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Svimez: con l’Autonomia differenziata in sanità rischio di più divari senza perequazione

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Sanità

21/06/2026

da Pressenza

Giovanni Caprio

Le richieste di autonomia differenziata avanzate da LiguriaLombardia, Piemonte e Veneto in materia di tutela della salute riguardano aspetti centrali per il funzionamento dei sistemi sanitari regionali, dalla gestione delle risorse finanziarie agli investimenti, fino alle politiche per il personale sanitario. È quanto ha evidenziato la SVIMEZ nel corso dell’audizione presso la I Commissione Affari Costituzionali della Camera dei deputati, nell’ambito dell’esame degli schemi di intesa per l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia alle Regioni richiedenti.

Secondo la SVIMEZ, tali competenze non possono essere valutate esclusivamente dal punto di vista delle Regioni richiedenti, poiché incidono direttamente sulla capacità dei sistemi sanitari di garantire servizi, personale, investimenti e tempi di accesso alle cure. L’Associazione richiama l’attenzione sul fatto che le intese prevedono che le funzioni aggiuntive siano esercitate nei limiti delle risorse regionali disponibili e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

In assenza di un federalismo fiscale regionale pienamente attuato e di adeguati meccanismi perequativi, le Regioni con maggiore capacità fiscale potrebbero finanziare più facilmente politiche sanitarie aggiuntive, rafforzando ulteriormente la qualità e l’attrattività dei propri servizi.

Il rischio evidenziato dalla SVIMEZ è quello di un inasprimento della competizione tra sistemi sanitari regionali: da un lato le Regioni più forti potrebbero attrarre più pazienti e più personale sanitario; dall’altro, i sistemi già più fragili potrebbero subire una perdita di risorse e maggiori difficoltà nel reclutamento del personale, con un conseguente indebolimento dell’offerta sanitaria“La maggiore autonomia, sottolinea la SVIMEZrischia di amplificare i divari territoriali nel diritto alla salute. Per questo ogni ulteriore attribuzione di competenze in materia sanitaria deve essere accompagnata da efficaci strumenti di perequazione e da una valutazione preventiva dei suoi effetti sull’equità del Servizio sanitario nazionale”.

La Memoria della SVIMEZ mettendo a confronto i Sistemi Sanitari delle quattro Regioni evidenzia anche esiti diversi, sia in termini di adempimento dei LEA sia, soprattutto, con riferimento alla mobilità sanitaria. In base al più recente monitoraggio dei LEA relativo al 2023, la Liguria retrocede a regione inadempiente per il mancato raggiungimento della soglia minima nell’area prevenzionementre Lombardia, Piemonte e Veneto risultano adempienti ai LEA ma con valori significativamente diversi soprattutto nell’area distrettuale e ospedalieraLa Liguria presenta un saldo netto finanziario della mobilità sanitaria stabilmente negativo (-73 milioni nel 2024), a fronte di saldi attivi molto contenuti per il Piemonte (+10 mln) e molto consistenti per Veneto e Lombardia (rispettivamente + 112mln e +385 mln).

Una situazione che fa scrivere alla SVIMEZ che: “Più che un regionalismo differenziato fondato sulle peculiarità dei singoli territori, in attuazione dell’art. 116, terzo comma della Costituzione, sembra delinearsi una forma di regionalismo rafforzato (un “sovraregionalismo” del Nord) sostanzialmente omogeneo, che attribuisce alle quattro Regioni richiedenti il medesimo ampliamento degli spazi di autonomia. Dalla natura aggiuntiva delle funzioni deriva anche la previsione che siano le Regioni richiedenti a provvedere al loro finanziamento.

D’altra parte, la clausola di invarianza finanziaria prevede che il processo di attuazione dell’autonomia differenziata e il conseguente esercizio delle nuove competenze deve avvenire senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigenteTale previsione appare in contraddizione con la richiesta di alcune funzioni, soprattutto in ambito sanitario, che presuppongono la disponibilità di risorse aggiuntive.

È difficile immaginare, ad esempio, che una Regione possa rafforzare le politiche di reclutamento e incentivazione del personale sanitario senza sostenere maggiori costi. Affermare che tali interventi debbano essere realizzati esclusivamente nei limiti delle risorse già disponibili svuoterebbe di contenuto le stesse competenze richieste. Su questo piano, la documentazione tecnica allegata agli schemi di intesa non fornisce sufficienti chiarimenti. Se tali funzioni devono essere finanziate nei limiti dei bilanci regionali e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, il loro esercizio concreto potrebbe finire per dipendere dalla diversa capacità fiscale delle Regioni.

In assenza di un effettivo meccanismo di perequazione delle capacità fiscali regionali, le Regioni con basi imponibili più ampie e maggiore gettito potenziale potranno più facilmente utilizzare risorse proprie per rafforzare l’offerta sanitaria, migliorare le condizioni di attrazione del personale, ridurre le liste d’attesa e ampliare gli investimenti. Le Regioni con minore capacità fiscale, al contrario, rischieranno di non disporre delle stesse condizioni finanziarie per attivare analoghe politiche”. Insomma, per la SVIMEZ  c’è il rischio che l’autonomia differenziata rafforzi i sistemi regionali già più solidi e aumenti le difficoltà di quelli più fragili, arrivando a produrre un effetto cumulativo sulle disuguaglianze già esistenti.

Qui la Memoria della SVIMEZhttps://www.svimez.it/wp-content/uploads/2026/06/Memoria-SVIMEZ-Indagine-conoscitiva-LEA.pdf.

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