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Turchia: il despota Erdogan vuole restare al potere a vita

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Venerdì, per il terzo giorno consecutivo, sono continuate le grosse proteste in tutta la Turchia contro l’arresto del sindaco di Istanbul, Ekrem Imamoglu, considerato il principale oppositore politico del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che governa ormai da anni in maniera sempre più autoritaria.

                  

Accusa di Colpo di Stato

Ozgur Ozel, capo del partito di Imamoglu, ha sollecitato le persone a manifestare pacificamente, nonostante le amministrazioni locali stiano vietando le proteste in diverse città del paese. Gran parte delle proteste si è tenuta a Istanbul, dove in serata ci sono stati scontri tra manifestanti e polizia. come denuncia il Post.

Repressione antisommossa

Migliaia di persone si sono riversate nelle strade, dirigendosi verso la simbolica piazza Taksim, ma sono state bloccate dalle forze dell’ordine in assetto antisommossa. La tensione è salita rapidamente, con la polizia che ha utilizzato spray urticante per disperdere i manifestanti. Ozgur Ozel, il leader del principale partito di opposizione CHP ha dichiarato che alla manifestazione sotto il comune di Istanbul erano presenti almeno 300.000 persone. «Se provocate con gas lacrimogeni e veicoli di sicurezza, sarete responsabili di tutto ciò che accadrà qui, signor prefetto! Siamo qui con 300.000 persone!», ha affermato Ozel durante la protesta, che era stata vietata.

Stato di polizia e magistratura agli ordini

Imamoglu è stato arrestato alcuni giorni prima di partecipare come favorito alle primarie del Partito popolare repubblicano (CHP, laico di centrosinistra e nazionalista), per scegliere il candidato presidenziale alle prossime elezioni, previste nel 2028. Ha 53 anni, è sindaco di Istanbul dal 2019 ed era stato rieletto lo scorso anno: in entrambe le occasioni aveva superato un candidato conservatore sostenuto da Erdogan. È considerato uno dei pochi in grado di raccogliere voti dalle varie componenti dell’opposizione, comprese quelle conservatrici e laiche e la minoranza curda.

Casi giudiziari a uso politico

Per questo da tempo è stato coinvolto in casi giudiziari ritenuti politicamente motivati dai suoi sostenitori, alcuni dei quali non ancora conclusi (in Turchia la magistratura non è indipendente). Ufficialmente l’arresto di mercoledì è legato a un caso di presunta corruzione, ma anche ad accuse di legami con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (o PKK, l’organizzazione politica e paramilitare che a inizio marzo ha dichiarato il cessate il fuoco con lo stato turco): un pretesto che il governo turco ha usato spesso, anche recentemente, per reprimere i propri avversari politici.

22/03/2025

da Remocontro

Remocontro

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