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Ucraina, scandalo corruzione: Yermak si dimette dopo le perquisizioni

Ucraina, scandalo corruzione: Yermak si dimette dopo le perquisizioni

Politica Estera

28.11.2025 

da Il Manifesto

Sabato Angieri

Inchiesta "Midas" Si dimette il capo dell’Ufficio presidenziale . Il caso investe ministri e figure vicine alla presidenza, aprendo una fase delicata per Kiev e aumentando la pressione internazionale sulla lotta alla corruzione.

La lampada di Aladino si è rotta e i desideri del presidente Volodymyr Zelensky ora dovranno essere espressi altrove. Andriy Yermak, capo dell’ufficio presidenziale dal 2020, secondo molti l’uomo più potente d’Ucraina, si è dimesso in seguito alle perquisizioni effettuate dagli agenti dell’Ufficio nazionale anti-corruzione (Nabu) presso la sua abitazione. Ad annunciarlo è stato lo stesso Zelensky che lo ringrazia «per aver sempre presentato la posizione dell’Ucraina nel percorso negoziale esattamente come doveva essere» e dice di voler «evitare pettegolezzi e speculazioni».

Le dimissioni di Yermak arrivano in seguito al terremoto istituzionale causato dall’inchiesta «Midas» che ha evidenziato un’associazione a delinquere composta da ex soci di Zelensky, oligarchi amici del presidente, ministri, funzionari di alto livello e chissà chi altro. I nomi non sono ancora usciti tutti e finora solo l’ex ministro della Giustizia German Galushenko e l’ex titolare dell’Energia, Svitlana Grynchuk, sono stati costretti alle dimissioni. Il gruppo avrebbe avuto come capi Timur Mindich, ex co-proprietario della società di distribuzione di Zelensky Kvartal95, e Oleksandr Tsukerman, uomo d’affari invischiato in decine di settori. I due sono attualmente latitanti e il parlamento ha di recente ratificato un mandato d’arresto internazionale e delle sanzioni ad personam nei loro confronti. Ogni membro aveva un nome in codice. Secondo il giornale ucraino Ukrainska pravda, Yermak era chiamato «Ali Baba». A inizio novembre il procuratore capo anticorruzione ucraino (Sapo), Oleksandr Klymenko, ha dichiarato che: «Ali Baba sta tenendo riunioni e assegnando incarichi alle forze dell’ordine per garantire che perseguano i detective della Nabu e i procuratori anticorruzione». Si voleva tentare di mettere (di nuovo) il bavaglio agli organi anti-corruzione, come quest’estate, prima che scoppiassero proteste in tutto il Paese e a Bruxelles.

Gli oltre 100 milioni che sono spariti a partire dalla società energetica nucleare nazionale Energoatom, secondo la stampa ucraina sono solo la punta dell’iceberg. Nel sistema di corruzione sarebbero implicati anche l’ex ministro della Difesa e attuale Segretario del Consiglio nazionale di sicurezza e Difesa, Rustem Umerov. Questi è stato sentito dagli inquirenti mercoledì, ma al momento non risulta indagato anche se i sospetti nei suoi confronti aumentano nell’opinione pubblica. Insieme a Yermak, Umerov era uno dei capi-delegazione della squadra ucraina che sta trattando con gli Usa e l’Ue per definire la bozza dell’accordo di pace da presentare alla Russia.

In Ucraina erano quasi tutti convinti che Yermak fosse coinvolto nello scandalo. Si ipotizza che una delle ville di super-lusso costruite dal gruppo di corrotti con gli introiti illeciti fosse destinata proprio a lui. Del resto la convinzione della popolazione ucraina è che a Kiev non si muove foglia senza che il plenipotenziario di Zelensky non voglia. E infatti la mossa è totalmente inaspettata.

Fino a pochi giorni fa Zelensky aveva ribadito che «i membri dell’Ufficio del presidente sono decisi dal presidente e da nessun altro», a sottolineare la differenza tra l’obbligo di dimissioni imposto ai ministri e il fatto che Yermak fosse ancora in carica. Anzi, sembrava l’avesse blindato al suo posto ribadendogli il sostegno pieno con la nomina di capo della squadra negoziale ucraina, il ruolo più importante e delicato al momento. Invece ieri il presidente ha scritto sui suoi social network che «Ci sarà una riorganizzazione dell’ufficio presidenziale, per quanto riguarda il nuovo capo domani [oggi, ndr] terrò delle consultazioni con coloro che potrebbero guidare questa istituzione. Secondo gli esperti consultati dal Kyiv Independent i nomi più probabili sono 4: «La premier Yuliia Svyrydenko [ex vice di Yermak, ndr], il ministro per la trasformazione digitale Mykhailo Fedorov, il capo dell’intelligence militare (Gur) Kyrylo Budanov e il ministro della Difesa Denys Shmyhal».

Il fatto che Yermak fosse sgradito ai vertici statunitensi, persino a quelli più filo-ucraini come il segretario di Stato Marco Rubio, e a quelli europei spiega il sollievo internazionale per la sua rimozione. A livello internazionale, Guillaume Mercier, portavoce della Commissione Europea, ha affermato che Bruxelles sta monitorando attentamente gli sviluppi in corso a Kiev. «La lotta alla corruzione rimane centrale per la candidatura dell’Ucraina all’UE» ha dichiarato ieri il portavoce della Commissione europea, Guillaume Mercier. Da oltreoceano per ora non si sono espressi, ma (soprattutto negli ultimi mesi) i sospetti dei legami degli uffici anti-corruzione ucraini con le agenzie di sicurezza statunitensi (soprattutto Fbi) sono aumentati, fomentati da voci di complotti dell’amministrazione Trump contro una figura considerata deleteria per i rapporti Washington-Kiev.

In ogni caso, gli ucraini per ora tirano un sospiro di sollievo. Yermak era uno dei personaggi più odiati del Paese, a tal punto che era diventato simbolo di corruzione e di vecchi meccanismi marci. La mossa di Zelensky, che appare politicamente intelligente anche se in ritardo, gli darà un po’ di respiro in un momento in cui il presidente ha bisogno del massimo sostegno della popolazione per affrontare i negoziati e i nemici (senza dimenticare gli amici) esteri.

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