07/06/2026
da Il Manifesto
Orizzonte di fuoco Cade la maschera della «tregua a zone»: Israele spara sull’esercito. Prove dell’uso di armi chimiche su aree densamente popolate. Nel Golfo nuovo scambio a fuoco tra Usa e Iran, il negoziato è congelato
Si incrocia l’inasprimento delle tensioni drammatiche lungo due fronti critici: Libano meridionale e Golfo Persico. Gli Stati uniti non riescono a controllare il loro alleato israeliano che continua a soffocare qualsiasi speranza di pace nella regione. Mentre il governo libanese cerca di mantenere aperti i canali diplomatici con Washington, un attacco israeliano ha ucciso tre militari dell’esercito regolare, tra cui un generale di brigata e un capitano. Oltre ai tre ufficiali uccisi sulla strada Khardali-Nabatieh, il bilancio complessivo dei raid israeliani nella zona è di almeno dieci vittime.

Israele utilizza fosforo bianco sui civili di Gaza e Libano": le accuse di due Ong
IL PRESIDENTE LIBANESE Joseph Aoun ha condannato l’accaduto, definendolo una «flagrante violazione della sovranità nazionale» e delle norme internazionali, proprio mentre il paese è impegnato in delicati negoziati negli Stati uniti. Sembra che il presidente libanese si sia appena accorto che da settimane un terzo del paese è sotto occupazione militare israeliana e che la sovranità nazionale è da tempo violata.
Un «crimine deliberato»: Hezbollah ha definito così l’attacco israeliano, accusando le autorità statali libanesi di eccessiva debolezza e di aver fatto «concessioni gratuite» ai tavoli diplomatici di Washington. Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, aveva già bocciato la proposta di accordo mediata tra Israele e il governo libanese. Hezbollah era rimasto escluso dai negoziati e considera l’intesa una semplice ratifica degli equilibri militari esistenti, dato che non contempla il ritiro delle forze israeliane dal territorio libanese.
La risposta israeliana non si discosta dal copione abituale: il veicolo operava in una «zona di combattimento attiva» e sarebbe stato scambiato per una minaccia. È stata aperta un0indagine e il resto si perderà nella nebbia di una assurda guerra.
Intanto, secondo le analisi di esperti, ong e video verificati dal New York Times, l’esercito israeliano sta utilizzando munizioni al fosforo bianco in diverse aree popolate del sud del Libano. Le tracce del materiale sono state osservate in città e villaggi come Nabatieh, Tiro, Qlayaa, Khiam e Yohmor. L’esercito israeliano non ha commentato i casi specifici citati. Il fosforo bianco si incendia a contatto con l’aria e può provocare ustioni gravissime, incendi e danni respiratori.
ORGANIZZAZIONI per i diritti umani e ricercatori segnalano che l’uso di queste munizioni in contesti urbani può causare incendi diffusi, danni ambientali e gravi rischi per la popolazione civile, oltre a effetti a lungo termine su suolo e vegetazione. Israele ha già fatto ricorso al fosforo bianco in conflitti precedenti, incluso Libano e Gaza, e il tema resta oggetto di controversia internazionale.
Da parte sua Teheran considera il rispetto del cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah come una delle condizioni per un eventuale accordo di pace con Washington. Malgrado le pressioni di Trump, Israele ha ribadito che le proprie forze non si ritireranno dal Libano né sospenderanno le operazioni militari, nonostante le crescenti tensioni con gli Usa.
Tra Stati uniti e Iran continua una specie di cessate il fuoco che Trump ha definito «sparare in modo più moderato». Probabilmente il presidente americano descriveva grezzamente la tattica militare che il comando statunitense sta applicando nel Golfo Persico. Gli americani ieri hanno colpito postazioni radar iraniane nello Stretto di Hormuz dopo l’abbattimento di quattro droni lanciati da Teheran contro il traffico marittimo regionale.
L’IRAN HA RIVENDICATO attacchi missilistici contro basi Usa in Kuwait e Bahrein; Washington sostiene di aver intercettato la maggior parte dei vettori. Le parti sembrano impegnate in un continuo scambio di colpi, come se fossero ai comandi dei joystick di un videogioco, con attacchi calibrati per mantenere la pressione sull’avversario senza oltrepassare determinate soglie di escalation.
Il ministero degli esteri iraniano ha affermato che l’azione statunitense ha violato il cessate il fuoco dell’8 aprile, aggiungendo che ripetute violazioni di questo tipo dimostrano che Washington non ha alcuna intenzione di ridurre le tensioni. Ha inoltre avvertito che gli Stati uniti si assumeranno la responsabilità delle conseguenze delle loro «azioni illegali» e di qualsiasi ulteriore escalation.
Mentre continuano gli scontri periodici sul campo, un accordo sembra irraggiungibile. L’Iran continua di fatto a bloccare Hormuz e gli americani impongono il blocco navale su tutti i porti iraniani.
I media statali iraniani hanno inoltre riferito che il ministro dell’interno pakistano, Mohsin Naqvi, si trovava ieri a Teheran nell’ambito degli sforzi di mediazione. Secondo una fonte pakistana, Naqvi avrebbe consegnato un messaggio di Islamabad alla Guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei.

