30/07/2026
da Il manifesto
Repressione Ecco il riconoscimento facciale «a strascico». La polizia potrà usare i dati biometrici per identificare chi va in piazza anche nei giorni prima di una manifestazione
Uno-due. Il decreto legislativo recepisce il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale e lo rende una questione di polizia accelera e, con ogni probabilità, già oggi verrà licenziato. Nel frattempo Fratelli d’Italia presenta la sua proposta di legge per far sì che chi scende in piazza a manifestare possa essere accusato di associazione a delinquere.
Il primo caso è il più clamoroso, perché è destinato a finire in Gazzetta ufficiale prestissimo. Direttamente da palazzo Chigi, su impulso del sottosegretario Alfredo Mantovano, è discesa l’indicazione alle commissioni affari costituzionali, giustizia e affari europei di Camera e Senato di dare nel minor tempo possibile il proprio parere allo schema di decreto legislativo che dovrebbe armonizzare le leggi italiane alle disposizioni europee «sull’intelligenza artificiale, in materia di utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale per l’attività di polizia e di responsabilità penale e civile». I punti caldi sono due: gli articoli 8 e 10. Uno parla dell’identificazione facciale «in tempo reale», l’altro la consente addirittura «a posteriori».
L’ARTICOLO 8 dice che «in casi di urgenza» (minacce di terrorismo, persone scomparse) la polizia può utilizzare i dati biometrici raccolti con l’Ai integrati con i sistemi di videosorveglianza presenti nelle città attraverso una semplice «comunicazione, anche orale» al pubblico ministero, senza cioè dover passare per l’autorizzazione di un giudice. L’articolo 10 è pure peggio: per «il contrasto dei reati» sarà infatti possibile effettuare una raccolta preventiva della durata di sette giorni dei dati biometrici di tutte le persone che accedono a un dato luogo. In sostanza, se in una strada o in una piazza è prevista una manifestazione, si potranno registrare ad esempio i tratti del viso e l’iride di chiunque passi di lì durante la settimana precedente. Tutto materiale che poi, eventualmente, sarà a disposizione dell’autorità giudiziaria.
«SIAMO al grande fratello d’Italia», dice al manifesto il senatore del Pd Filippo Sensi, che, oltre ad aver trovato la battuta giusta, ieri mattina in commissione affari europei di Palazzo Madama per primo si è accorto dell’enormità della faccenda e, con i colleghi dell’opposizione, ha vanamente cercato di opporsi al colpo di mano della maggioranza.
Ma nessuna discussione è stata concessa: il testo è blindato, le possibilità di rivederlo sono pressoché nulle e anche la controfirma del presidente della Repubblica sarà un atto sostanzialmente formale, avendo lui già concesso la delega al governo. Al limite, potrà prima o poi intervenire la Corte costituzionale, ma siamo nel campo delle ipotesi senza data di scadenza.
«Di tutto l’Ai Act europeo, che è un provvedimento enorme, qui si è deciso di occuparsi solo della parte che riguarda la polizia – prosegue Sensi -. Vogliono raccogliere dati a strascico e poi verificare se c’è o no un reato. È una forma di sorveglianza indiscriminata, peraltro in aperto contrasto con lo stesso regolamento europeo».
Se qui siamo dalle parti dei peggiori incubi degli scrittori di fantascienza, con la proposta di Fratelli d’Italia sull’allargamento delle maglie dell’associazione a delinquere per includere chiunque partecipi a una protesta, invece, si realizzano i sogni più proibiti di ogni inquisitore.
LA NUOVA NORMA riguarderebbe chiunque «partecipa ad un gruppo composto da tre o più persone che, pur privo dei requisiti di stabilità e di struttura gerarchica, si costituisce o si coordina, anche mediante strumenti di comunicazione elettronica o in occasione di manifestazioni pubbliche» per commettere una serie di reati: resistenza a pubblico ufficiale, devastazione e saccheggio, attentati a impianti di pubblica utilità, lesioni personali, danneggiamento. Le tipiche accuse che vengono contestate quando le manifestazioni finiscono a tafferugli. Fatti ora equiparati a quelli di mafia e terrorismo, dalla cui legislazione deriva anche l’idea di confiscare i beni usati per commettere il reato.
La misura, spiegano da FdI, è stata studiata al volo dopo gli scontri avvenuti a Bologna e in Val di Susa la settimana scorsa per tutelare sia «i lavori democraticamente approvati» sia i rappresentanti delle forze dell’ordine (120 i feriti, secondo la questura di Torino).
«TOLLERANZA zero» è l’espressione – un po’ abusata – con cui il primo gruppo parlamentare ha annunciato la sua iniziativa, ieri pomeriggio alla Camera. La cosa divertente della conferenza stampa è stata che tutti gli intervenuti, dal capogruppo Galeazzo Bignami in giù, hanno candidamente ammesso che di questa legge non ce ne sarebbe alcun bisogno se i soliti giudici non avessero in più circostanze bocciato i teoremi delle procure che già ipotizzavano l’associazione a delinquere per i fatti di piazza. Molte indagini sono in effetti cominciate così (l’ultima famosa è quella sul centro sociale Askatasuna di Torino: l’accusa è caduta in primo grado, il giudizio d’appello è in corso), ma poi non è mai stata emessa una sentenza di condanna per associazione a delinquere nei confronti chi si è scontrato con la polizia, ha sfondato una vetrina o danneggiato qualche arredo urbano. Se questa proposta diventerà infine legge dello stato, potrà invece succedere e nascerà ufficialmente il concetto di «eversione di piazza», antico pallino dei sindacati di polizia più reazionari e di qualche procura particolarmente attiva sul fronte della repressione dei movimenti sociali.
NEL PIANO di FdI, per chiudere, c’è anche un’ultima novità. Che suona quasi come un monito: sarà punito per favoreggiamento, con una pena da uno a quattro anni, chi «dà rifugio o fornisce vitto, ospitalità, mezzi di trasporto, strumenti di comunicazione a taluna delle persone che partecipano al gruppo». Invitare a cena un No Tav, in pratica, può portare dritti in galera.

