. Trump si difende dicendo che parte del finanziamento sarà erogato da donatori privati e che l’appalto è necessario “per rendere più sicura la Casa Bianca. I problemi per il Presidente, però, sono incontrovertibili e arrivano, come una radiografia, dalla media ponderata dei sondaggi, fatta quotidianamente da RealClearPolitics. L’approvazione del lavoro di Trump, il cosiddetto “job approval”, è ormai stabilmente sotto il 40%.

E l’economia traballa

Ma il Partito Repubblicano è sotto shock soprattutto per le rilevazioni riguardanti il giudizio sulla lotta all’inflazione: con meno del 29% di approvazione, la sconfitta alle elezioni di Mid Term è pressoché certificata. Questa è la verità, cioè la gran parte del GOP (Grand Old Party) dà il Congresso già per perso. Anche perché in altri settori, come per esempio la politica estera e l’impegno nel Golfo Persico, il sostegno popolare si riduce progressivamente (oscilla tra il 35 e il 40%). Ma i dati che fanno paura sono i quasi 40 trilioni di dollari di debito pubblico e i mille miliardi all’anno di interessi passivi che lo Stato federale deve sborsare. Tutto questo dissesto finanziario rischia di aggravarsi, perché il debito cresce troppo velocemente, spinto da tassi di interesse alti, a loro volta, come in un effetto domino, “forzati” da un’inflazione vicina al 4%. Trump può dire tutto quello che vuole, ma se non chiude subito la guerra con l’Iran e riapre Hormuz, i prezzi dell’energia strangoleranno qualsiasi timido tentativo di ripresa economica planetaria. E lui sarà abbandonato anche da quegli irriducibili che ancora gli credono.

  • Intanto tra i Repubblicani del Texas è rivolta. Ha vinto le primarie per il seggio di senatore un trumpiano di ferro assai chiacchierato, il Procuratore generale Ken Paxton. È stato imposto dal Presidente, con le sue solite maniere spicce, al posto dell’uscente John Cornyn. Questa volta, però, i Democratici hanno un candidato che potrebbe fare la storia, come John Talarico, che così sconfiggerebbe l’ala “Maga” più estremista nel profondo Sud. Grazie a Trump.
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