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Strategie di indipendenza Ue tardive ma vitali

Strategie di indipendenza Ue tardive ma vitali

Politica estera

29/01/2026

da Remocontro

Valerio Sale

Indipendence moment, come riferisce Politico, non è una parola alla moda: è il tentativo dell’Europa, tardivo, di rinforzare una struttura economica che non regge più. L’Europa ha scambiato la stabilità per inerzia e oggi scopre che alcune dipendenze non erano scelte efficienti, ma vulnerabilità sistemiche, il giudizio severo di Valerio Sale.

Il mercato globale non è neutrale

L’illusione di un mercato globale neutrale e regolato è saltata. Nell’Unione Europea prevale adesso un «realismo basato sui valori», come lo ha chiamato il presidente finlandese Alexander Stubb. Una formula elegante per affermare che in un mondo diventato pericoloso, in cui l’economia e il commercio sono utilizzati come strumenti di forza e prevaricazione, l’Ue non può trattare solo con chi è affine ai propri valori, ma deve fare accordi anche con chi non è allineato, ma tendenzialmente si propone come soggetto economico e politico convergente. I due recenti accordi con Mercosur e in particolare con l’India vanno in questa direzione. Entrambi sono in chiave anti americana e anti cinese, le due leve della tenaglia che stringono l’Unione Europea in una posizione di subalternità commerciale.

India meglio di Usa e Cina

A Bruxelles s’impone un nuovo pragmatismo necessario al progetto d’indipendenza che l’economista Giuliano Noci del Politecnico di Milano paragona al rinforzo strutturale di un ponte che unisce l’economia della Ue al resto del mondo. Se l’accordo con il Mercosur incontra limiti di gestione politica con la Francia a guidare il revanchismo strisciante tra i 27, l’accordo raggiunto con l’India assume un’importanza fondamentale. I numeri aiutano a capire la portata: gli scambi Ue–India hanno superato i 120 miliardi di euro, quasi raddoppiati in dieci anni. L’India si avvia a diventare la quarta economia mondiale, con una classe media in espansione e una domanda crescente di infrastrutture, energia e manifattura avanzata. India e Ue rappresentano insieme il 25% del commercio mondiale.

I numeri Ue con l’India

Oggi le imprese europee esportano in India oltre 60 miliardi di dollari l’anno, affrontando tariffe elevate e barriere regolatorie severe che ora vengono abbattute in alcuni casi dal 40% allo 0%, offrendo perciò una prospettiva di raddoppio degli scambi. Ma l’accordo non è solo una polizza assicurativa – avverte Noci – è, di fatto, progettazione strategica per entrambi i paesi. Anche Nuova Delhi gioca una partita lucida. L’India pratica da sempre un equilibrio raffinato: crescere senza dipendere, cooperare senza allinearsi, mantenere opzioni aperte. L’Europa è il partner ideale: grande, tecnologica, regolata, ma meno invasiva sul piano politico-strategico di soggetti come Usa e Cina. Un accordo con Bruxelles consente modernizzazione e accesso ai mercati senza consegnare le chiavi dei propri mezzi di sviluppo economico.

Il più grande accordo commerciale di sempre

Per l’Ue, quello con l’India è sulla carta il più grande accordo commerciale di sempre. Ma perché sulla carta?  L’interscambio tra Ue e Stati Uniti è di 980 miliardi contro i 180 miliardi con l’India. La dipendenza europea è strutturale e creata con una penetrazione sistematica degli Usa nel mercato dei servizi (tech, banche, finanza) che manderebbe gambe all’aria ogni parvenza di accordo bilaterale. Il settore chiave è quello tecnologico dove le grandi imprese europee versano fra 200 e 300 miliardi di euro all’anno alle Big Tech americane per licenze sulle funzioni digitali. La dipendenza dall’economia dei servizi Usa «rischia di trasformarsi in una pistola alla tempia» come dice la commissaria europea alla tecnologia Henna Virkkunen. In realtà le pistole sono due, ci permettiamo di aggiungere. A quella americana si aggiunge la pistola cinese. Perché nel settore dell’Intelligenza Artificiale esistono due modelli, entrambi necessari all’Europa. Nell’immediato, il modello closed source, quello “chiuso” americano che utilizziamo in maggior parte con ChatGPT, Gemini, Claude. L’industria europea si affida principalmente a questi fornitori.  Dall’altro lato il modello cinese aperto, open source, come DeepSeek, necessario per poter sviluppare il proprio modello di programmazione.

La sola intelligenza artificiale UE

Ricordiamo che l’unico significativo sistema di intelligenza artificiale made in Europe è il francese Mistral. Ma per fare ciò occorre capacità computazionale, conservata nei data center. Un ‘data center’ è un impianto da mille fino a oltre un milione di server, che assicurano capacità di calcolo e gestione o trasmissione di dati digitali. Tutta l’Europa non raggiunge metà della capacità computazione presente nella sola area di Pechino. Benché rappresenti il 17% dell’economia globale, l’Unione europea controlla a stento il 4% del potere di fuoco dei data center del mondo. Eric Schmidt, ex amministratore delegato di Google e finanziatore dei democratici, ha dichiarato che «È veramente importante che l’Europa esca con un proprio modello di intelligenza artificiale open source. A meno che l’Europa non faccia qualcosa, finirà per adottare i modelli cinesi».

  • La consapevolezza dell’Indipendence Moment sta producendo qualcosa anche qui. L’ultimo appalto del colosso franco-tedesco dell’aerospazio Airbus per servizi digitali è stato aperto solo a imprese europee. Un altro segnale che va ad aggiungersi ai due mega-accordi commerciali, perché è sulla tecnologia che si gioca la partita più importante.
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