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Terremoto a Report. La destra ottiene la testa di Ranucci

Terremoto a Report. La destra ottiene la testa di Ranucci

Politica italiana

27/08/2026

da Il manifesto

Andrea Carugati

Informazione La Rai nomina come conduttori Presutti e Piervincenzi, gli inviati minacciano dimissioni in blocco. L'uscente annuncia battaglia legale: «I sostituti mortificano la storia della trasmissione»

Dopo un’estate di veleni mediatici e richieste di rimozione da parte dei vertici della destra, la Rai obbedisce: ieri Sigfrido Ranucci è stato ufficialmente tolto dalla conduzione di Report. E il futuro della trasmissione è a rischio: il direttore degli approfondimenti Rai Paolo Corsini ha infatti nominato alla conduzione due giovani della redazione, Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, freschi di assunzione in Rai dopo la selezione tra i precari avvenuta la scorsa primavera.

DURISSIMA LA REAZIONE di Ranucci: «Ho saputo la notizia dall’Ansa. Al mio posto sono state scelte due persone che mortificano le professionalità che per 30 anni hanno fatto la storia di Report. Condurrò ora la battaglia più importante della mia vita per la libertà di stampa, mi rifiuto di lasciare ai figli un mondo governato da persone mostruose e vigliacche che non tollerano il giornalismo libero».

Netta la protesta dei consiglieri Rai Roberto Natale, Alessandro di Majo e Davide Di Pietro (gli unici non indicati dalle destre) che parlano di «scelta grave e dissennata da cui ci dissociamo. Si tratta di un atto di autolesionismo da parte della Rai». «Se l’azienda non è stata in grado di dimostrare un’influenza di Walter Lavitola sui contenuti di Report, non si comprende su quali elementi sostanziali e si fondi la decisione assunta». E accusano: «Diventa inevitabile registrare l’aderenza aziendale alle richieste di una parte politica».

NELLA SCELTA DEI SOSTITUTI, la Rai ha deciso di ignorare i nomi degli inviati storici che lavorano al programma dai tempi di Milena Gabanelli. Il risultato? Una nota degli inviati che definiscono la decisione sui sostituti «completamente irricevibile». «Le figure scelte non sono in alcun modo rappresentative della storia e dei valori di Report», scrivono, tra gli altri, Giorgio Mottola, Bernardo Iovene, Paolo Mondani e Giulio Valesini, che nei giorni scorsi avevano mandato una lettera a Corsini in cui si erano detti contrari a «qualsiasi ipotesi di conduttore esterno» o di commissariamento invitando a cercare il nuovo conduttore dentro la redazione. Una missiva non condivisa da tutta la squadra (c’era anche chi voleva fare muro a difesa di Ranucci) e che era stata letta come una sfiducia. Ipotesi che gli inviati avevano smentito, ribadendo l’intenzione di «difendere Report».

CORSINI HA SCELTO sì due conduttori interni, ma non condivisi dagli inviati: «Dal momento che l’intenzione dell’azienda sembra quella di voler distruggere la storia e l’integrità della trasmissione, su un evidente mandato politico, annunciamo che, nel caso in cui la Rai non intenda tornare sui propri passi, abbandoneremo in blocco il programma». E così nel pomeriggio arriva il secco no di Iovene e Valesini alla nomina a capi autore proposta da Corsini.

IL TERREMOTO È SERVITO. I vertici della destra, che nelle scorse settimane avevano chiesto la rimozione di Ranucci (compreso il presidente del Senato La Russa che dissertava sui possibili sostituti) ora esultano: «Giusto così. Ora si faccia chiarezza», dice Matteo Salvini. Mentre da Fdi arriva l’«auspicio» che «la trasmissione torni a essere credibile, dopo anni in cui la sua funzione originaria è stata distorta a vero e proprio organo di faziosa propaganda politica e ideologica.

A RANUCCI, CORSINI AVREBBE offerto tre possibili alternative in linea con la sua qualifica di vicedirettore: un incarico al Tg3, a Rainews oppure la guida di un ufficio di corrispondenza Rai all’estero. Ipotesi che Ranucci ovviamente non ha neppure preso in considerazione. Il suo avvocato Roberto De Vita già sta preparando il ricorso in tribunale: «La decisione della Rai condanna la vittima di un attentato, Report e l’indipendenza dell’informazione pubblica». Di fatto, i vertici meloniani della Rai, al netto degli errori di Ranucci (che è arrivato a a paragonarsi a Falcone, Borsellino e Moro) hanno dato alla sostituzione del giornalista una chiara impronta politica che è stata rivendicata dalle destre.

IL M5S ATTACCA. «Queste modalità rappresentano un vero e proprio golpe. L’Italia ripiomba nei tempi bui dell’editto bulgaro di Berlusconi con quello che possiamo definire “Editto Meloni”», spiega la senatrice Barbara Floridia, ex presidente della Vigilanza Rai, azzerata dopo le dimissioni in blocco a luglio dei componenti delle opposizioni. «Quando la maggioranza verrà a parlarci di ricostituire la commissione di vigilanza, le nostre barricate saranno ancora più alte. Nessun dialogo con chi ha portato a termine un’operazione brutale, autoritaria e fascista».

Condanna anche da Fratoianni e Bonelli di Avs: «La Rai punisce quella che, fino a prova contraria, resta la vittima di un attentato e colpisce uno dei pochi spazi liberi del servizio pubblico. È evidente che la destra ha usato la vicenda dell’attentato per far demolire Report». Vittorio Di Trapani della Fnsi chiede alla Rai di «chiarire le motivazioni» della sostituzione. Elly Schlein attacca il governo: «La destra ha ottenuto il suo obiettivo dopo anni di attacchi a Report e al suo conduttore. Telemeloni non ha nemmeno aspettato che i magistrati facciano luce sulla vicenda. Ciò dimostra che l’obiettivo era far saltare Report».

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