14/04/2026
da Il Manifesto
Il papocchio Dal presidente anche un’immagine con lui come Gesù. Che negli Usa fa molto più scandalo

«Non voglio un papa che pensi sia ok che l’Iran abbia armi nucleari. Non voglio un papa che considera l’attacco americano al Venezuela terribile». «E non voglio un papa che critica il presidente degli Stati uniti, perché sto facendo esattamente ciò che sono stato eletto, con numeri schiaccianti, per fare».
Donald Trump insomma non vuole un papa come Leone XIV e nella notte di domenica, con un post su Truth Social, attacca con una violenza senza precedenti nelle relazioni Usa con il Vaticano.
«Leone dovrebbe essermi grato perché, come sanno tutti, la sua elezione è stata una sorpresa scioccante. Non era su nessuna lista per diventare papa, è stato messo lì dalla Chiesa solo perché è americano, e pensavano che questo sarebbe stato il miglior modo di rapportarsi al presidente Donald J Trump. Se non fossi alla Casa bianca, Leone non sarebbe in Vaticano». E ancora: «È debole con il crimine», «vicino alla sinistra radicale», «dovrebbe concentrarsi sul fare il papa, non il politico», «sta arrecando danno alla chiesa cattolica».

LA RAGIONE del lungo sfogo notturno – poi ribadito da Trump ai reporter che gliene chiedevano conto appena sceso dall’aereo che lo ha riportato a Washington dopo il weekend in Florida: «Non sono un fan del papa», «è molto liberal», «si vede che gli piace il crimine» – sono naturalmente le posizioni espresse da Prevost sull’intervento americano in Iran. Quella che aveva definito «l’assurda e inumana violenza», in particolare la «inaccettabile» minaccia di «spazzare via un’intera civiltà». Alla radice della guerra, aveva aggiunto il papa, c’è «una mania di onnipotenza».
«Non ho paura dell’amministrazione Trump, né di parlare del messaggio del Vangelo», è stata la risposta di Leone a chi gli ha chiesto del post di Trump mentre era in volo per l’Algeria, e ha aggiunto di non avere intenzione di discutere con lui. «Il messaggio della chiesa, il mio messaggio, quello del Vangelo: beati sono i costruttori di pace».
A CONDANNARE il violento attacco del presidente Usa contro il leader spirituale di oltre 1,4 miliardi di persone, delle quali milioni negli Stati uniti, intervengono alcuni leader della chiesa cattolica statunitense, fra cui il presidente della Conferenza episcopale degli Stati uniti Paul S. Coakley: «Sono avvilito dal fatto che il presidente abbia deciso di scrivere parole così sprezzanti sul Santo padre. Papa Leone non è un suo rivale, né un politico». Le parole più dure arrivano dal prete gesuita James Joseph Martin Jr. «Non c’è un limite a questo squallore morale?».
Ma a suscitare davvero scandalo negli Stati uniti è piuttosto il post di poco successivo pubblicato da Trump su Truth Social («il nome stesso del sito è ironico»”, ha osservato papa Leone): un’immagine realizzata con l’intelligenza artificiale in cui il presidente, con gli abiti di Gesù, guarisce un malato con l’imposizione delle mani. Circondato da simboli “patriottici”: soldati, aquile, l’immancabile Statua della libertà. «Blasfemia oltraggiosa», è stata la reazione anche all’interno della destra cristiana che normalmente lo sostiene in tutto e per tutto, anche nella sua volontà di commettere un genocidio in Iran.
«Deve rimuovere quell’immagine immediatamente e deve chiedere perdono al popolo americano e a Dio», scrive la popolare commentatrice, nel campo della destra religiosa, Megan Basham. «Dio non può essere deriso», scrive su X il podcaster di destra Riley Gaines. Allo sdegno di decine di alleati cristiani suprematisti, Trump risponde con prontezza e rimuove l’immagine incriminata da Truth. Poi, in una conferenza alla Casa bianca, definisce «fake news» l’idea che quell’immagine lo rappresentasse nei panni Gesù: «Mi rappresenta come un medico».
MENTRE SUO MALGRADO obbedisce alla destra cristiana, durante la conferenza Trump rifiuta di porgere le sue scuse a Prevost, come aveva chiesto il vescovo Robert Barron – conservatore cattolico che proprio ieri mattina partecipava ai lavori della Commissione sulla libertà religiosa istituita da Trump – in un post su X con il quale ha definito le dichiarazioni di Trump «inappropriate e irrispettose». «Credo che il presidente debba delle scuse al papa». Il presidente non concorda: alla Casa bianca ha detto che «non c’è nulla di cui scusarsi», dato che «il papa ha detto cose sbagliate».
L’ATTACCO FRONTALE di Trump è l’ultima escalation di un conflitto con la Santa sede che va avanti da tempo, non solo sulla guerra in Iran dato che come è noto Prevost ha declinato l’invito alla celebrazione dei 250 anni dell’indipendenza Usa, preferendo organizzare un viaggio a Lampedusa, l’isola simbolo del viaggio dei migranti per raggiungere l’Italia. Giorni fa erano circolate voci, smentite dall’amministrazione, di una “velata” minaccia – un riferimento al papato di Avignone – da parte di un funzionario del Pentagono all’ex ambasciatore del Vaticano negli Usa Christophe Pierre. Interpellato sulla controversia, il cattolico di più alto grado nel governo Trump – il vicepresidente JD Vance – ha chiesto ai giornalisti chi mai fosse questo Pierre di cui parlavano.

