26/01/2026
da Remocontro
Rischio guerra civile per arrivare a cosa? Alex Pretti, infermiere, assassinato dagli agenti anti-migranti a Minneapolis. La Guardia Nazionale del Minnesota attivata dal governatore Tim Walz. Un’escalation di violenza in uno stato preso di mira da truppe federali a cui le autorità locali sono state costrette a reagire. Provocazioni per una repressione feroce da Golpe interno. E la grottesca partita sull’ordine geopolitico mondiale del despota Trump

Guardia nazionale del Minnesota contro la Casa Bianca
La Guardia Nazionale del Minnesota mobilitata dal governatore Tim Walz in supporto alla polizia locale, dopo il nuovo omicidio da parte di agenti federali dell’immigrazione. Nel video ripreso da un passante, si vede un gruppo di agenti tentare di immobilizzare un uomo su un marciapiede. Mentre l’uomo è a terra, uno degli agenti lo colpisce ripetutamente con un oggetto. Poi si sente uno sparo, seguito da una raffica di altri colpi. Secondo un’analisi del New York Times, sarebbero stati sparati almeno dieci colpi in cinque secondi. Il Minnesota Bureau of Criminal Apprehension (BCA), principale agenzia investigativa dello Stato, non ha avuto accesso alla scena del crimine, denuncia il manifesto.
Scherani federali criminali
Il governatore del Minnesota, Tim Walz: «Ho appena parlato con la Casa Bianca dopo un’altra orribile sparatoria da parte di agenti federali – ha scritto su X -. Il Minnesota ne ha abbastanza. È disgustoso. Il presidente deve porre fine a questa operazione. Migliaia di agenti violenti e inesperti devono andare via dal Minnesota. Subito». Accusa netta contro il presidente federale e i suoi accoliti. Sfiducia in Trump e in Gregory Bovino, il famigerato capo della Border Patrol, ma fiducia piena nei cittadini di Minneapolis e nel popolo americano. «Grazie a Dio abbiamo questi video», ha detto Walz, attribuendo alle immagini la possibilità di ricostruire eventi che, nella narrazione della Border Patrol, vengono sfacciatamente travisati.
Menzogne scoperte
La prima ricostruzione tentata da Bovino è menzogna scoperta. Il capo della Border Patrol ha affermato che a finire sotto attacco sarebbero stati gli agenti federali che ‘stavano conducendo un’operazione contro un uomo accusato di violenza domestica e altri reati, quando un individuo si sarebbe avvicinato con una pistola’. Loro, ‘i buoni’ «hanno tentato di disarmarlo, ma l’individuo ha opposto una violenta resistenza. Temendo per la propria vita, l’agente ha sparato per difendersi». L’uomo avrebbe avuto con sé due caricatori pieni e nessun documento. Peccato gli agenti visti a colpire un uomo a terra e i molti colpi di pistola sparati dai cacciatori di migranti verso quel corpo inanimato a terra. E poi quella decina di colpi di pistola.
Donald Trump ancora per quanto?
Vasta reazione popolare contro gli agenti federali, intimando loro di andarsene. Risposta a violenze, spintoni e lacrimogeni ad altezza d’uomo .«Quante altre vite devono essere perse prima che l’amministrazione si renda conto che una narrazione politica di parte non è importante quanto i valori americani? Quante volte i leader locali e nazionali dovranno implorarti, Donald Trump, di porre fine a questa operazione che non sta creando sicurezza nella nostra città. Abbiamo visto questo tipo di operazioni in altri Paesi, ma non qui in America. A tutti coloro che ci stanno ascoltando: state dalla parte di Minneapolis. Difendete l’America. Rendetevi conto che i vostri figli vi chiederanno da che parte stavate, cosa avete fatto per garantire che gli elementi fondanti della nostra democrazia fossero solidi come la roccia».
