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Ucraina a spinta verso l’Ue nonostante corruzione e diritti civili violati

Ucraina a spinta verso l’Ue nonostante corruzione e diritti civili violati

Martedì inizieranno i negoziati per l’adesione all’Ue di Kiev e Moldavia. Che vuol dire tanto e assieme nulla, visto che la Turchia musulmana aspetta da oltre 20 anni e probabilmente non arriverà mai, o la Serbia da almeno 10, che, anche senza Milosevic è ortodossa come la Russia e amica di Mosca. Il presidente Zelensky in perenne propaganda politica, spara di «Passo storico», forse illuso da promesse illecite di sconti della corruzione dilagante anche in guerra, e i diritti civili violati dietro il paravento della legge marziale.

Azzardo politico a forte rischio

Martedì prossimo inizieranno ufficialmente i negoziati per l’adesione dell’Ucraina e della Moldavia all’Unione europea. Ieri il Consiglio Economia e Finanza dell’Ue (Ecofin) ha approvato il quadro negoziale dei due Paesi est europei che ‘spalanca le porte’ -meglio sarebbe dire ‘toglie i catenacci alle porte’- per Kiev e Chisinau all’ingresso nell’Unione. Ovviamente il presidente ucraino, con forti problemi politici interni che molta stampa occidentale cerca di ignorare, ha definito la decisione burocratica dei 27 «un passo storico» e il suo ministro degli Esteri, Dmytro Kuleba, ha vantato i «tempi record con i quali Kiev è stata ammessa al tavolo finale». ‘Tempo record’ con qualche rischio per chi in Commissione, avesse eventualmente forzato delle regole.

Esame serio sui vincoli, senza trucchi

All’inizio della prossima settimana, il Consiglio Affari Esteri dell’Ue dovrebbe discutere dell’accordo che stabilisce gli impegni di sicurezza con l’Ucraina, che non è cosa da poco, vite per fondate preoccupazioni militari Nato. Secondo fonti citate dalle agenzie di stampa, la firma dovrebbe avvenire già mercoledì prossimo, ovvero un giorno dopo l’apertura del tavolo negoziale, e si rivelerebbe una plateale e rischiosa prova di forzature politiche rispetto alle severità alternate dell’Ue. Generosità Ue dilagante come lascito della Commissione uscente, il vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, ha dichiarato che «l’Ucraina dovrebbe ricevere 1.9 miliardi di euro di prefinanziamento la prossima settimana. I pagamenti regolari avranno luogo dall’autunno».

Il problema di non poco conto che, parte di questi pagamenti saranno effettuati grazie ai ricavi provenienti dagli asset russi ‘congelati’, sequestrati. E Mosca che parla di furto, ha già avvertito che sequestrerà aziende europee in casa sua, di valore equivalente. Decisione e spinta Usa, aziende in maggior parte italiane e tedesche.

Primo problema la corruzione

Alcune questioni restano tuttavia molto problematiche per l’adesione di Kiev alla Ue, debbono riconoscere anche i più schierati tifosi pro Kiev. Due in particolare: la corruzione e i diritti civili. Sulla prima il governo centrale ha agito in modo ‘molto scenografico’ -come rimarca Sabato Angieri sul Manifesto-, licenziando nei mesi decine di funzionari e ministri accusati di peculato, concussione e appropriazione indebita. Ma, come evidenziano molti centri studi, c’è ancora molto da fare. La corruzione è un problema endemico degli stati post-sovietici nei quali gli oligarchi giocano un ruolo di primo piano. Si noti che l’Ucraina prima dell’invasione russa era tra i Paesi più corrotti del mondo e che per anni ha detenuto questo triste primato in Europa.

Due, democrazia e diritti

Un altro ostacolo all’eventuale ingresso nell’Ue è la libertà di stampa, la democrazia sostanziale e diffusa e la tutela dei diritti. Secondo un lungo articolo pubblicato dal New York Times qualche giorno fa: «Giornalisti e gruppi che monitorano la libertà di stampa stanno lanciando un allarme su quelle che, a loro dire, sono le crescenti restrizioni e pressioni sui media in Ucraina sotto il governo del Presidente Volodymyr Zelensky, che vanno ben oltre le necessità belliche del Paese».

Per i giornalisti locali e per alcuni media, «una serie di casi recenti hanno evidenziato un ambiente di informazione sempre più restrittivo nonostante -come riconosce il Nyt stesso-, i giornalisti ucraini abbiano accettato in larga misura le regole di guerra che già pongono severi limiti al loro lavoro». I casi di diffusa corruzione nei vertici stessi del governo che, prima di clamorose rimozioni, benché noti, erano censurati. E non certo per ragioni di sicurezza strategica.

24/06/2024

da Remocontro

rem

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