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UK, Starmer traballa ma per ora resiste agli attacchi

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Politica estera

22/05/2026

da Remocontro

Piero Orteca

Dopo la catastrofica sconfitta alle elezioni locali, che hanno visto un’imponente avanzata dei populisti di Nigel Farage, è cominciata una burrascosa resa dei conti dentro il Partito laburista. Il Ministro della Sanità, Wes Streeting, si è già dimesso e lancia la sua sfida al Premier, invitandolo a farsi da parte.

Il governo perde pezzi

Dopo il rovinoso crollo del cosiddetto “Red Wall”, il “Muro rosso”, che avrebbe dovuto blindare le regioni operaie delle Midlands e quelle carbonifere del Galles settentrionale, alle ultime elezioni locali, il Partito laburista britannico è diventato un nido di vespe. Nel glorioso movimento, che fu di Ramsay McDonald e Tony Blair, oggi tutti criticano e sono pronti a pungere Sir Keir Starmer, Premier e leader del Labour, ma pochi hanno voglia di uscire allo scoperto, distinguendosi dallo sciame. Sanno che mettere apertamente in crisi il governo, in questo momento, potrebbe voler dire spaccare irrimediabilmente il partito, nonostante a Westminster esso goda di una maggioranza bulgara. Però, il “blitz” elettorale di “Reform” ha fatto paura, anzi, ha sconvolto veramente tutti, rompendo fragorosamente lo splendido isolamento che (in linea molto teorica), avrebbe dovuto tutelare Albione dalle ideplogie populiste, che affliggono il resto dell’Europa. E che turbano i sonni già assai agitati di Herr Merz e Monsieur Macron, tanto per fare qualche nome a caso. Ci si aspettava dunque che, anche alla luce delle analisi fatte sui flussi elettorali, a prendere la palla al balzo fosse il leader della sinistra del partito, Jeremy Corbyn. E, invece, a farsi avanti è stato un politico “centrista”, che forse, proprio per questo, adesso spera di mettere tutti d’accordo, proponendosi come uno “chef” capace di cucinare piatti stellati per tutti i palati. Anche per coloro che, attualmente, sono migrati sotto le bandiere di Farage o tra le file di Liberali e Indipendenti. Parliamo di Wes Streeting, un grosso calibro, Ministro della Sanità fino a un paio di giorni or sono che, dimettendosi, ha dato il primo violento scossone al governo di Downing Street.

Un attacco pesante

Nel suo primo discorso alla Camera dei Comuni, dopo aver lasciato il suo incarico, Streeting ha spiegato i motivi della decisione, aggiungendo che il tempo lavora contro il partito, perché l’inazione (di Starmer) finirà per consegnare il Paese nelle mani dei populisti di Farage. “Streeting – scrive il Guardian – ha ribadito la sua opinione secondo cui l’uscita dall’UE è stata un errore dannoso per il Regno Unito e ha sostenuto che i giovani sono stati delusi da un sistema che giocava a loro sfavore”. Questo richiamo non giunge a caso, visto che dalle analisi post-elettorali fatte dagli specialisti, risulta un forte spostamento del consenso giovanile in direzione del voto di protesta proposto da “Reform UK”. “Non bisogna sprecare un minuto – ha aggiunto il ministro dimissionario – questo è stato il mio mantra al governo, ed è per questo che credo che il nostro partito non abbia tempo da perdere a rimanere inerte. Il Partito laburista è stato eletto per realizzare un vero cambiamento. Possiamo ancora farlo”. Streeting ha poi rivolto una delle critiche più severe a Starmer sul tema delle politiche unionistiche, per non avere saputo contrastare efficacemente le derive nazionalistiche in Scozia e Galles. In queste grandi aree del Paese, infatti, i partiti autonomisti (SNP) e “Plaid Cymru” hanno avuto la maggioranza. “Ho lasciato il governo perché siamo impegnati nella lotta più dura contro il nazionalismo – ha chiarito Streeting – una lotta che al momento stiamo perdendo. Se non cambiamo rotta, rischiamo di consegnare le chiavi di Downing Street al gruppo Reform, e non voglio che questo gravi sulla nostra coscienza”.

