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Terre rare, la Cina sanziona due aziende statunitensi e sfida Washington

Terre rare, la Cina sanziona due aziende statunitensi e sfida Washington

Economia

10/07/2026

da Valori

Luigi Mastrodonato

Pechino vieta a due aziende statunitensi l'acquisto di prodotti dual use. La guerra sui minerali critici continua, mentre a novembre scade la tregua parziale

In breve

  • Il 22 giugno la Cina ha sanzionato dieci aziende Usa, tra cui MP Materials e USA Rare Earth, le due maggiori del settore terre rare.
  • Il divieto impedisce alle due società di acquistare dalla Cina prodotti dual use, cioè con applicazioni sia civili sia militari.
  • Washington risponde finanziando una filiera alternativa in Brasile, ma la tregua sull’export scade il 10 novembre e non c’è ancora un nuovo accordo.

Il governo cinese il 22 giugno ha annunciato sanzioni contro dieci aziende statunitensi, di cui due attive nel comparto delle terre rare. Ovvero il gruppo di diciassette minerali indispensabili per l’industria tecnologica e della difesa globale. Da decenni Pechino detiene una sorta di monopolio nella estrazione e raffinazione di queste terre rare. E con l’annuncio di queste sanzioni si apre così un ulteriore capitolo dello scontro commerciale tra Cina e Stati Uniti, con Washington impegnata a costruire filiere alternative e Pechino determinata a rafforzare le restrizioni sulle esportazioni.

La Cina estrae circa il 70% di tutte le terre rare prodotte a livello globale. E controlla circa il 90% della loro lavorazione. Una quota che sale al 98% se si prende in considerazione il sottoinsieme delle terre rare pesanti. Questi minerali sono indispensabili per creare componenti destinati all’elettronica di consumo, per esempio smartphone e computer, e alle tecnologie verdi, come i motori delle auto elettriche. Ma anche al settore aerospaziale, alla difesa e alla medicina.

La guerra delle terre rare tra Stati Uniti e Cina

Fino a poco tempo fa le terre rare non erano un tema di rilevanza geopolitica perché gli Stati le acquistavano dalla Cina senza particolari problemi. Poi, con l’inizio della guerra commerciale voluta da Donald Trump, le cose sono cambiate. Pechino ha risposto ai dazi statunitensi con restrizioni e controlli sulle esportazioni di minerali critici. In particolare quelli considerati dual use: cioè con applicazioni sia militari che civili.

Una forma di ritorsione di cui si è discusso anche negli incontri bilaterali tra i due Paesi, con il presidente americano che annunciava il raggiungimento di accordi sulle terre rare e quello cinese, Xi Jinping, che negava. Il fatto che il ministro del Commercio cinese abbia deciso di sanzionare le due maggiori aziende americane del settore delle terre rare, MP Materials Usa Rare Earth, vietando loro di acquistare prodotti dual use dalla Cina, mostra quanto sia lontano un accordo.

Le autorità cinesi hanno detto che le sanzioni alle aziende statunitensi sono la risposta alla nuova blacklist che il Pentagono ha stilato a inizio giugno, elencando le aziende accusate di collaborare con l’esercito cinese. Tra queste c’è anche Alibaba. I registri doganali mostrano che da ormai parecchi mesi le esportazioni cinesi di minerali critici come il disprosio e il terbio sono ferme. Questo costituisce un problema per Washington, che ha iniziato a guardarsi intorno.

Washington guarda al Brasile per la filiera delle terre rare

Il governo recentemente ha approvato accordi di finanziamento del valore di circa 1,6 miliardi di dollari con l’azienda Usa Rare Earth, che a sua volta ha messo gli occhi sul Brasiledove si trova circa il 23% delle riserve mondiali di terre rare. Ma dove la produzione è inferiore allo 0,1%. L’azienda statunitense finanziata con fondi governativi ha comprato la miniera di Serra Verde, la più grande al mondo escludendo l’Asia. Altre società a stelle e strisce stanno negoziando per chiudere accordi simili o stanno investendo in infrastrutture sul suolo americano.

L’obiettivo di Washington è quello di creare una filiera nazionale che vada dall’estrazione alla lavorazione delle terre rare senza passare dalla Cina. E per questo ha mobilitato anche l’esercito, che sta collaborando per espandere la capacità di lavorazione nordamericana dei materiali utilizzati nelle attrezzature militari.

La Cina rafforza le restrizioni sull’export di terre rare

Mentre gli Stati Uniti investono miliardi per rendersi autonomi sul fronte delle terre rare, la Cina inasprisce ulteriormente le restrizioni. Mercoledì 1 luglio è infatti entrato in vigore un nuovo pacchetto di misure volto a rafforzare il controllo dello Stato sull’attività delle aziende che investono all’estero. Cittadini e aziende hanno nuovi strumenti per denunciare sospette violazioni delle norme sull’export. Mentre il ministero del Commercio ottiene maggiori poteri per indagare sulle aziende e limitare le loro attività.

Due cittadini giapponesi sono subito finiti nella nuova stringente rete di controlli, e sono stati arrestati per contrabbando di terre rare. Una sorta di avvertimento da parte di Pechino, che sul tema non sembra voler fare sconti a nessuno. E che si appresta a una nuova ondata di restrizioni. Il prossimo 10 novembre scade infatti la tregua parziale con gli Stati Uniti, che finora ha scongiurato il blocco totale alle esportazioni. Per ora non c’è traccia di un nuovo accordo.

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