25/06/2026
da Remocontro
Il Premier dimissionario si è incontrato col successore designato, l’ex sindaco della Grande Manchester, che diventerà anche leader del Partito Laburista. Il colloquio “di cortesia” ma soprattutto operativo, per discutere il passaggio dei poteri, si è svolto in un clima non proprio idilliaco. Sul tavolo diversi dossier e la pesante situazione finanziaria dello Stato. La strada, per il prossimo Primo ministro, si prospetta già in salita.
Non a Downing Street
Sir Keir Starmer, ancora in preda a un misto di irritazione e amarezza, ha accettato di incontrare Andy Burnham, l’astro nascente (si fa per dire, perché ha già una certa esperienza politica) dei laburisti. Anche se ha evitato di vederlo a Downing Street, forse per non suonare un’inutile grancassa. Burnham ha appena vinto le elezioni suppletive di Makerfield, facendo tirare un sospiro di sollievo a tutta la socialdemocrazia britannica. In altre epoche, una simile vittoria politica sarebbe stata ordinaria amministrazione. Ma negli ultimi mesi, nel Regno Unito si è assistito a una prepotente avanzata dei populisti di “Reform UK”, la formazione estremista di Nigel Farage, che sta letteralmente galoppando nei sondaggi. E che alle ultime elezioni locali (e nazionali in Scozia e Galles) ha messo con le spalle al muro tutti gli altri partiti. A cominciare, ovviamente, dai laburisti, che hanno perso la bellezza di circa 1.500 seggi.
Resa dei conti
Apriti cielo! Pur avendo una maggioranza solidissima a Westminster, tra le file del Labour è dilagato il panico, perché “a specchio” sono cresciuti i consensi per i populisti. Dunque, è stata la riflessione, o si cambia subito rotta (e capitano), oppure il “Titanic UK”, sul quale siamo tutti imbarcati, affonderà come un ferro da stiro. Sventrato al mascone dall’iceberg dei “Reformers”, che derivano secondo rotte imprevedibili. Detto fatto. Alla velocità della luce, il partito ha deciso ecumenicamente (ma non tanto) di scaraventare Starmer in mare, per farlo inghiottire dai gorghi dell’insuccesso elettorale e, contemporaneamente, ha spinto sulla plancia un nuovo comandante. Appunto Burnham, che automaticamente diventerà (tra meno di un mese) Premier del Regno Unito al posto di Starmer. Il quale, detto fra di noi, è “colpevole” fino a un certo punto delle disgrazie attuali della gloriosa Britannia. Si, perché lui lo scasso finanziario, dei servizi sociali e dei servizi pubblici, lo ha ereditato dai governi conservatori. E allora? Beh, qualcuno doveva pur pagare. E hanno fatto pagare lui, il cui errore più grande, forse, è stato quello di andare appresso, acriticamente, ai “suggerimenti” di Trump, specie in materia di armamenti, anche se poi ha perso per strada pure il Ministro della Difesa. Capito ora perché l’incontro con Burnham è stato gelido? Nel Labour c’è stata una feroce contrapposizione e non è detto che finisca qua, perché anche se si cambia il pilota, la macchina continuerà ad avere sempre le ruote sgonfie.
I vincoli di bilancio
“Burnham si è impegnato a rispettare le regole economiche stabilite dalla Cancelliera Rachel Reeves – sostiene la BBC – segnalando così che, se fosse diventato Primo Ministro, non avrebbe provocato un forte aumento del debito pubblico. Allo stesso tempo, si è impegnato a rispettare la promessa elettorale del Partito Laburista di non aumentare le aliquote principali dell’imposta sul reddito, dell’IVA o dei contributi previdenziali, il che limiterebbe la sua capacità di raccogliere somme considerevoli attraverso le tasse. Helen Miller, direttrice dell’Institute for Fiscal Studies, però – spiega ancora la BBC – ha affermato che “chiunque sia il Primo ministro, scoprirà che, entro i limiti delle regole fiscali, c’è un margine molto limitato per aumentare la spesa in un settore specifico senza tagliare la spesa altrove o aumentare le tasse”. Insomma, o la botte piena o la moglie ubriaca: sarà poco “british’, ma questa è la dura realtà.
Burnham secondo la BBC
Un report della BBC sintetizza i punti principali del manifesto politico del prossimo Primo ministro, sottolineando in particolare la sua preoccupazione per la salvaguardia della spesa sociale. Un obiettivo lodevole, ma comunque arduo da raggiungere, vista la situazione di sofferenza finanziaria delle casse dello Stato. Ecco i capisaldi del programma di Andy Burnham, così come sono riportati dalla Tv britannica:
Controllo pubblico dell’acqua, dell’energia e dei trasporti
“Burnham ha ripetutamente sostenuto la necessità di riportare la gestione delle risorse idriche ‘sotto un maggiore controllo pubblico’, indicando come modello la rete di autobus della Greater Manchester, gestita da operatori privati ma soggetta a supervisione e controllo pubblici. Tuttavia, ha anche auspicato la proprietà pubblica di società come Thames Water e di distribuzione dell’energia”.
