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Tanker russo rompe il blocco petrolifero, la Kolodkin è a Cuba

Tanker russo rompe il blocco petrolifero, la Kolodkin è a Cuba

Politica estera

31/03/2026

da Il manifesto

Roberto Livi

Kolodkin La Guardia costiera Usa non ferma la petroliera inviata da Putin. Porta 730mila barili, la prima consegna dal sequestro di Maduro

È entrata nelle acque cubane la petroliera russa Anatoly Kolodkin. Trasporta 730mila barili di greggio Ural, di fatto inviati dal presidente Vladimir Putin. La nave arriverà presumibilmente oggi (martedì) nel porto di Matanzas (circa 90 km a est dell’Avana), l’unica località che possiede depositi capaci di immagazzinare l’enorme carico del tanker russo.

SECONDO DATI forniti da un esperto saranno necessari almeno 15 giorni per raffinare il greggio pesante russo, e altri cinque per trasportare i prodotti derivati (diesel e combustibile) in tutta l’Isola. Verso le centrali di produzione elettrica, in primis, poi nel settore agricolo e infine nei depositi statali che servono a alimentare i trasporti (e la sicurezza). Secondo lo stesso esperto serviranno a dare due tre settimane, al massimo, di respiro al governo dell’Avana (e probabilmente a ridurre i blackout). Ben poco sarà invece riservato al settore pubblico, dove oggi come oggi la benzina si distribuisce col contagocce (al mercato nero vale sugli otto dollari al litro).

In sostanza Donald Trump fa un favore al suo omonimo russo e “regala” tempo al governo cubano. Questo mettono in chiaro lo stesso tycoon e il Dipartimento di Stato. Si tratta cioè di un respiro temporaneo, non di una soluzione strategica: Cuba resta sotto il mirino di Trump: «Està acabada», ha fatto sapere in spagnolo. «Cuba è finita, al collasso e molto mal governata», è la formula refrain del presidente Usa, associata al concetto di takeover, presa di possesso dell’isola. Pacifica, se il governo cubano seguirà il diktat della Casa bianca, non pacifica se darà segnali di voler guadagnare tempo per mantenere le cose come stanno. Il leader statunitense ha detto chiaramente di non essere preoccupato per una eventuale ingerenza di Putin nel suo giardino di casa. Insomma i guardiacoste Usa lasciano passare la Kolodkin, ma probabilmente dopo che Putin ha chiesto permesso.

TRUMP REGALA TEMPO a Raúl Castro e ai suoi stretti collaboratori (tra i quali resta ancora il presidente Díaz-Canel) perché é convinto che le trattative in corso vadano nella «direzione giusta». Ovvero, secondo un analista che preferisce restare anonimo, nella direzione di riforme di struttura economiche che prevedano la partecipazione di cubano-americani amici e di altri imprenditori statunitensi, seguite poi da riforme politiche. Non vi è da illudersi, il piano resta quello di ridurre Cuba a un protettorato – in senso giuridico o sostanziale – degli Stati uniti. Un piano questo, secondo l’analista, che richiede tempo, negoziati che procedano passo a passo e con gradi di fiducia reciproci. Dunque necessitano tempo e garanzie reciproche. «A Cuba gli Usa non hanno a disposizione una Delcy Rodríguez, ovvero una alta dirigente dell’apparato disposta, se non a essere una Quisling, almeno a collaborare con il tycoon» è la previsione dell’analista.

INTANTO ALL’AVANA e dintorni, il facente funzioni di ambasciatore Usa è impegnato a cercare una sorta di sostituta cubana all’attuale presidente ad interim venezuelana. Mike Hammer , nonostante la sua mole, nel fine settimana si è arrampicato fino al 14 piano dell’edificio dove vive Yoani Sánchez. Proprio lei, la esponente della Generación Y , una quindicina di anni fa portata in palmo di mano da chi la credeva possibile profeta di un’opposizione democratica al «regime di Castro». La rivista Time le dedicò persino una copertina. Fino a quando fu chiaro che dietro di lei vi erano forze che ben poco avevano a che fare con una democrazia cubana. Nel frattempo Sánchez e il marito-ideologo Reinaldo Escobar, hanno dato vita a un quotidiano online – 14ymedio – che ha tenuto vive le quotazioni della coppia (mediante aiuti economici non certo disinteressati).

NON È L’UNICA CARTA di Hammer, che da buon martello di Trump sta procurando un bel mal di testa al vertice del Pcc cubano. Un altro possibile candidato di Hammer è Manuel Cuesta Morua, leader della formazione “socialdemocratica” Consiglio per la transizione democratica in Cuba. Dei dissidenti-oppositori che operano in Cuba, Cuesta Morua (anche se considerato ex mercenario anticastrista) è quello che presenta un volto più politico. Il martello di Trump ha preso contatto anche con alcuni esponenti della chiesa cattolica cubana – attraverso le cui istituzioni ha fatto arrivare nell’isola una serie di aiuti umanitari dell’amministrazione Trump. La mediazione del Vaticano è nota e un paio di settimane fa il governo cubano ha liberato 51 detenuti ritenuti prigionieri di coscienza.

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