06/05/2026
da Pagine esteri
Mentre il calo del petrolio dà respiro ai mercati, l’Italia affronta il peso della crisi energetica e l’Europa si scherma contro la minaccia di nuovi dazi
Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato oggi una pausa temporanea dell’operazione “Project Freedom”, l’operazione militare lanciata dagli Stati Uniti forzare il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz. La Casa bianca dichiara che l’attività rimarrà sospesa per un breve periodo per valutare se sia possibile finalizzare e firmare un accordo con Teheran. Nonostante questo segnale di distensione diplomatica, Trump ha tuttavia precisato che il blocco navale resterà pienamente in vigore. Le ore successive all’annuncio sono state caratterizzate da un frenetico susseguirsi di aggiornamenti su ipotetici passi avanti negoziali con l’Iran. Secondo fonti pakistane coinvolte negli sforzi di mediazione, Washington e Teheran sarebbero infatti vicine alla firma di un promemoria d’intesa di una sola pagina per porre fine alle ostilità. Un portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha confermato che il Paese sta attualmente “valutando” la proposta di pace in 14 punti avanzata dagli Stati Uniti.
I dettagli trapelati su questo potenziale accordo delineano uno scambio complesso: l’Iran si impegnerebbe a una moratoria sull’arricchimento nucleare, mentre gli Stati Uniti accetterebbero di revocare le sanzioni e sbloccare miliardi di dollari di fondi iraniani congelati. Entrambe le parti, inoltre, dovrebbero rimuovere le restrizioni al transito nello Stretto di Hormuz, ponendo fine al doppio blocco che ha strangolato i commerci. La reazione dei mercati globali a queste notizie è stata immediata e plastica: i prezzi del petrolio sono crollati ai minimi da due settimane, con il Brent sceso a 103,17 dollari al barile, registrando un calo del 6,1%. Contemporaneamente, le borse europee e i futures statunitensi hanno registrato un deciso rialzo, mentre il dollaro ha perso terreno rispetto alle principali valute. Da Pechino, dove il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha incontrato l’omologo cinese Wang Yi, è giunto un messaggio di cauto incoraggiamento: la Cina vede la situazione a un “punto critico di transizione verso la pace”, pur ribadendo che un ritorno al conflitto sarebbe del tutto inaccettabile. Araqchi ha tuttavia precisato che l’Iran accetterà solo un “accordo equo e globale” che tuteli i propri diritti legittimi.
La svolta arriva inaspettata, dopo i fatti delle ultime ore. Ieri gli incrociatori lanciamissili americani USS Truxtun e USS Mason, supportati da elicotteri Apache, sono entrati nel Golfo sfidando uno sbarramento di barche, missili e droni iraniani. Contemporaneamente, il conflitto si era allargato agli Emirati Arabi Uniti, le cui difese aeree hanno intercettato per due giorni consecutivi attacchi provenienti dall’Iran. Tali azioni hanno provocato incendi in impianti petroliferi a Fujairah e colpito petroliere della compagnia statale di Abu Dhabi. Teheran ha giustificato tali ostilità come una risposta alle operazioni militari statunitensi e israeliane, invitando i vicini a non “importare sicurezza” da potenze esterne. In questo clima di guerra aperta, la navigazione commerciale era rimasta quasi del tutto paralizzata, con pochissime eccezioni come la Alliance Fairfax del gigante Maersk, riuscita a transitare sotto protezione militare.
Mentre si parla di negoziati, il costo della guerra cominciata con l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran è già ricaduto pesantemente sulle popolazioni civili, specialmente in Europa. In Italia, la cosiddetta “tassa Trump” sull’energia rischia di costare alle famiglie tra i 450 e i 2.270 euro in più all’anno, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale. Il danno per il Paese è considerato tra i più alti del continente, colpendo i consumi in modo diretto in un contesto dove i prezzi del gas sono già superiori del 64,4% rispetto ai livelli del 2021.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha espresso la volontà di intervenire, ma Bruxelles ha finora respinto l’ipotesi di scorporare le spese energetiche dal calcolo del deficit, attendendo segnali ufficiali di recessione prima di concedere deroghe. A complicare ulteriormente il quadro geopolitico vi è lo spettro di una nuova guerra commerciale parallela a quella militare: Trump ha minacciato dazi del 25% sul settore automobilistico europeo, mossa che ha spinto il presidente francese Emmanuel Macron a invocare l’attivazione del “bazooka” anti-coercizione dell’Unione Europea. In tutto ciò, nonostante i mesi di guerra e gli attacchi militari, l’intelligence statunitense stima paradossalmente che il tempo necessario all’Iran per costruire un’arma nucleare sia rimasto invariato, mettendo in discussione l’efficacia reale dell’escalation militare finora perseguita. Pagine Esteri