Il pronto soccorso economico

Ma, inutile sottolinearlo, il vecchio detto dice che “la lite è sempre per la coperta”, troppo corta per coprire tutti quanti. Per cui, la ribellione politica di Streeting non è estemporanea, ma esprime una visione di programmi economici e sociali già abbondantemente enunciati nel corso degli ultimi anni. Ed è puntando su questa solida “Teoria di mezzo”, che mischia elementi di puro socialismo con impegni (un po’ più monetaristici) a rispettare i conti dello Stato, che l’ex ministro si candida a prendere in mano il partito ed eventualmente la guida del Paese. Il problema più grosso del Regno Unito è l’esplosione del debito pubblico, avvenuta a partire dal 2020, nell’era-Covid. Da allora è stato un traumatico crescendo. Oggi il debito lordo oltrepassa abbondantemente il 100% del Pil, ma soprattutto cresce troppo velocemente e paga interessi sempre troppo alti. In definitiva, il Regno Unito si trova nell’impossibilità di garantire il passato livello di welfare ai suoi cittadini. In quantità e, soprattutto, in qualità. Più volte sono apparsi sulla stampa resoconti sulla fragilità del sistema pensionistico britannico. Cosa che ha generato notevole inquietudine, alimentando fosche aspettative. E quando la popolazione sta male, ti vota contro o, addirittura, non va a votare. Ecco perché Streeting ha messo, al primo posto dei suoi progetti politici, alcune soluzioni “cerchiobottiste”, che assemblano dottrine diverse ma “digeribili”, tali da essere accettate da lettori di estrazione assortita.

Una tassa patrimoniale riveduta e corretta

Per recuperare risorse e salvare il salvabile sul versante della spesa sociale (senza ignorare le bacchettate che il Fondo monetario ha già cominciato a infliggere a Londra), Streeting propone all’ipotetico Nuovo Labour (senza Starmer) una Patrimoniale “bilanciata”. La sua intenzione è quella di correggere lo squilibrio esistente tra la tassazione dei redditi da lavoro (più alta) e quella sulle plusvalenze. “Il divario di ricchezza in questo Paese si è ampliato – ha spiegato – mentre il divario di opportunità si va allargando Ma anche le differenze tra reddito da lavoro e reddito non da lavoro si sono ampliate”. Per cui va cambiata la tassazione, per renderla più equa, un’idea che potrebbe far guadagnare alle casse dello Stato 12 miliardi di sterline l’anno. In che modo? “Secondo il sistema attuale – scrive il Guardian – i contribuenti che pagano l’aliquota fiscale più alta o aggiuntiva versano il 24% sulle plusvalenze realizzate nell’anno fiscale in corso. Secondo le proposte di Streeting, le aliquote dell’imposta sulle plusvalenze rispecchierebbero le tre fasce di imposta sul reddito del 20%, 40% e 45%, con la fascia di appartenenza calcolata sommando il reddito e i profitti derivanti dagli asset”. Attenzione, però: i critici avvertono che questo provvedimento potrebbe provocare una fuga di capitali e scoraggiare ulteriori investimenti.

La tensione è alle stelle

Streeting non ha presentato una mozione formale di sfiducia dentro il partito contro Starmer. Ha detto di avere gli 81 voti necessari, ma che non ha voluto forzare la mano. Per ora. Aspetta (perché “sa”) che altri congiurati si faranno avanti per proporre il regicidio. Lui, per quanto lo riguarda, un nome lo ha già fatto: Andy Burnham, il sindaco della Greater Manchester. E qui, la crisi laburista si fa quasi romanzesca. Secondo la BBC, infatti, Burnham ha ottenuto il via libera per candidarsi come rappresentante del Partito laburista a delle elezioni suppletive il 18 giugno, un’opportunità che potrebbe spianargli la strada per il ritorno a Westminster. Se verrà scelto come candidato a Makerfield, nel nord-ovest dell’Inghilterra, e dovesse vincere le elezioni, ci si aspetta che Burnham tenti di sostituire Sir Keir Starmer come Primo ministro. Il seggio del collegio elettorale di Makerfield si è reso vacante giovedì, quando il deputato laburista Josh Simons ha annunciato le sue dimissioni proprio per lasciare il posto a Burnham”. Una precisazione che, sembra ovvio, puzza proprio di intrigo. Il Partito Laburista come il castello di Macbeth? Intanto, la tensione si taglia con un coltello.

Nel frattempo, ieri il Cancelliere dello Scacchiere (la Ministra del Tesoro) Rachel Reeves è stata presa a maleparole in diretta tv da un camionista, mentre faceva un’intervista davanti a un distributore di benzina. L’uomo, che inneggiava a Farage, le ha gridato: “Cacciate Starmer, state rovinando il Paese”. La ministra ha conservato il suo aplomb e gli ha risposto che lei ama il suo Paese, mentre a lui consiglia di imparare le buone maniere.

https://youtu.be/7kb3FhpkZow

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