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Spese dell’Europa in armi, un pozzo senza fondo

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Politica estera

05/10/2026

da Remocontro

Remocontro

Rapporto dell’Agenzia Europea per la Difesa: i 27 dell’Ue hanno raggiunto livelli di spese per la Difesa senza precedenti negli ultimi 30 anni. Dai 418 miliardi di euro nel 2025 (2,2% del Pil Ue), a 456 miliardi quest’anno per arrivare a 547 miliardi entro il 2029. Le proiezioni ufficiali indicano che il flusso di investimenti continuerà a salire vertiginosamente.

Escalation verso cosa?

I leader Ue, che nell’ottobre 2025 avevano incaricato l’Agenzia per la Difesa per fare dai conti precisi da discutere durante la riunione del Consiglio europeo del 15-16 ottobre. Dieci giorni e ‘la resa dei conti’ testuale, senza scappatoie a inganni. Va anche detto che «Il report annuale» è stato previsto nella ‘Defence Readiness Roadmap 2030’ per documentare –e sollecitare- i progressi sulle capacità della base industriale europea della difesa. Teoricamente uno strumento per seguire l’avanzamento dei lavori, individuare le (molte) lacune residue e orientare (condizionare) i futuri sforzi nel settore della difesa, in un momento in cui l’Europa – la politica più che la parte militare e l’intelligence-, sostiene di dover affrontare «un contesto di sicurezza in rapida evoluzione e ad assumersi maggiori responsabilità per la propria difesa».

Troppi ‘Volenterosi pasticcioni’

Sull’industria della difesa il rapporto rileva che oltre a potenziare la capacità produttiva, l’Europa deve continuare a rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti, promuovendo al contempo l’innovazione e la concorrenza all’interno della base industriale europea della difesa. E ci detta anche i ‘compiti da fare a casa’. «Spesa per la difesa, capacità, industria della difesa e partenariati». E poi le valutazioni (il voto) sulle «quattro aree interconnesse». Per le capacità, progressi particolarmente significativi nel settore dei droni e dei sistemi anti-drone, e del ‘dominio marittimo’, anche se «saranno necessari ulteriori sforzi per colmare le lacune ancora esistenti». Il rapporto sottolinea che l’industria della difesa europea, oltre a potenziare la capacità produttiva, deve rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti, «promuovendo l’innovazione e la concorrenza all’interno della base industriale europea». Non andare a comprare in Cina.

L‘andare d’accordo e l’Ucraina

Fondamentali «una cooperazione più stretta con partner che condividono gli stessi orientamenti e una collaborazione rafforzata tra Ue e NATO». E il nodo, senza troppe ipocrisie, resta l’Ucraina che il rapporto Ue cerca di addolcire. «L’Ucraina -si legge-, rimane un partner importante. La sua esperienza sul campo, l’innovazione tecnologica e le capacità industriali nel settore della difesa, unite alla base industriale e tecnologica europea, possono rafforzare la capacità collettiva di raggiungere ‘la prontezza della difesa ai ritmi richiesti’», conclude una nota dell’EDA. E qui siamo nel solito trucco delle perorazioni a vuoto spinto. «Prontezza della difesa ai ritmi richiesti», che è dire il nulla evitando opposizioni politicamente imbarazzanti.

I nodi della spesa militare UE

La forte critica mossa da analisti, testate giornalistiche ed esponenti politici si concentra sul fatto che, a fronte di investimenti colossali, l’Europa non sta costruendo un sistema di difesa frammentato: due terzi della spesa (circa il 66%) viene investita in acquisti puramente nazionali e isolati. I singoli Stati ordinano armamenti per le proprie necessità interne senza alcuna pianificazione strategica con i paesi confinanti. E nonostante i 418 miliardi stanziati, l’EDA avverte che i piani attuali non riusciranno a colmare i deficit strategici critici relativi a munizioni, droni, forze navali e sistemi aerei. In uno scenario ipotetico di difesa immediata, l’Unione si ritroverebbe ad agire con 27 eserciti differenti, privi di automatismi persino per il transito transfrontaliero di truppe e armamenti tra paesi alleati.

Per finale l’acuto di Kallas

«Gli investimenti nella difesa sono aumentati, ma permangono significative lacune di capacità. Ora dobbiamo concentrarci su come colmarle», ha dichiarato l’Alta rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, commentando il rapporto. Partenza col piede giusto mentre il pozzo delle spese militari diventa voragine.

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