ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

Tra Iran e Usa un accordo-fantasma che solleva dubbi

Tra Iran e Usa un accordo-fantasma che solleva dubbi

Politica estera 

13/06/2026

da Remocontro

Piero Orteca

L’annuncio di Trump avvolto dal mistero. Era pronto a bombardare: lo hanno fermato i pakistani e gli emiri, che hanno fatto da “sponda” con Khamenei. A Teheran gli “intransigenti” rischiano di bloccare tutto. Critiche di alcuni repubblicani a Washington. Nebulose le clausole del documento. Rimandato il nucleare, non si parla di missili. E poi: il Libano che fine farà?

Bloccato in extremis

È stato il Premier pakistano, Shehbaz Sharif, a dare l’ultimo imprimatur all’accordo-fantasma che sarebbe stato raggiunto tra Washington e Teheran. Il condizionale è d’obbligo perché, come vedremo, ieri per tutta la giornata si sono inseguiti notizie e smentite, spifferi, voci di corridoio e uscite nazional-propagandistiche. Sharif ha dichiarato che è stato raggiunto un ‘testo definitivo e concordato di un’intesa per il cessate il fuoco’ tra Usa e Iran, mentre i funzionari statunitensi e iraniani continuano a discutere sulle condizioni di un potenziale accordo tra i due Paesi. Dunque, occhio, perché la fonte è autorevole (Sharif è uno dei mediatori). Non solo, attenzione ai termini: si parla di cessate il fuoco, cosa completamente diversa da un accordo di qualsiasi altro tipo. Cioè, bene che vada, saremmo ancora all’anno zero. Anche la formula scelta (“memorandum d’intesa”) è quella di uno scatolone vuoto, che si può riempire, successivamente, come si vuole. Insomma, parliamoci chiaro, in quest’operazione diplomatica c’è molta fuffa e poca sostanza. Sarà una nostra impressione, ma per ora gli unici a festeggiare sono i panzuti trader e gli operatori di mercato (veri pescecani) che speculano sull’effetto yo-yo di petrolio, fertilizzanti e tutta la compagnia di processione di prodotti legati ai carburanti fossili. Il trasversale “partito della guerra”, presente a tutte le latitudini, perché lo scanna-scanna è un business, comunque non demorde. Far passare un accordo di qualsiasi tipo è una corsa a ostacoli, a Teheran come a Washington. In Israele, poi, non ne parliamo. Netanyahu sta già pensando a come mettere a ferro e fuoco mezzo Libano, per fare saltare tutto al più presto possibile. Perché i termini del misterioso patto, in questa fase, non li indovinerebbe manco Nostradamus, per il semplice motivo che sono solo abbozzati. Come la pasta per la pizza: ognuno la tira per dove vuole, fino a quando non restano solo i buchi.

I (presunti) contenuti

Già si parla di firmare, domani a Ginevra, il “memorandum” in pompa magna, alla presenza di J.D.Vance. Beh, forse si sono fatti i conti senza l’oste, perché, per quello che si è sentito dire, il documento sembrerebbe più una resa dell’America che un armistizio. Nel mazzo (secondo Teheran) ballano una catasta di miliardi di dollari da “scongelare”, la ritirata israeliana dal Libano, la fine delle sanzioni all’Iran, nessuna limitazione al programma missilistico e sblocco totale di Hormuz. Del nucleare si parlerà in un secondo momento, anche se gli ayatollah si impegnano a non costruire una bomba atomica. E c’era bisogno di fare una guerra mettendo sottosopra il pianeta, ci chiediamo, per arrivare a cotanta soluzione diplomatica, elaborata da novelli Talleyrand? Eppure, fino a due giorni fa, gli aerei Usa stavano già imbarcando missili e bombe, per riprendere la campagna di bombardamenti “tanto al chilo”, ritenuta l’ultima (disperata) mossa per piegare il regime. Poi, all’improvviso, è cambiato tutto. 

