03/03/2026
da Remocontro
‘Iran funesto’, l’analisi dell’Huffington Post in casa dell’aggressore numero due al seguito di Netanyahu. Bannon, Carlson e gli altri dell’ultradestra sovranista statunitense, sconcertati da Trump, con Rubio che straparla non sapendo cosa dice. Il ‘controcanto’ del mondo Maga, che teme una guerra lunga: «Non era questo che il presidente aveva detto in campagna elettorale». In copertina, come vedono la crisi in Russia

Viaggio nella ‘blogosfera’ conservatrice
Che effetto può avere sulla coalizione Maga della destra repubblicana questa avventura iraniana? «Seguire la diretta Web del mattino di Steve Bannon e della sua ‘War Room’ è un bel termometro. Bannon, tra gli ideologi del movimento Maga che però talvolta prendono le distanze dalle scelte internazionali o pro Big Tech dell’amministrazione, ha criticato indirettamente la scelta: ‘Se questa diventerà una cosa lunga, non è quello di cui si parlava in campagna elettorale’», segnala Martino Mazzonis.
Prime critiche anche dai conservatori Usa
Non solo Bannon per costruire una critica – non ancora esplicita – dell’attacco iraniano. Durante la lunga trasmissione online ha parlato anche Erik Prince, ex marine, già fondatore di BlackWater, la compagnia di mercenari che ha offerto servizi all’esercito Usa in Iraq e s’è impantanata in una serie di scandali e violenze da forza occupante. Partecipando allo show, ha spiegato la sua contrarietà alla guerra: «Ci sono migliaia di Guardie della rivoluzione pronte ad andare in clandestinità, stiamo aprendo un barattolo di vermi difficile da controllare». Prince ha fatto campagna attiva per Trump e grandi affari negli Emirati Arabi, aggiunge Mazzonis.
Il consigliere di Obama
Bannon ha anche invitato Trita Parsi, iraniano-americano e consigliere informale di Barack Obama durante le trattative per l’accordo sul nucleare del 2015 – figura insolita fra quelle che ospita normalmente – chiamato per spiegare come sia difficile che la caduta del regime iraniano avvenga grazie ai bombardamenti. Insomma, l’amministrazione ha un problema con la base Maga e con le sue voci più propense all’isolazionismo e al ritiro degli Stati Uniti dal ruolo di guardiani del mondo, uno dei fattori che ha portato alla quasi estinzione dei neocon e all’avvento del presidente Trump.
Ministri capaci in fedeltà personale
«Il problema del mondo ‘Maga’ è che, a oggi, né il presidente né il capo del Dipartimento della Guerra, l’ex giornalista televisivo Pete Hegseth, hanno spiegato agli americani quale sia l’obiettivo finale delle operazioni contro l’Iran». Hegseth, nella prima apparizione pubblica dopo l’attacco, dice che «l’operazione ha un ‘’obiettivo chiaro, devastante e decisivo: distruggere la minaccia missilistica” dell’Iran, la marina militare e ‘eliminare le armi nucleari’. Dimenticando un dettaglio: i cittadini iraniani che dovrebbero scendere in strada e rovesciare il regime. Che stanno contando i loro morti e l’amore ad occidente.
Medaglie ai caduti
Durante una cerimonia militare in cui attribuiva medaglie a soldati caduti in guerra, Trump ha spiegato che in Iran le cose vanno per il meglio, ma non ha escluso l’invio di truppe e ha detto che le operazioni potrebbero durare alcune settimane. Ed ecco che la distanza tra il candidato e il presidente si fa grande proprio in politica estera. «Tra il presidente della pace e questi bombardamenti contro l’Iran», denuncia Emma Ashford, esperta di politica estera americana, della Georgetown University. «Ritengo che il presidente e chi ha attorno pensino di passare per la porta stretta dell’uso della forza senza che significhi una guerra vera e propria con soldati al fronte».
‘Trump metta in riga Israele’
Sui canali YouTube della galassia dell’America First. Sulla rivista The American Conservative: «Il presidente deve spiegare il perché, e rassicurare la base che lo ha votato perché è contro le guerre infinite, contro l’esportazione della democrazia». La National Conservatism Conference di settembre aveva come titolo «America first or Israel first?». «Se l’Ucraina non è la nostra guerra, perché mai lo sono quelle in Medio Oriente?”, È qui c’è l’altro aspetto che non va giù a una parte dell’America trumpiana, «l’idea che la politica estera mediorientale sia il frutto di un patto di sangue con il premier israeliano Benjamin Netanyahu».
Foxnews già avverte
Tucker Carlson, già conduttore per Foxnews, licenziato dal canale conservatore e divenuto un battitore libero con uno show su X, il social network di proprietà di Elon Musk. Carlson ha detto, «questo non è l’Iraq e che l’esercito Usa non è pronto per una guerra con un paese così». Peggio, che «gli arsenali sono vuoti forse perché li abbiamo usati per difendere Israele». Carlson è noto per le sue tirate antisraeliane, e ha gioco facile a segnalare il legame tra il rapporto con Israele e questo attacco. Con ammissione indiretta di ieri dal ministro Rubio che prova a giustificare l’azzardo dopo la decisione israeliana di anticipare l’attacco.
Troppo Israele fa male all’America
- Ancora Carlson: «In Qatar e Arabia Saudita, le autorità hanno arrestato agenti del Mossad che pianificavano attentati con bombe in quei Paesi». Il mese scorso, il noto giornalista ha incontrato per ben tre volte, nello Studio Ovale il presidente, cercando di dissuaderlo dall’attaccare l’Iran le conseguenze economiche come l’impennata dei prezzi dell’energia e le ripercussioni sugli alleati arabi nella regione, denunciando inoltre l’influenza sproporzionata di Israele e di Netanyahu, che secondo lui era l’unico vero motore della decisione.

