06/01/2026
da Remocontro
Titolo sintesi del severo giudizio di chi sulle cosa internazionali può dire senza timori. Michele Valensise, diplomatico di lungo corso sino al vertice di segretario generale della Farnesina. E successiva carriera privata: vice presidente Astaldi e presidente Tim tra le altre cose. Una analisi sull’UffPost che pesa, precisa e severa.

Trump non sta apparecchiando un bel mondo
«C’è un divario enorme tra la micidiale precisione dell’aggressione armata contro Maduro e la totale vaghezza sui possibili sviluppi della situazione in Venezuela. E il messaggio all’America Latina è inquietante, deve preoccupare Colombia e Cuba, ma anche il Brasile. E oltre, la Groenlandia e chissà cosa ancora. Trump non sta affatto apparecchiando un bel mondo, nemmeno per gli Usa, se a prevalere saranno sfiducia, sospetto, paura radicata di doversi attrezzare per il peggio»
Vanità ripetitiva e senza freni
«Ventidue minuti al microfono davanti alla stampa servono a Donald Trump soprattutto a battere e ribattere sull’azione, di cui solo lui è capace, mentre i suoi predecessori si trastullavano con dichiarazioni vacue. Inetti e verbosi i presidenti di prima, audace e vittorioso quello di oggi. È il primato assoluto dell’uomo forte. Se gli Stati Uniti vogliono essere ancora grandi, è solo a lui che possono affidarsi. Esplode l’orgoglio, non solo per un’operazione militare spettacolare, coordinata e eseguita con precisione chirurgica dall’aria, dal mare e da terra – ripete il presidente – ma per quella che considera la riaffermazione della potenza americana e della capacità degli Usa di stroncare ogni minaccia ai loro interessi».
Oltre i fatti ormai noti
L’ex ambasciatore Valensise non usa giri di parole come certa politichetta di casa: «Flagrante violazione del diritto internazionale, un monito pesante per il Venezuela decapitato, poi anche, esplicitamente, per Colombia e Cuba e di fatto per l’intera America latina». Analisi dei fatti senza cedere a convenienze. «L’emisfero di cui Trump si è auto-attribuito il controllo, arrivando a teorizzarlo nella National Security Strategy, salvo qualche eccezione respinge la pressione di Washington e si predispone a nuove tensioni». Che la ‘grande stampa italiana si era in gran parte dimenticata, distratta, dal leggere e sottolineare.
- La strategia, pubblicata da poco sul sito ufficiale della presidenza degli Stati Uniti, non a caso è stata evocata ieri dallo stesso Trump per contestualizzare e vantare l’impresa dei suoi militari.
Nel cortile di casa comanda lui, senza discussioni
Certo, il vantaggio della brutalità di Maduro e del suo regime, la probabile illegittimità della sua elezione alla presidenza, la repressione dell’opposizione e di ogni dissenso, la catastrofica gestione economica del Venezuela ridotto in miseria a beneficio di una cricca di complici corrotti e avidi. Concedendo persino il probabile sollievo di tanti venezuelani, in patria e all’estero, per l’uscita di scena di un dittatore detestato dalla maggioranza del suo popolo. Ma… Ma mentre Maduro e la moglie attendono di essere processati a New York, «è il ricorso unilaterale alla forza e la sua compiaciuta giustificazione ideologica a sconvolgere il quadro internazionale, già di per sé molto complicato, e a spaventare mezzo mondo. Non senza ragione».
La totale vaghezza del dopo Maduro
«Il generico intento di Trump, proclamato nella sua surreale conferenza stampa, di volersi assumere la gestione transitoria del Venezuela nel segno di una chiara discontinuità con il regime di Maduro lascia molti interrogativi aperti e alimenta non poche preoccupazioni». Sintesi degli interrogativi chiave. 1) L’insediamento di un governo agli ordini di Washington o addirittura direttamente affidato a responsabili americani può essere il detonatore di nuove violenze. 2) Deposto il presidente, qual è la consistenza del suo seguito? 3) L’esercito, che puntellava il potere di Maduro, rientrerà nei ranghi, sarà disposto a cedere il passo pacificamente al nuovo corso o ricorrerà alle armi per contrastarlo?
È difficile che a Washington abbiano pianificato per mesi l’attacco a Caracas senza prevedere una soluzione di ricambio, ma l’approssimazione di Trump non scioglie i dubbi. Il futuro del Venezuela avvolto in una nebbia in cui si intravedono i contorni di una colonizzazione d’altri tempi.
Monroe rivisitato in peggio
Il continente, alle prese con l’interpretazione della dottrina Monroe 2.0 strombazzata dalla Casa Bianca solo a supporto della attuale supremazia sui vicini del Sud. Qualcuno è chiamato in causa per nome, Colombia e Cuba come accennato-noi aggiungiamo il Messico-; altri potrebbero essere costretti ad allineamenti forzati, tramite di vecchi e nuovi amici da favorire. «Viene da pensare al Brasile, con le prossime elezioni presidenziali d’autunno, e alla simpatia di Trump per l’ex presidente Jair Bolsonaro e i suoi cari. Ma il problema va ben oltre l’America latina. Riguarda l’ordine mondiale, l’archiviazione definitiva del multilateralismo, il disprezzo per ogni residuo meccanismo di cooperazione e il superamento di ogni limite nel ricorso alla forza, in funzione della soddisfazione solitaria di propri interessi e ambizioni».
I tabù cadono come birilli e i rischi aumentano
L’amministrazione di Donald Trump non sta affatto apparecchiando un bel mondo, nemmeno per gli Usa, se a prevalere su tutto saranno la sfiducia, il sospetto, la paura radicata di doversi attrezzare per il peggio. Dovremo aspettarci qualche colpo di testa americano anche in Groenlandia? E l’Europa di alcuni balbetii?
Von der Leyen praticamente tace, per fortuna assieme alla stonata Kallas. Mentre i ‘Volonterosi’ non hanno ancora capito verso quale fronte vigilare. Eppure, «Per come sono fatti gli europei, dovrebbero essere i più preoccupati e i primi a trarne, insieme, seriamente le conseguenze nel dialogo tutt’altro che facile con Washington su princìpi e interessi».

