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Soldati israeliani in vacanza in Sardegna: lo Stato tace, la polizia li scorta. Ma la Regione aveva già detto basta

Soldati israeliani in vacanza in Sardegna: lo Stato tace, la polizia li scorta. Ma la Regione aveva già detto basta

Politica italiana

05/06/2026

da Lanotizia

Giulio Cavalli

Riservisti israeliani in vacanza blindata in Sardegna dopo Gaza. La polizia li protegge, la Regione aveva votato per lo stop

Il 28 maggio 2026, all’aeroporto di Cagliari-Elmas, sono atterrati quattro voli della compagnia El Al partiti da Tel Aviv. Ad accoglierli, riferiscono i media locali, unità cinofile, artificieri, agenti in borghese e poliziotti armati. I passeggeri sono saliti su pullman e hanno raggiunto il Forte Hotel Village di Santa Margherita di Pula, in Sardegna, resort a cinque stelle una trentina di chilometri a sud di Cagliari, dove la direzione aveva già preparato il cordone di sicurezza. Un centinaio di famiglie. Per i gruppi sardi che si battono per la Palestina, riservisti dell’esercito israeliano in villeggiatura dopo i mesi a Gaza.

La questura di Cagliari ha disposto percorsi protetti, giubbotti antiproiettile, artificieri. L’addetta stampa, interpellata dal Fatto Quotidiano, ha parlato di “un dispositivo di sicurezza normale quando si attendono voli sensibili”, e ha aggiunto che, per quanto risulta, si tratta di “turisti con le loro famiglie”. Il 1° giugno la scena si è ripetuta ad Alghero, allo scalo Riviera del Corallo: oltre cento cittadini israeliani, tre bus, gli agenti della Digos a fare da scorta. Nei giorni successivi, denunciano gli attivisti, gli arrivi sono proseguiti al ritmo di due o tre voli a settimana. Un arrivo che, denunciano i comitati, sarebbe stato tenuto riservato persino agli operatori aeroportuali.

La versione del Viminale, già sentita

Lo stesso copione era andato in scena nel settembre 2025, a Santa Teresa Gallura, dove un centinaio di soldati israeliani aveva soggiornato al Mangia’s di Baia Santa Reparata sotto scorta della Digos. Allora il caso arrivò alla Camera. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, al question time del 10 settembre, parlò di prevenzione dell’antisemitismo e di “obiettivi sensibili” da tutelare come migliaia di altri, e negò qualsiasi accordo con l’esercito israeliano. Su chi organizzi questi soggiorni, e con quali interlocuzioni tra Roma e Tel Aviv, oggi si sa esattamente quanto si sapeva allora: niente.

E intanto la macchina riparte ogni estate. Lo Stato che dichiara di non avere intese mette comunque cinofili e artificieri a presidiare l’arrivo di chi, dice, sarebbe un turista qualunque. A gennaio la stessa governatrice della Sardegna, Alessandra Todde aveva ammesso che la Regione non ha strumenti per verificare né per intervenire, e aveva chiesto chiarezza a Palazzo Chigi. Il coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle in Sardegna, Alessandro Solinas, ha rilanciato le domande rimaste appese: “Chi organizza questi soggiorni? Esistono interlocuzioni tra autorità italiane e israeliane? Chi informa prefetture e forze dell’ordine?”. Nessuna risposta, per ora.

Una Regione che aveva già deciso

La cornice rende il caso ancora più stridente: il 16 luglio 2025 il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato la mozione numero 51, che impegna la giunta di Alessandra Todde a sospendere ogni rapporto istituzionale, economico e di cooperazione con Israele fino al termine delle violazioni del diritto internazionale. Un anno dopo, la stessa isola apre alberghi e scali, sotto protezione pubblica, a chi quelle violazioni le porta cucite sulla divisa. Il consigliere Valdo Di Nolfo (Uniti per Todde) lo ha detto senza troppi giri di parole: “La Sardegna deve ribadire la propria vocazione di pace e rispedire indietro questo carico pesante”.

Restano i numeri, e quelli nessun dispositivo di sicurezza li copre. Secondo il ministero della Salute di Gaza, al 16 febbraio 2026 i palestinesi uccisi erano almeno 72.063; lo stesso esercito israeliano, a gennaio, ha ammesso una cifra intorno ai 71.000. Uno studio del Lancet Global Health stima 75.200 morti violente già al gennaio 2025. Il cessate il fuoco dichiarato il 10 ottobre 2025 non ha fermato i morti: l’Ohchr ne conta almeno 200 dal solo 28 febbraio. È il conto che i riservisti in licenza si lasciano alle spalle quando salgono sull’aereo per il mare di Pula. Gli attivisti tornano in presidio sabato 6 giugno. Il governo, dice, non c’entra.

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