Principale rivale politico di Erdogan e probabile vincente alle prossime elezioni presidenziali, il sindaco di Istanbul Imamoglu, arrestato stamane con accuse poco credibili. Azione di forza del presidente Erdogan che ha alle spalle un percorso di potere ai vertici dello Stato di oltre 20 anni, e che precipita nuovamente nell’azione di forza che lo scredita a livello internazionale a danno della Turchia. Movimenti di protesta non solo nella città sul Bosforo, e azioni di repressione come la chiusura della metropolitana e dei social. E la Turchia della trattativa di pace in Ucraina svanisce con gli eccessi dell’ormai vecchio despota con cui diventa sempre più imbarazzante avere a che fare.
Arresto plateale del principale avversario politico
Nella prima mattinata di oggi la polizia turca ha arrestato il sindaco di Istanbul, Ekrem Imamoğlu, nell’ambito di una maxi indagine sui legami tra corruzione e terrorismo. Imamoğlu è uno dei leader del principale partito di opposizione all’autoritario presidente Recep Tayyip Erdoğan, il Partito Popolare Repubblicano (CHP). L’arresto del principale sfidante di Erdogan a pochi giorni dalle elezioni primarie del Partito Popolare Repubblicano. Già l’anno scorso, l’autoritario presidente turco ha fatto sostituire o arrestare dieci sindaci dell’opposizione
Centinaia di arrestati
Secondo quanto riportato dall’agenzia stampa turca Anadolu, sono stati emessi mandati d’arresto per altre cento persone. Mentre le autorità avrebbero chiuso diverse strade e vietato le manifestazioni a Istanbul per quattro giorni, per scongiurare eventuali proteste dei sostenitori del primo cittadino. In un post pubblicato sul suo account X questa mattina, Imamoğlu si è «affidato non solo ai 16 milioni di residenti di Istanbul, ma anche agli 86 milioni di cittadini della Turchia e a tutti coloro che sostengono la democrazia e la giustizia in tutto il mondo». Aggiungendo: «La volontà del popolo non può essere messa a tacere tramite intimidazioni o atti illeciti».
Fantasma curdo del Pkk sempre usato
L’ordine di arresto per Imamoglu parla di corruzione, di ‘organizzazione criminale’, e -accusa chiave- «favoreggiamento nei confronti dell’organizzazione terroristica Pkk», riferiscono vari media turchi. Il fantasma dell’azione armata curda il cui leader storico Ocalan, ha recentemente proposto l’auto scioglimento. Nei raid della polizia di questa mattina, oltre a Imamoglu sono state arrestate circa cento persone ritenute a lui vicine, tra cui il noto giornalista Ismail Saymaz.
‘Tentativo di colpo di Stato’
Il presidente del CHP, Özgür Özel, ha definito la detenzione di Imamoğlu come «un tentativo di colpo di stato contro il nostro prossimo presidente». È in effetti da mesi che è in atto da parte delle autorità turche una campagna di criminalizzazione del CHP, accusato di legami con i separatisti curdi del Pkk. Già nel mese di febbraio, numerosi funzionari locali e membri eletti del partito di opposizione sono stati arrestati in diverse città del Paese. Quando non vengono arrestati, Erdogan li sostituisce frequentemente con funzionari nominati dal governo: dalle elezioni locali del 2024, il ministero dell’Interno ha destituito otto sindaci del partito filo-curdo DEM e due del CHP, una pratica condannata di recente anche dal Parlamento europeo.
Oltre venti anni di potere del despota Erdogan
L’arresto del sindaco di Istanbul – la cui dimora era stata perquisita nella giornata di ieri – arriva a pochi giorni dalle elezioni primarie del CHP, previste il 23 marzo. Appuntamento in cui Imamoğlu avrebbe dovuto essere indicato come candidato a sfidare l’egemonia di Erdogan, presidente della Turchia da oltre un decennio, alle prossime elezioni presidenziali del 2028. Già lunedì però, l’Università di Istanbul aveva deciso di annullare il diploma di Imamoğlu a causa di presunte irregolarità nel suo trasferimento nel 1990 da un’università privata nel nord di Cipro alla facoltà di economia aziendale, impedendogli di fatto la corsa alla presidenza. Secondo la legge turca, per candidarsi alle elezioni è obbligatorio aver conseguito una laurea.
Scandalo internazionale
Una mossa, quella dell’ateneo di Istanbul, ampiamente percepita in patria e all’estero come politicamente motivata, che lo stesso Imamoğlu aveva definito “illegale”. Il Partito Socialista Europeo ha indicato il presidente come responsabile, condannando in una nota il tentativo di Erdogan di “mettere a repentaglio la candidatura presidenziale del sindaco di Istanbul”. Nel maggio 2023, Erdogan è stato rieletto presidente della Turchia superando proprio lo sfidante del Partito popolare repubblicano, l’economista Kemal Kılıçdaroğlu. Una vittoria però molto più risicata di quel che ci si poteva attendere, conclusasi con il 52,16 per cento dei voti per Erdogan e il 47,84 per Kılıçdaroğlu. Un testa a testa che preoccupa fortemente Erdogan e la sua lobby personale di potere, l’AKParty.
L’Europa assopita si sveglia
«Ancora una volta un attacco alla democrazia in Turchia. Condanniamo quanto sta avvenedo in queste ore in Turchia con l’arresto di Imamoglu, rappresentante del maggior partito di opposizione e il divieto di manifestare per esprimere il proprio dissenso”, afferma in una nota del Parlamento europeo. Pd e 5 Stelle chiedono ai vertici dell’Unione europea «di prendere una posizione chiara e inequivocabile a favore della democrazia, delle libertà civili e il diritto di manifestare che oggi vengono negati in Turchia. L’Alto rappresentante Kallas si farà sentire o è sempre troppo impegnata a disegnare scenari di guerra in Ucraina?».
19/03/2025
da Remocontro