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Tirana trentasettesimo giorno di protesta

Tirana trentasettesimo giorno di protesta

Politica estera 

07/07/2026

da Pressenza

Mauro Carlo Zanella

Chi è in grado di fermare questa protesta?

Nessuno, né Edi Rama, né Sali Berisha, né la loro cricca.

Neppure la repressione poliziesco, che risulta addirittura controproducente, non modifica la pacifica compostezza e radicalità di questo spaccato di popolo in marcia.

Oggi il corteo si è fermato a protestare una decina di minuti sotto la sede centrale della polizia e poi ha ripreso la marcia.

“No alla dittatura”, “L’Albania vuole una rivoluzione”, “Noi siamo i partigiani” e tutti gli altri slogan che non sto a ripetere e che hanno il potere di un mantra.

La verità è che la protesta continua perché la gente si diverte a protestare: la protesta è un potentissimo antidepressivo.

Diceva Don Lorenzo Milani che cercare una soluzione individuale sgomitando è egoismo mentre “sortirne insieme” dalle difficoltà di una società e di un sistema economico malato è fare politica nel significato più forte ed etico del termine.

Intanto, anche grazie alla scorta mediatica di diverse televisioni locali ed internazionali che precedono e seguono il corteo dall’inizio alla fine, una azione repressiva è impensabile e il corteo procede senza l’ombra di un poliziotto.

Alcune immagini: un anziano, applauditissimo, che in canottiera e con la bandiera appesa al balcone, saluta dall’inizio alla fine il corteo.

Alcuni ragazzi che intonano una versione del ritornello di “O bella ciao” in Albanese per mandare a quel paese il primo ministro.

Infine un atto molto dolce: un ragazzo compra dodici bottiglie di acqua. Lo guardo stupito. Le regala a chi ha sete.

L’altro giorno invece un ragazzo ha regalato delle rose alla polizia che presidia la sede del capo del governo.

Come ho già scritto è una rivoluzione tanto determinata quanto gentile.

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