Assistenza sociale
“Burnham è da tempo un sostenitore della riforma dell’assistenza sociale, fin dai tempi in cui era Ministro della Sanità sotto Tony Blair nel 2006-07 e poi Ministro della Sanità sotto Gordon Brown nel 2009-2010. Ha ripetutamente suggerito di sostituire l’imposta di successione con una ‘tassa nazionale sull’assistenza’. Significherebbe che ‘l’assistenza fornita sarebbe gratuita’ e che ‘tutti pagherebbero, ma ovviamente i più ricchi pagherebbero di più”.
Grande espansione degli alloggi popolari e possibili riforme fiscali
“Nel suo discorso di lancio della campagna elettorale, Burnham ha affermato di voler realizzare ‘il più grande programma di costruzione di alloggi popolari dalla Seconda Guerra Mondiale’. Ha suggerito che ciò potrebbe essere finanziato reindirizzando interamente l’attuale programma di edilizia abitativa a prezzi accessibili, del valore di 39 miliardi di sterline, verso alloggi a canone sociale”.
Riduzione delle tariffe aziendali
“Burnham ha auspicato una “nuova spinta alla reindustrializzazione” nel nord dell’Inghilterra e nel resto del Regno Unito. Durante la campagna elettorale per le elezioni suppletive, il suo team ha diffuso un documento programmatico che prometteva una riduzione del 20% delle imposte sugli immobili commerciali per pub e locali di musica. Secondo quanto affermato, il finanziamento proverrebbe da tasse più elevate applicate ai magazzini situati fuori città e utilizzati da rivenditori online come Amazon. Burnham intende inoltre innalzare la soglia di esenzione dalle imposte sugli immobili commerciali, escludendo di fatto molti piccoli negozi del centro città dal pagamento di tali imposte”.
Tirocinio
“Nel corso degli anni, Burnham ha ripetutamente sottolineato l’importanza che i giovani abbiano a disposizione percorsi alternativi all’università per la formazione e l’inserimento nel mondo del lavoro. Nel suo discorso dopo la vittoria a Makerfield, Burnham ha affermato di volere un sistema educativo non dominato dal percorso universitario, ma che “offra un percorso per tutti, accademico e tecnico in egual misura”.
Assicurazione nazionale
“Burnham ha dichiarato a BBC Newsnight di voler riconsiderare l’aumento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro. L’Ufficio per la responsabilità di bilancio prevede un aumento che genererebbe entrate per 16,1 miliardi di sterline nel 2029/30. Burnham non promette di annullare completamente l’aumento. Inoltre vuole sostenere 3,6 milioni di donne nate negli anni ’50, che affermano di essere state penalizzate perché non sono state adeguatamente informate delle modifiche all’età pensionabile. Il costo di un piano per erogare la pensione a tutte le donne nate negli anni ’50 ammonterebbe a circa 10,5 miliardi di sterline”.
Spesa per la difesa
“Probabilmente – conclude la BBC – una delle questioni più urgenti che Burnham dovrà affrontare se sostituirà Sir Keir a Downing Street è la controversia in corso sul piano di investimenti del governo per la difesa. La scorsa settimana, John Healey si è dimesso dalla carica di Ministro della Difesa di Sir Keir Starmer, affermando che le proposte del governo avrebbero portato la spesa per la difesa del Regno Unito al 2,68% del PIL entro il 2030, ‘rimanendo ben al di sotto’ dell’obiettivo del 3% che riteneva necessario.
Miracolo politico cercasi
La notizia giunge in un contesto in cui si afferma che il Ministero della Difesa (MoD) sta cercando di ottenere ulteriori 28 miliardi di sterline di finanziamenti da qui alla fine del decennio, ma gliene sono stati offerti solo 10 in più. Parlando al Times il giorno dopo le dimissioni di Healey, Burnham ha affermato che, oltre all’approccio decennale alla difesa e alla sicurezza, era necessaria una riforma degli investimenti e degli appalti pubblici. Ha dichiarato al giornale che ciò ridurrebbe la spesa per l’assistenza sociale, integrando i beneficiari nel mondo del lavoro e garantendo così maggiori risorse per la difesa. ‘Non ho alcun timore ad affermare che il piano non prevede una riduzione della spesa per il welfare. Assolutamente no’, ha dichiarato”.
- Tutto questo sulla carta. Ma mettere d’accordo, a fronte di un debito pubblico straripante, tagli di bilancio, salvaguardia della spesa sociale e obblighi militari, sarà un miracolo politico. O un vero gioco di prestigio. Perché la realtà è quella che è: il vecchio leone britannico ha perso i denti e la criniera e non ruggisce più.

