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Trottola Trump ma comanda Netanyahu

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Politica estera

09/04/2026

da Remocontro

Ennio Remondino

Bugiardo, inaffidabile, forse plagiato o ricattato. Mentre avanza l’ipotesi che la causa diretta dell’attuale crisi internazionale che incombe sul mondo sia proprio l’instabile Trump. Lui e il suo Nostradamus mediorientale che in realtà è quello che comanda Perché, diciamoci la verità: «La tregua di due settimane allontana il peggio, ma non risolve nulla: offre a Trump una via d’uscita del momento, lascia il regime di Teheran politicamente vivo e l’economia globale ostaggio di Hormuz».

Pinocchio, insegna benevola del bugiardo

Dieci ore per passare dalle minacce di «distruggere un’intera civiltà in una notte, all’annuncio di un accordo che dovrebbe allontanare per un po’ l’ombra dell’apocalisse». Ed anche per Trump è una piroetta record. Bizze e menzogne via social Truth, minacciando che avrebbe riportato l’Iran ‘all’età della pietra’. Esagerato e senza ritegno, nelle minacce e nelle retromarce a seguire, sistematicamente smentendosi. Pinocchio Trump, non solo burattino. Nell’Inferno di Dante, i bugiardi, falsari e fraudolenti sono puniti principalmente nell’ottavo cerchio, Malebolge.

Diavolo Malacoda

Trump, ‘Falsario di parole, e Consiglieri fraudolenti’ che lo ha spinto all’avventura Iran. Nell’inferno di Dante, canto XXIII, viene citato il diavolo Malacoda come ‘padre di menzogna’. Personaggio da Casa Bianca, per la potenza del ruolo. Il concetto di falsità è centrale nella struttura morale dell’Inferno, dove chi ha contraffatto la verità viene punito con la corruzione del proprio corpo. Dante condanna la menzogna come atto di tradimento sociale e, mostra come la falsificazione della parola sia una delle forme più gravi di peccato

Da Dante a Trump scusandoci

Poi, a 90 minuti dallo scadere dell’ultimatum, la svolta: Washington e Teheran hanno accettato una tregua temporanea di due settimane, grazie alla mediazione del Pakistan e che prevede, tra le altre cose, la riapertura dello Stretto di Hormuz (forse) e la sospensione degli attacchi statunitensi e israeliani . Il mondo tira un sospiro di sollievo, anche il Papa si congratula, ma più che di pace si tratta di una pausa armata, appesa a un equilibrio fragilissimo: Israele afferma che il Libano non fa parte dell’accordo e procede con la sua offensiva nel Paese, mentre le nazioni del Golfo continuano a subire attacchi.

  • Sottolineatura importante della Bbc: «potrebbero aver definitivamente mutato il modo in cui il resto del mondo percepisce gli Stati Uniti». Per noi lo è già.

Cosa sta accadendo realmente

L’Iran ha minacciato di riprendere le operazioni militari dopo i gravissimi raid israeliani su Beirut con decine e decine di morti. E come sottolinea Alberto Negri sul Manifesto, «una fonte diplomatica iraniana ieri affermava che a Teheran si sono diffuse due tipi di sensazioni. Una è che Trump non tenga sotto controllo Netanyahu, l’altra che il premier abbia in realtà ottenuto via libera in Libano dagli stessi comandi militari di Washington». Terza sensazione, sempre più diffusa nelle cancellerie, dal libro di Nassir Ghaemi, psichiatra della Harvard medical school di Boston: «Una straordinaria follia, storie di disturbi mentali dietro a grandi leader».

Una via d’uscita taroccata da vittoria

La commedia di presentare al mondo una tregua incerta come ‘una grande vittoria’ americana, ma il fallimento della sua strategia è evidente al mondo. Le minacce di apocalisse svelate come bluff, e la mancata rivolta della popolazione. Mentre le migliaia di bombardamenti non sono riusciti a eliminare la capacità di rappresaglia di Teheran mentre il regime – che prima della guerra appariva isolato e debole –  sembra improvvisamente rinvigorito e, attraverso Hormuz, con una probabile nuova fonte di finanziamento. Mentre precipita la credibilità della protezione Usa «pagata lautamente dalle monarchie arabe negli ultimi decenni», come sottolinea ISPI.

Un clamoroso insuccesso americano

Alla notizia del cessate il fuoco il prezzo del petrolio è crollato del 13% in poche ore successive all’annuncio, ma rimane ben lontano dai livelli pre-guerra. Se i negoziatori non riusciranno a raggiungere un accordo duraturo, un inquietante ritorno allo status quo. «Le quattro settimane della ‘war of choice’ di Trump hanno ulteriormente incrinato la credibilità americana nel mondo; rafforzato Russia e Cina e i ‘duri e puri’ a Teheran; incrinato i rapporti dentro la Nato; distrutto ricchezze e soprattutto vite umane», commento Di Paolo Magri Presidente del Comitato Scientifico ISPI.

Con l’Europa sempre e comunque a perdere

  • «Comunque vada, per l’Europa significa subire, per l’ennesima volta, decisioni prese da altri, insiste l’Istituto studi di politica Internazionale. Il: Molto è cambiato nella regione e nel mondo, non certo in meglio. Nei prossimi 15 giorni dovranno poi essere affrontati tutti i nodi nei rapporti del regime con l’America e il mondo: il nucleare, i missili, Hormuz, le sanzioni, Hezbollah e Houthi, solo per dirne alcuni.  Nodi irrisolti da decenni e forse resi ancor più irrisolvibili da questa guerra. Godiamoci perciò l’euforia di una soluzione che vede tutti vincitori ma non illudiamoci troppo sul ‘vissero felici e contenti’».
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