04/06/2026
da il manifesto
Poveri ma bellici L'Italia resta ultima per crescita e sotto procedura per deficit. Il "successo" dei 13 miliardi per l'energia si scontra con il divieto di bonus a pioggia: fondi bloccati fino all'autunno e legati alle spese militari, mentre l'inflazione torna a salire
L’Italia è prima in Europa per debito pubblico (oltre il 137% in aumento) e ultima per crescita (0,5%). Lo hanno confermato ieri sia la Commissione Ue che l’Ocse. Il governo Meloni continuerà a spremere il paese con le politiche di austerità (dureranno sette anni). E per questo viene lodato da entrambe le istituzioni. Resterà però sotto procedura per deficit eccessivo almeno fino al prossimo autunno. In ogni caso l’esecutivo italiano non riuscirà a diminuire il debito (non solo a causa del «superbonus»), la sanità continuerà a essere definanziata, la povertà resta ai massimi storici, i salari continueranno a restare bassi e a non recuperare l’inflazione che è tornata ad aumentare nell’Eurozona (al 3,2%).
La fotografia di una situazione strutturale molto difficile è stata rimossa dal governo a beneficio di una manovra diversiva condotta da settimane: la richiesta di «flessibilità» al patto di stabilità anche sulle spese per il caro-energia – e non solo per le armi – indotto dalla guerra di Trump e Netanyahu contro l’Iran. Per questa ragione il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti ieri si è detto «soddisfatto»: «La Commissione, con una decisione impensabile fino a qualche mese fa, ha recepito le nostre proposte, frutto di un lavoro lungo, serio e riservato».
Un simile lavoro non intaccherà la realtà di un paese che non ha idea su cosa fare dopo la fine del Pnrr (alla fine di giugno), il piano che ha garantito un aumento degli investimenti riscontrato anche dall’Ocse. Né risolverà nell’immediato il bisogno del governo di spendere soldi «cash» per ammortizzare il caro-carburanti e il caro-bollette. Anzi, la Commissione Ue ha ottenuto dal governo la conferma del ritiro del taglio delle accise sui carburanti a favore di«aiuti mirati e temporanei» a favore delle fasce della popolazione più svantaggiate. Ciò accadrà da domani quando il consiglio dei ministri varerà misure diverse da quelle decise negli ultimi due mesi per le quali ha già speso un paio di miliardi di euro.
L’indicazione a rinunciare a misure a pioggia che premia chi gira in Suv e consuma più carburanti era già giunta sia dalla Commissione Ue, che dalla Bce e dall’Fmi. E ieri, di nuovo, dall’Ocse. L’idea implicita è indurre a non usare la macchina per risparmiare sui prezzi dei carburanti che torneranno a crescere al ritmo della speculazione. A livello europeo, come a quello nazionale, non si intendono tassare i profitti speculativi, controllare i capitali o mettere un tetto al prezzo dell’energia. Pagheranno di più coloro che hanno meno reddito.
I circa 13 miliardi nel prossimo triennio concessi da Bruxelles per l’energia serviranno a fare l’opposto di quanto il governo ha inteso fare fino ad ora. Meloni voleva sterilizzare gli Ets, il pilastro del Green Deal europeo, con il «decreto bollette». Con il«successo» conseguito ieri si troverà costretta a usare i soldi della «flessibilità» per realizzare gli obiettivi del Green Deal. Se sceglierà di dare bonus alle famiglie, lo potrà fare a condizione di fargli montare sul tetto di casa un pannello solare. E alle imprese andranno i bonus per finanziare la transizione verso le energie meno inquinanti e per investimenti nelle reti elettriche. L’opposto di quanto aveva chiesto Confindustria, protagonista di un asse «pro-fossili» con Meloni.
Il governo potrà accedere ai miliardi per l’energia, pari allo 0,6% del Pil in tre anni, solo attivando la clausola di salvaguardia per la difesa (fino all’1,5% del Pil). Ma questo sarà possibile quando sarà rientrata dalla procedura europea di infrazione per deficit eccessivo. La Commissione Ue ha confermato che il deficit è al 3,1% del Pil, ma potrebbe scendere entro quest’anno al 2,9% e restarepiù o meno a tale livello anche il prossimo. Allora scatterà la flessibilità sia per l’energia, sia per le armi.
Il valzer del decimale continuerà nei mesi che ci separano dalla prossima legge di bilancio, l’ultima di questa legislatura. Sarà allora che il governo Meloni proverà a fare una partita di giro, distribuire soldi presi a debito e ad annunciare gli avvenire che cantano. Sempre, e comunque, applicando l’austerità.