Casa Bianca eversiva
Nell’ottobre del 2024, ricordava mercoledì sul Guardian Claire Finkelstein, il Centro per l’etica e lo stato di diritto dell’Università del Pennsylvania (Cerl), ha simulato con una commissione di accademici e ufficiali militari gli eventi che potrebbero portare a una guerra civile in Usa. Lo scenario più plausibile ricalcava la sequenza oggi in atto in Minnesota», il commento-analisi di Luca Celada, che approfondisce una realtà da paura non solo statunitense. «Questo sarebbe il momento in cui un governo normale – anche se di destra e ‘pro sicurezza’ – farebbe dichiarazioni almeno formalmente distensive, annunciando ad esempio un’inchiesta per accertare eventuali responsabilità. Ma negli Stati Uniti ogni segno di normalità è ormai un ricordo». Qualcosa di inimmaginabile esibito senza ritegno da autentici ‘fuorilegge’, a dispiacere deli loro amici europei e italiani.
Il cattolico Vance non si confessa
«Due giorni prima dell’assassinio di sabato, in città era arrivato JD Vance, il vicepresidente della ‘immunità totale’ venuto a passare in rassegna le truppe preposte a imporre la volontà del presidente. Ancora prima, Stephen Miller, principale apologo della pulizia etnica, aveva riorientato i miliziani verso i ‘dissidenti’. Chiunque vi metta una mano addosso – ha dichiarato il principale ideologo del regime – è un criminale e voi avete il dovere di reagire. Nessun terrorista può interferire con voi». Apologia preventiva di reato che, predicata a certi libelli, diventa aperta violazione costituzionale con possibili e ormai quasi probabili reazioni popolari divenute autodifesa. Di fatto, «a Minneapolis le protezioni costituzionali dei cittadini sono da ritenersi di fatto sospese», il lapidario Celada.
Lentezza giuridica complice
Quotidianità disumana e vigliacca. Ci viene raccontato che per soddisfare le quote di arresti richieste da Washington, i commando puntano a prelevare persone che in molti casi sono richiedenti asilo con pratiche in corso, più facile individuarli e andarli a prendere a casa se necessario, in pigiama, di ritorno dal lavoro o da scuola, come successo al piccolo Liam Conejo Ramos, rinchiuso ora col padre nel “centro di residenza famigliare” in Texas, ci ricorda ancora il manifesto. «In un anno sono stati incarcerati 3 mila minori incensurati. Ogni azione della Corte suprema volta a ripristinare le norme di giusto processo tarderebbero mesi: la lentezza del ramo giuridico su cui contava il Project 2025 per compiere il misfatto senza il rischio di essere fermato perfino da una Corte suprema largamente conservatrice.
Di male in peggio per arrivare a cosa?
La Camera ha appena approvato un ulteriore pacchetto di finanziamenti al Dipartimento della Sicurezza Interna (Dhs), con un budget ora simile a quello dell’esercito russo. In 12 mesi Ice ha raddoppiato gli agenti, da 10 a 20mila. In un anno diventeranno 40mila. L’esercito di miliziani e pretoriani di Trump è destinato ad operare in tutto il paese. «Il regime non dà cenni di voler arretrare dall’abisso. Anziché moderare i toni, soffia sulla polveriera. In casa come nell’emisfero il regime Maga non conosce altra marcia che il ‘dominio’». E i segnali sono inequivocabili e si moltiplicano. Truppe militari in Alaska e Fort Bragg, in North Carolina, messe in ‘preallerta’ per possibile mobilitazione sul Minnesota. «Nella città di George Floyd tornano le sue ultime parole «I can’t breathe», non respiro. L’attacco federale sembra inesorabilmente spingere la popolazione disperata a reagire».
Provocare la rivolta per reprimere ferocemente
Provocazione e golpismo preordinato? «Di fatto le operazioni di 3 mila miliziani Ice si confermano come spedizione punitive contro ‘l’intollerabile insubordinazione’ della gente che venerdì ha proclamato in una oceanica manifestazione il rifiuto dell’occupazione della propria città. È in corso la repressione paramilitare di una popolazione civile, un copione che sembra condurre diritto ad altri morti ed un ‘altra America. Minneapolis spinta sull’orlo del baratro con la città e la nazione in balia di un regime folle con le mani sempre più strette al collo della democrazia. ‘I can’t breathe, non riesco a respirare’». Le parole sono pronunciate da Eric Garner nel 2014 durante un arresto, e successivamente da oltre 70 persone morte in custodia della polizia, inclusi George Floyd, Javier Ambler, Manuel Ellis ed Elijah McClain.

