07/02/2026
da Remocontro
Suprematismo Usa: gli Obama nel video razzista di Trump, espressione del flusso di coscienza dell’elettorato Maga. Trump modella Ku Klux Klan garante di una popolazione bianca in declino demografico e culturale legittima dalla Casa bianca antiche, e prima inconfessabili, correnti reazionarie, ci avverte Luca Celada.
‘Black history month’
Donald Trump ha celebrato il ‘black history month’ con un video che raffigura Michele e Barack Obama come scimmie. Solo dopo che al coro di indignazione hanno cominciato ad unirsi anche voci repubblicane, il post è stato rimosso. Rimane la scia tossica di una consuetudine all’insulto e alla provocazione razzista che è nucleo incandescente di questa amministrazione. Personaggio ormai fuori di testa, rappresentato con più delicatezza come ossessioni, psicopatologie del presidente-sovrano. L’immagine beceramente razzista che Celada definisce «l’Obama derangement syndrome, che agita tuttora nel profondo il movimento Maga».
- «L’ossessione per il primo presidente nero, prima inespressa, poi sempre più apertamente articolata, è sintomo tangibile del panico razziale che ha dato impulso all’ascesa di Trump, garante di una popolazione bianca in declino demografico e culturale».
‘I bianchi discriminati’
Contro le politiche di pari opportunità per le minoranze nel lavoro e nell’istruzione, concretizzata in una serie di azioni legali contro la «discriminazione anti bianchi» intentata dal ministero di Giustizia di Pamela Bondi contro istituzioni ed amministrazioni pubbliche. Obbiettivo del Trump-bis e della pessima italo americana, la rottamazione dell’impianto legale e normativo che ha coronato il movimento dei diritti civili degli anni 60 e 70. Leggi come il Voting Rights Act del 1965 codificarono solo allora l’integrazione delle scuole pubbliche e il suffragio per gli afroamericani, il cui accesso alle urne era stato soppresso da un secolo di apartheid degli stati sudisti.
- Oggi alcuni degli articoli centrali del Voting Rights Act sono stati di fatto abrogati dalla Corte suprema, permettendo a molti stati “neo confederati” di ripristinare misure atte ad inibire il voto delle minoranze.
Revisionismo razzista
Trump ha scelto nientemeno che l’ultima ricorrenza del Martin Luther King Day per esprimere il sentimento che anima questo revisionismo, affermando che la conquista dei diritti civili ha rappresentato «una discriminazione al contrario» con effetti «assai ingiusti per i bianchi». Concetti confinati fino a poco fa agli ambienti più estremisti della destra razzista impraticabile e oggi entrati ad inquinare la Casa Bianca. «Una “extra territorialità morale” che consente di esprimere apertamente idee che erano state bandite dal progresso civile e dal consenso nazionale dell’ultimo mezzo secolo. La retorica equivale alla legittimazione di antiche e (precedentemente) inconfessabili correnti reazionarie riattivate dalle ‘guerre culturali’, cavalcate politicamente dal regime Trump», denuncia il manifesto.
L’ICE espressione del trumpismo razzista
- L’episodio conferma il peso della corrente suprematista nella coalizione trumpista, quello zoccolo duro che gli ultimi sondaggi fotografano, ad esempio, come un 35-40% che continua a sostenere i pogrom di Ice. Ieri a fronte delle proteste, la portavoce della Casa bianca Karoline Leavitt aveva contrattaccato chiedendo di «smetterla con il falso scalpore» e occuparsi di «cose più serie». Cosa più serie di per prima, certamente. La successiva rimozione del post offensivo (dopo un iniziale tentativo di incolpare un «funzionario» della Casa bianca) è avvenuta dopo le proteste marcate dei senatori repubblicani Tim Scott e Roger Wicker e del parlamentare, anche lui alleato del presidente, Mike Lawler. Non dimostra quindi particolari pentimenti di un presidente immune, per citare la sua portavoce, a «falsi pudori». Ma conferma che l’unico limite effettivo alle sue trasgressioni risiede nella rottura della connivenza da parte del partito che lo ha finora sostenuto.

