03/05/2026
da Avvenire
Il tracollo del settore idrico-sanitario, preso di mira dai raid israeliani, ha creato una spaventosa crisi igienica. Da gennaio accertati 17mila casi di infezioni
Il ratto che addenta la guancia dell’infante nel buio di una tenda, le urla, il sangue, l’orrore, sembra venire dall’inconscio, spaventoso emissario incaricato di risalire l’incubo collettivo, fino a farsi realtà. Le incisioni infiammate sull’incarnato roseo di Adam al-Ustaz, 28 giorni, profugo del campo di al-Maqousi, Gaza City, hanno fatto a fine marzo il giro della rete, primo episodio di un fenomeno che si sarebbe presto diffuso nella Striscia, non solo nelle tendopoli: «Attaccano quando dormiamo, poi spariscono per un giorno o due, per colpire poi di nuovo, facendosi strada ogni volta sotto le mattonelle del pavimento», ha raccontato alla Reuters Khalil al-Mashharawi, il cui figlio di tre anni è stato morso alcune settimane fa.
La veglia alternata dei genitori non basta. La settimana scorsa è stato lo stesso padre ad essere visitato dagli incisivi dei roditori. «Questa è solo la sfortunata ma prevedibile conseguenza di una situazione in cui le persone vivono in un ambiente al collasso», ha affermato Reinhilde Van de Weert, rappresentante di Gaza per l’Organizzazione mondiale della sanità, secondo la quale nei primi quattro mesi del 2026 ai morsi dei ratti si devono aggiungere circa 17.000 infezioni da ectoparassiti: pidocchi, pulci, cimici, mosche, acari, zecche, larve. L’Ocha, l’ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari, ha indicato a metà aprile che roditori e parassiti erano frequentemente visibili in 1.326 dei 1.644 siti valutati a Gaza, l’81%. A Rafah e Khan Yunis l’Ocha ha organizzato operazioni di disinfestazione in 51 fra rifugi d’emergenza e siti di sfollamento, una tregua per circa 35.000 persone. Israele ha concesso al valico l’entrata di 1.000 trappole per topi.
Dopo la stagione delle bombe, a seminare devastazione, l’inverno delle piogge torrenziali e dei pantani, seguito dalla calda primavera mediterranea, che ora germoglia con i suoi frutti pestilenziali. Secondo quanto riportato dalla Banca Mondiale, dall’Unione Europea e dall’Onu, l’89% delle infrastrutture legate al settore idrico-sanitario sono state distrutte o danneggiate durante la guerra. Una politica balistica, quella israeliana, votata a creare una “deliberata scarsità”, le molte forme di penuria cui per la prima volta è stato dato ordine da Medici senza frontiere con “L’acqua come arma”, un report di 40 pagine pubblicato pochi giorni fa. Proliferano le fosse settiche estemporanee, dentro e accanto alle tende, le malattie gastrointestinali, cutanee. L’igiene è diventata una complessa agonia per anziani, malati e disabili, un’umiliazione quotidiana che fermenta in silenzio nella moltitudine degli sfollati. In attesa della Riviera trumpiana, l’asfalto sgretolato di Gaza, spesso impercorribile, è accompagnato da 68 milioni di tonnellate di macerie dove ancora sono intrappolati migliaia di cadaveri, e dal pattume. A metà febbraio il Programma di sviluppo dell’Onu ha iniziato a Gaza City la rimozione della discarica cresciuta in luogo del mercato di Fras, 300.000 metri cubi di rifiuti, un quartiere compatto di colline mefitiche, alte fino a 13 metri, dove si arrampicano adulti e bambini a caccia di preziosi ritrovamenti. Mostruosa infanzia, quella di Gaza. Il ministero dell’Informazione della Striscia ha registrato nel solo 2025 322 casi di malformazioni congenite, un numero doppio rispetto ai casi pre-bellici, dovuto alla carestia e l’esposizione delle madri agli agenti tossici liberati dalle esplosioni.
Il ministero della Salute ha calcolato che il tasso nei nati morti, rispetto al 2022, è aumentato del 140%. L’anno scorso sono stati 457 i decessi neonatali, il 50% in più rispetto al periodo precedente alla guerra. Chi sopravvive si ammala talvolta di silenzio.
Cresce secondo gli specialisti il numero dei bambini che hanno perso l’uso parola in seguito a ferite o traumi subiti durante il conflitto. Più di 58.000 sono orfani di uno o entrambi i genitori, riporta l’Unicef, per il quale oltre un milione di minori a Gaza necessitano di supporto psicologico. Praticamente tutti, metà delle anime che vagano nella silenziosa apocalisse della Striscia.