Un colpo di scena

Dunque, fino a giovedì mattina Trump, su tutte le furie, si era deciso a sfogare la sua frustrazione per l’incapacità di raggiungere uno straccio di accordo con l’Iran, tornando a lanciare missili e a sganciare bombe. Una scelta che avrebbe di sicuro reso pressoché irrisolvibile il rompicapo persiano. L’escalation bellica, infatti, è la strada migliore per completare l’opera di demolizione di tutti gli equilibri geopolitici della regione. E non solo. A questo punto, come riporta “Politico”, ripreso con grande evidenza dal Jerusalem Post, i leader dei Paesi del Golfo e dell’Asia meridionale (Pakistan) hanno telefonato al Presidente statunitense per chiedergli di annullare gli attacchi, dopo che Trump li aveva annunciati su Truth Social. “Le telefonate – scrive il Post -sono giunte dall’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani, dal Presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohamed bin Zayed Al Nahyan e dal capo della Difesa pakistana, Asim Munir, i quali hanno assicurato a Trump che un accordo preliminare, che avrebbe aperto la strada a colloqui più dettagliati, era ormai imminente. Un funzionario dell’Amministrazione Trump ha dichiarato a ‘Politico’ che questi Paesi esercitano influenza su Teheran e sulla Guida Suprema, l’Ayatollah Mojtaba Khamenei, aggiungendo che la loro assicurazione di un accordo ha indotto il Presidente a rinunciare ai suoi piani di attacco”. Tutto chiaro quindi, almeno in linea teorica: sono stati gli alleati più stretti della regione a fare da “garanti” della possibile intesa con gli ayatollah. Esibendo come massima prova della fattibilità dell’accordo, l’approvazione della Guida Suprema, Mojtaba Khamenei. Cioè, della figura che in teoria dovrebbe avere l’ultima parola, mediando tra le posizioni dei “moderati” e quella degli “intransigenti”. Anche se lui stesso appartiene a quest’ultima corrente.

Un annuncio affrettato

A questo punto, il Presidente americano, sempre ostaggio del suo ego smisurato, non solo ha annullato in quattro e quattr’otto tutti i piani d’attacco che già erano stati studiati nei minimi dettagli, ma anche annunciato che le trattative avevano avuto buon esito e che ci si era messi d’accordo perfino sui dettagli. “Considerato che le discussioni con la Repubblica Islamica dell’Iran sono state portate ai massimi livelli della leadership iraniana e approvate – ha scritto Trump su Truth Social – io, in qualità di Presidente degli Stati Uniti d’America, ho annullato gli attacchi e i bombardamenti contro l’Iran previsti per questa sera. Le discussioni e i punti finali – ha aggiunto – sono stati approvati, sia a livello concettuale che nei minimi dettagli, da tutte le parti coinvolte”. Tuttavia, poco dopo il suo post, Fars, l’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana, vicina alla fazione più dura del regime, ha scritto che il Paese non aveva ancora raggiunto alcun accordo, mentre il Ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, ha invece dichiarato “che non si è mai stati così vicini a un’intesa”. Una divergenza di posizioni, che dimostra la difficoltà di far passare un accordo che lo zoccolo duro del regime rifiuta. Lo stesso problema che si sta verificando sulla sponda americana, dove il vicepresidente J.D.Vance ha subito dovuto difendere il documento proposto (e ancora sconosciuto) dalle critiche ricevute da molti repubblicani. Diversi colleghi di partito di Trump, infatti, temono che per l’ansia di scappare dal Golfo Persico, il Presidente sia pronto a firmare qualsiasi cosa.

Le critiche iraniane

Ed ecco il resoconto (assai critico) dell’agenzia di stampa iraniana “Fars”, considerata vicina al regime: “Secondo l’agenzia Tasnim, Washington ha recentemente tentato di modificare il testo in 14 punti proposto dall’Iran. Tuttavia, le pressioni militari e diplomatiche americane non sono riuscite a ottenere alcuna concessione. Secondo il rapporto, gli Stati Uniti avrebbero ora annunciato, tramite un mediatore qatariota, che non vi è più bisogno delle recenti modifiche proposte. L’Iran ha respinto categoricamente le nuove modifiche dopo che Trump aveva tentato di far cambiare posizione a Teheran sia con minacce militari che con la mediazione del Qatar. Qualsiasi testo proposto necessita ancora di revisione e approvazione definitiva da parte delle istituzioni iraniane competenti. Fino ad allora, tutte le altre notizie e speculazioni sono da considerarsi infondate, ha precisato Tasnim. I funzionari iraniani hanno prontamente respinto l’ipotesi di resa, sottolineando che sarà Teheran a determinare i termini di qualsiasi soluzione. Mohammad Mokhber, consigliere della Guida Suprema della Rivoluzione Islamica, ha dichiarato alla CNN che ‘la guerra continuerà finché Washington non rispetterà gli interessi di Teheran”. 

La Mehr cita la CNN

  • “Il delirante Presidente degli Stati Uniti Donald Trump – scrive la Mehr, citando un report della CNN andato in onda martedì scorso – ha affermato per ben 37 volte in due mesi ‘di aver raggiunto un accordo con l’Iran per porre fine alla guerra’, a seguito dell’ultima ondata di aggressione non provocata da parte di americani e israeliani contro l’Iran, avvenuta il 28 febbraio. ‘Non c’è alcuna indicazione che ciò sia più vero oggi di quanto lo fosse il 7 aprile’, si legge nell’articolo. Ha aggiunto che Trump continua a ripeterlo, o perché è delirante, o perché cerca di calmare i mercati finanziari o perché pensa di poterlo far avverare con la sola forza di volontà”.
share