30/01/2026
da Remocontro
Niente attacchi su Kiev e altre città ‘per una settimana’, vista la crudele ondata di gelo preannunciata per i prossimi giorni in Ucraina, con minime che potrebbero toccare i 30 gradi sotto lo zero. «Non hanno mai vissuto un freddo del genere», spiega il presidente americano, sostenendo di aver ‘personalmente chiesto’ al capo del Cremlino questa tregua. «Lui ha accettato, e devo dirvi, è stato molto carino». Vero o montatura?

Trump annuncia ma Mosca tace
L’annuncio di Trump non ha trovato nessuna conferma immediata da Mosca. «È una dichiarazione importante», invece la prima reazione del leader ucraino Zelensky, che su X ha ringraziato il presidente americano sottolineando che «le misure di de-escalation contribuiscono a un reale progresso verso la fine della guerra». L’eventuale pausa reale degli attacchi non potrebbe che far comodo agli ucraini visti i duri colpi inferti ultimamente dai russi al sistema energetico nazionale, denunciati di continuo da Zelensky, e visto che nel frattempo il generale inverno non solo non sta facendo sconti ma promette anche di sferzare la regione con temperature ancora più basse.
Gelo feroce
Tra l’1 e il 3 febbraio si prevedono, in zone già martoriate dalla guerra come le regioni del Donetsk e del Kharkiv, minime che oscillano tra i 20 e i 27 gradi sotto zero. Una situazione ai limiti della sostenibilità, soprattutto nelle località in cui gli attacchi delle forze russe hanno portato a interruzioni dei servizi di riscaldamento e forniture elettriche in case, scuole e altri edifici pubblici. A partire dalla capitale Kiev stessa. dove anche nelle ultime ore si registrava «la situazione più difficile, con disperati tentativi ripristinare le forniture basilari lì così come in altre zone». Secondo Zelensky «I russi preparano un nuovo massiccio attacco”, dichiarava, facendo riferimento ai rapporti di intelligence. Segnali da interpretare – è stato il succo del suo discorso – come un serio campanello d’allarme».
Tutte le tregue fallite
Le tante tregue fallite in Ucraina, l’ultima a maggio. In parallelo –segnala l’Ansa-, sono arrivate alcune novità sulle attività diplomatiche tra Russia, Usa e Ucraina dello scorso weekend ad Abu Dhabi. Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha fatto sapere che al prossimo round di colloqui, previsti a stretto giro, la possibile partecipazione di Washington non sarà affidata ai due principali inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. Mentre il Cremlino, tramite il portavoce Dmitrij Peskov, ha sottolineato di non aver ricevuto reazioni al nuovo invito recapitato a Zelensky per tenere negoziati a Mosca con Putin.
La Kallas anti russa
Nuovi appelli di Kiev agli alleati europei per chiedere di mantenere il sostegno alla causa ucraina, con il ministro degli Esteri Andriy Sybiha con un video al Consiglio affari esteri di Bruxelles. Una risposta Ue è arrivata con l’annuncio della decisione di inserire la Russia nella lista-nera antiriciclaggio. «Questo aumenterà i costi delle transazioni con le banche russe», ha sustenuto ‘l’alta rappresentante estreri’ Kaja Kallas, dimenticandosi però di elencare i riflessi energetici pesantemente negativi sui diversi Paesi dell’Unione.
Kiev e il fragile fronte interno
‘Green Deal Ukraina’, un specializzato nello studio dei dossier energetici del Paese, ha rilevato come nonostante l’aumento di capacità installata, soprattutto nel solare, in Ucraina nel 2025 la rete elettrica resta il fronte critico per il Paese guidato da Volodymyr Zelensky e la dipendenza energetica di Kiev dall’estero è tornata ad acuirsi ad ottobre, in parallelo a quanto successo gli anni scorsi sulla scia dell’assalto russo agli impianti energetici. A metà gennaio, il report del think tank sottolineava che buona parte del Paese arrivava a sperimentare dalle 8 alle 12 ore di interruzione energetica al giorno e tutto questo nonostante il lavoro estremo degli operatori di rete nazionali.
Ma il peggio deve ancora arrivare
Il Kyiv Independent segnala invece che l’80% del Paese subirà in questi giorni tagli alla fornitura energetica quotidiani e il 15% delle abitazioni di Kiev risulta scollegato dalla rete. Il Paese, che ha perso il controllo della centrale nucleare di Zaporizhzhia che lo rendeva un esportatore netto di energia prima della guerra, oggi è nell’ora più buia. Di fronte alla prospettiva incerta della guerra, alle problematiche strategiche legate alle finanze pubbliche, sempre più precaria, e alla stanchezza da guerra della popolazione, l’Ucraina sa che la pressione russa sulla rete energetica, se rinnovata, può rendere difficile sostenere il prosieguo dell’inverno.
- La tregua accettata da Putin evidenzia, piuttosto che lenire, queste fragilità ucraine. E dopo la sua fine bisognerà capire se l’Ucraina saprà resistere ad ulteriori attacchi, mentre il freddo non molla la sua presa.

