ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

Sfruttamento e caporalato, Glovo commissariata

Sfruttamento e caporalato, Glovo commissariata

Lavoro

09/02/2026

da Il Manifesto

Luciana Cimino

Ladri e biciclette Il pm Storari: «Salari sotto la soglia di povertà». La società deve regolarizzare 40mila addetti

Glovo, marchio spagnolo di consegne a domicilio, avrebbe messo in piedi un sistema di sfruttamento approfittando delle condizioni di bisogno dei migranti in cerca di lavoro. Sono le conclusioni a cui è giunta la procura di Milano, a seguito dell’inchiesta condotta dal pm Paolo Storari sulla scorta di quelle contro il caporalato nelle filiere produttive dell’alta moda.

I RIDER, ASCOLTATI per mesi dagli inquirenti, hanno fornito testimonianze univoche sul sistema di caporalato causato da un algoritmo che collega la retribuzione alla performance. Lo stesso algoritmo, peraltro, permette anche di controllare i lavoratori: «Se fai ritardo o ti fermi ti contattano per chiedere spiegazioni», ha dichiarato un fattorino alla procura. Il risultato è che, nonostante sulla carta i riders impiegati da Glovo risultino lavoratori autonomi con partita Iva in regime forfettario, in realtà sarebbero in tutto e per tutto lavoratori subordinati.

«L’etero-organizzazione algoritmica della prestazione lavorativa è compatibile con l’applicazione della disciplina del lavoro subordinato», si legge nel decreto di controllo giudiziario in via d’urgenza disposto dai magistrati. Per di più con stipendi da fame: le remunerazioni, tra 700 e 1.100 euro lordi per 12 ore di lavoro (2,50 euro a consegna), 7 giorni su 7, in qualsiasi condizione meteorologica, risultano molto inferiori al contratto nazionale di riferimento. E anche sotto la soglia delle povertà. Quindi per Storari, che cita nel provvedimento le sei sentenze con cui la Cassazione è intervenuta per precisare il concetto di «salario minimo costituzionale», si tratta di condizioni contrarie a un’esistenza «libera e dignitosa» come sancita dall’art 36 della Costituzione

PER QUESTO LA PROCURA ha messo sotto amministrazione giudiziaria Foodinho srl, la società italiana che gestisce il servizio di consegne a domicilio di Glovo. L’amministratore giudiziario Andrea Adriano Romanò affiancherà il management della società per correggere le storture e regolarizzare i 40 mila lavoratori impiegati in Italia da Foodinho srl, di cui 2mila a Milano, dove ha sede la società. Indagato come persona fisica l’amministratore unico spagnolo Oscar Pierre Miquel per sfruttamento del lavoro. Secondo la procura l’ad avrebbe gestito l’azienda, un colosso delle consegne a domicilio che fattura 255 milioni di euro, con «una politica di impresa che rinnega esplicitamente le esigenze di rispetto della legalità».

LE PESANTI CONDIZIONI di sfruttamento denunciate dai ciclofattorini risultavano quindi dovute a «situazioni deliberatamente ricercate e attuate» attraverso un «modello organizzativo» tutto incentrato sull’app. «Non esiste alcun contatto umano» in Glovo, si legge nei 41 verbali dei rider (quasi tutti provenienti da Pakistan, Bangladesh, Nigeria) raccolti dai carabinieri del Nucleo ispettorato lavoro di Milano. Tutto il ciclo è regolato da un software che assegna l’incarico, traccia la sua esecuzione, «governa l’allocazione del lavoro e incide sulla continuità delle occasioni di guadagno tramite parametri di performance (accettazione, puntualità, disponibilità)», ha spiegato la procura.

UN SISTEMA COERCITIVO basato sulle condizioni di bisogno di chi accettava l’impiego. La mancanza di permesso di soggiorno, il caro affitti che consuma gran parte dello stipendio, la necessità di sostenere altri membri della famiglia (anziani o figli), sono condizioni ricorrenti nelle testimonianze rese alla procura. «Mia moglie non ha i documenti e non ci viene dato l’assegno unico per nostra figlia, sono costretto a lavorare 12/13 ore al giorno», ha detto Julius A. «Sto cercando un lavoro con condizioni migliori ma al momento sono costretto a lavorare come rider pur di sopravvivere – ha fatto mettere a verbale Emmanuel I.O. – Non mi piace come veniamo trattati: non siamo pagati se siamo malati, per loro siamo numeri. Abbiamo fatto anche sciopero ma nulla è cambiato». Alcuni tentano di registrarsi anche su altre app simili per arrotondare ma invano: «Non riesco a fare molte consegne perché la giornata è fatta di 24 ore, è fisicamente impossibile», ha raccontato Isaihah E.

LA FOODINHO era già stata multata in Spagna nel 2022 per 79 milioni proprio perché non aveva contrattualizzato i suoi lavoratori in base alle legge iberica. Nel 2024 è stato il Garante per la privacy italiano a infliggere al colosso del delivery una supermulta da 5 milioni di euro a seguito della morte di Sebastian Galassi, un rider di 26 anni deceduto in un incidente stradale mentre svolgeva il suo lavoro. Al telefono del fattorino era stato inviato un messaggio automatico che gli annunciava la sospensione del suo account, e quindi il licenziamento, proprio per non aver portato a termine la consegna.

share