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Un atomo tira l’altro, l’Europa in crisi vuole più centrali per tutti

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Politica estera

11/03/2026

da Il manifesto

Anna Maria Merlo

Bolla nucleare Vertice sul nucleare a Parigi, per la crisi iraniana Von der Leyen e dieci capi di governo hanno la soluzione: mini-reattori ovunque

I paesi industrializzati dopati dalle energie fossili, che tremano di fronte al rialzo dei prezzi causato dalla guerra contro l’Iran, si illudono di aver trovato la via d’uscita: il rilancio del nucleare. Ieri, alle porte di Parigi, il vertice internazionale sul nucleare su iniziativa dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica (alla sua seconda edizione), con la presenza di una decina di capi di stato e di governo e di 34 ministri, si è concluso con un inno alle centrali, che coniugherebbero «sovranità e ambientalismo».

            

 

VITTORIA FRANCESE per Parigi, entusiasmo italiano, ma non è il parere della Spagna, dove la ministra della transizione ecologica Sara Aagesen ha spiegato che la «scommessa vincente di Madrid è stata quella delle energie rinnovabili». E neppure del ministro tedesco dell’ambiente Cartsen Schneider, che si oppone a «spendere soldi pubblici» per «reattori nucleari rischiosi» e «una tecnologia retrograda», mentre andrebbero favorite le rinnovabili, che non producono scorie e fanno risparmiare (ma il cancelliere Merz la esprime in modo assai diverso, «condivido le valutazioni di Von der Leyen sul nucleare – ha detto – ma la decisione presa da noi in Germania è irreversibile»). Greenpeace ha denunciato un vertice «anacronistico, surreale, la consacrazione dell’insicurezza energetica» e non solo, visto che la Russia – non presente ieri a Boulogne-Billancourt – con Rosatom, controlla il 40% dell’arricchimento dell’uranio nel mondo (e questo contribuisce a finanziare la guerra contro l’Ucraina).

LA PRESIDENTE della Commissione Ursula von der Leyen ha segnato ieri una svolta: l’aver voltato le spalle al nucleare (come ha fatto dopo Fukushima il governo Merkel, a cui lei stessa ha appartenuto) è stato «un errore strategico». Per redimerlo, la Ue inizia con la promessa di una «garanzia di 200 milioni di euro per sostenere investimenti privati in tecnologie nucleari innovative». Una «tappa» che mira a un orizzonte molto più vasto: la Commissione ha previsto 10 miliardi per nuovi progetti nel bilancio 2028-34 e ha calcolato che nella Ue ci vorranno 241 miliardi entro il 2050 per prolungare la vita delle centrali esistenti e la costruzione di nuovi reattori. Gli Smr di piccole dimensioni, secondo il programma presentato ieri dalla Commissione, dovrebbero poter essere in attività dal 2030. La Francia, «punta di lancia» del nucleare per Macron, con 57 reattori, ha in programma – anche se non ancora in atto – la costruzione di 6 nuovi reattori nelle centrali di Perly, Gravelines e Bugey, per un investimento complessivo di 73 miliardi. Oggi nel mondo sono in funzione 431 reattori in 31 paesi, che producono circa il 9% dell’elettricità utilizzata globalmente (il 67% in Francia).

Le riunioni si moltiplicano, in presenza o video, le telefonate si incrociano, mentre la guerra continua in Medioriente, con la domanda: fino a quando? L’Occidente trema per l’instabilità dei prezzi dell’energia e teme una replica della crisi del 2022, dopo l’aggressione dell’Ucraina da parte della Russia.

IERI A PARIGI il vertice internazionale sull’energia nucleare è stato seguito da un improvvisato G7 Energia, una replica del G7 Finanza del giorno prima: l’obiettivo è trovare una risposta per frenare il rialzo dei prezzi di petrolio e gas, mentre la produzione nella regione del Golfo è in calo o bloccata dalla guerra e lo stretto di Hormuz è quasi chiuso al traffico. In vista c’è un’azione per sbloccare Hormuz e evitare la penuria, mentre già è in corso una lotta tra Ue e Asia per accaparrarsi le petroliere ancora disponibili. Per il presidente dell’Ecofin Makis Keravnos è però «ancora presto per prendere delle contromisure, può accadere solo una volta che la situazione si stabilizza», (come nel 2022). Italia, Germania e Gran Bretagna hanno espresso l’intenzione di «lavorare assieme su opzioni per proteggere le navi commerciali nello stretto di Hormuz».

C’È STATO IERI anche un collegamento telefonico tra i primi ministri di Germania, Belgio e Italia (un’unione di destre che già si era articolata a febbraio), in vista del Consiglio europeo della prossima settimana, dove i 27 discuteranno di competitività e semplificazione nell’ambito della crisi energetica in corso. Per ora la Ue raccomanda «ai paesi che possono farlo» di abbassare il prezzo dell’energia, «abbassando le tasse, in particolare sull’elettricità», ha affermato il commissario Dan Jorgensen.

AL CONSIGLIO EUROPEO di marzo, secondo la bozza del comunicato finale, i 27 chiederanno alla Commissione di «presentare urgentemente proposte per azioni concrete per un calo dei prezzi dell’energia a breve, soluzioni mirate sono necessarie». Il Consiglio farà pressione sulla Commissione per limitare gli Ets, i pagamenti in vigore dal 2025 per l’industria sulle emissioni di Co2, che dovrebbero estendersi prossimamente ai trasporti. I 27 aspettano per luglio «proposte per mitigare l’impatto sui prezzi dell’energia» degli Ets, il primo sistema al mondo di scambio di quote di emissioni, che era destinato a ridurne l’entità. Il prezzo del Co2 fa salire le quotazioni del 10% in media.

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