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Trump torna a bombardare l’Iran per costringerlo a negoziare. Ma Teheran non si piega e risponde attaccando mezzo Medio Oriente

Trump torna a bombardare l’Iran per costringerlo a negoziare. Ma Teheran non si piega e risponde attaccando mezzo Medio Oriente

Politica estera

11/06/2026

da La Notizia

Davide Manlio Ruffolo

Trump torna a bombardare l'Iran. Ma Teheran non si piega e risponde attaccando mezzo Medio Oriente

Sbloccare lo stallo nei negoziati di pace che, da mesi, impedisce un accordo tra Stati Uniti e Iran. Questo sarebbe lo scopo dei raid ordinati negli ultimi due giorni dal presidente americano Donald Trump, sempre più insofferente di fronte ai tentennamenti del regime degli ayatollah nell’accettare un’intesa che ponga fine a un conflitto rimasto congelato per settimane in un surreale cessate il fuoco.

A spiegare la nuova svolta strategica degli Stati Uniti è stato il Segretario alla Guerra Pete Hegseth, che ha definito i raid “un atto di diplomazia coercitiva”, dopo che Teheran aveva affermato di voler valutare lo stato dei colloqui, riservandosi il diritto di interromperli a causa dei continui bombardamenti del Libano da parte dell’IDF di Benjamin Netanyahu e dei raid statunitensi scatenati dopo l’abbattimento di un elicottero Apache in circostanze ancora da chiarire.

Un atteggiamento, quello di Teheran, che ha indispettito la Casa Bianca, tanto da spingere Trump a dichiarare apertamente che l’Iran avrebbe dovuto “pagare il prezzo” di questo stallo diplomatico.

La diplomazia coercitiva di Trump e la risposta degli ayatollah

Gli ultimi raid, secondo quanto dichiarato dal Centcom, hanno colpito lungo tutta la costa iraniana. A finire nel mirino dei missili Tomahawk sono stati obiettivi quali “sistemi di sorveglianza, sistemi di comunicazione e postazioni di difesa aerea iraniani in tutto il Paese” e altri “target iraniani che rappresentavano una minaccia per le forze statunitensi e le navi mercantili internazionali in transito nelle acque regionali”.

Attacchi che l’Iran non ha subito passivamente, rispondendo con un lancio di missili nel quale i Pasdaran dichiarano di aver colpito diciotto obiettivi statunitensi nelle basi di Ali Al-Salem e Ahmad Al-Jaber, in Kuwait, e nella base aerea di Sheikh Isa, in Bahrein, oltre al quartier generale della Quinta Flotta e ad altre due basi militari americane in Iraq e Giordania.

Ma la conseguenza più drammatica di questa nuova escalation è la decisione di Mojtaba Khamenei di annunciare la chiusura totale dello Stretto di Hormuz, affermando che “nessuna nave potrà attraversare” questo vitale lembo di mare. Una notizia smentita dagli Stati Uniti, secondo i quali l’Iran non avrebbe le capacità necessarie per attuare una simile operazione.

I negoziati si complicano

Quel che è certo è che i negoziati, già molto complessi, rischiano di complicarsi ulteriormente dopo questa nuova ondata di attacchi. Al momento i colloqui in Qatar sarebbero ancora in corso, come confermato dallo stesso presidente americano, che ha tenuto a precisare che Israele non ha partecipato ai recenti bombardamenti sull’Iran.

Una trattativa che appare sempre più in salita. Da un lato, la Casa Bianca ha fretta di raggiungere un’intesa che permetta la riapertura dello Stretto di Hormuz; dall’altro, deve trovare il modo di non scontentare eccessivamente il suo alleato israeliano, contrario a qualsiasi forma di accordo, e il regime di Teheran, che intende sfruttare la situazione sul campo di battaglia per confermarsi come una delle principali potenze regionali.

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