20/02/2026
da La Notizia
I sindacati di Polizia denunciano squilibri e 11mila agenti mancanti: “Risorse solo ai carabinieri, pronti allo stato di agitazione”
La rottura è scritta nero su bianco in una lettera indirizzata a Giorgia Meloni il 19 febbraio 2026. A firmarla sono Pietro Colapietro per il Silp Cgil, Stefano Paoloni per il Sap, Domenico Pianese per il Coisp e Valter Mazzetti per la Fsp, organizzazioni che rappresentano oltre il 60% dei poliziotti italiani. Il bersaglio è il piano annunciato dal ministro della Difesa Guido Crosetto: 12mila carabinieri ausiliari come pilastro della “strategia sicurezza 2026”.
Le sigle parlano di scelta “profondamente squilibrata” e di rischio di alterare “gli equilibri dell’intero comparto Sicurezza e Difesa”. La contestazione riguarda il metodo e la sostanza: concentrare risorse su una sola componente a ordinamento militare mentre la Polizia di Stato registra una carenza strutturale di circa 11mila unità.
I numeri ufficiali del Dipartimento della pubblica sicurezza fotografano uno scarto netto tra organico teorico e forza effettiva: 109.271 unità previste contro 97.931 in servizio, con un deficit di 11.340 operatori, superiore al 10%. Nei ruoli operativi la carenza sfiora l’11%, nei ruoli sanitari raggiunge il 35%. Il piano governativo prevede un massiccio innesto nell’Arma, mentre il vuoto nella Polizia civile resta aperto.
Il richiamo alla legge 121
Nella nota unitaria i sindacati richiamano la legge 121 del 1981, che ha fissato l’equilibrio tra forze di polizia, la centralità dell’autorità civile di pubblica sicurezza e la distinzione delle competenze. L’introduzione esclusiva del carabiniere ausiliario, senza misure analoghe per le altre forze, viene descritta come uno spostamento dell’asse verso un modello a marcata impronta militare.
L’obiezione non riguarda l’esigenza di rafforzare il presidio sul territorio. Le sigle rivendicano di essere “i primi a chiedere più uomini”, ma contestano la concentrazione su una sola forza e l’assenza di un piano altrettanto incisivo per colmare le carenze della Polizia di Stato.
Sul piano territoriale le segreterie provinciali parlano di reparti “ridotti al collasso”. In Molise, per la Polizia stradale di Campobasso sono previsti un ispettore e un agente, a fronte di annunci di potenziamento. I dati operativi di diverse questure mostrano carichi di lavoro sostenuti con organici ridotti, tra straordinari e turnazioni al limite.
Contratti e potere d’acquisto
Alla questione degli organici si affianca quella economica. Colapietro parla di “profonda penalizzazione” dei lavoratori in divisa. Nel triennio 2022-2024 l’inflazione cumulata ha superato il 17%, a fronte di incrementi contrattuali pari al 5,78%, con una perdita stimata di oltre 300 euro netti mensili.
Le sigle ricordano inoltre la proposta governativa di aumento dell’età pensionabile e i tagli a formazione, mezzi e personale. In un corpo in cui oltre il 56% degli operatori ha più di 45 anni, il tema anagrafico si intreccia con quello del turnover: le proiezioni ministeriali stimano circa 4mila pensionamenti l’anno nel triennio 2025-2027.
Lo stato di agitazione
La lettera si chiude con un ultimatum politico. Le organizzazioni chiedono l’apertura immediata di un confronto strutturato e una ripartizione equa delle risorse tra tutte le forze di polizia. In assenza di riscontri, annunciano la proclamazione dello stato di agitazione nazionale.
La vertenza supera la dimensione sindacale. Sul tavolo c’è l’assetto complessivo del modello di sicurezza delineato quarantacinque anni fa. Da una parte il governo rivendica un rafforzamento del controllo del territorio attraverso un piano centrato sull’Arma. Dall’altra le sigle elencano numeri scoperti e salari erosi. La trattativa, se partirà, dovrà misurarsi con questi dati.

