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Un mese di galera libica senza accuse. Il legale potrà vederli, quando non si sa

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Attualità

23/06/2026

da Il manifesto

Enrica Muraglie

Global Sumud convoy Maria Rosaria Centrone, sorella di Domenico: «Ci sentiamo molto soli»

Nessuna nuova, buona nuova è un proverbio che non funziona più. L’unico aggiornamento negli ultimi dieci giorni è che gli avvocati hanno ottenuto l’autorizzazione a incontrare Leonarda (Dina) Alberizia e Domenico Centrone, i due italiani della Global Sumud Convoy che si trovano in detenzione arbitraria a Bengasi, nella Libia dell’est controllata dal generale Khalifa Haftar.

QUANDO AVVERRÀ l’incontro con i legali, non è dato saperlo. Per certo sono giunte a destinazione le procure asseverate, ossia le traduzioni giurate che consentiranno ai due italiani di ricevere assistenza legale. Con Alberizia e Centrone sono prigionieri altri otto attivisti del convoglio di terra diretto a Gaza per portare aiuti e opporsi al blocco israeliano che continua ad affamare i palestinesi. Domani sarà un mese esatto dall’inizio della detenzione.

Fonti rivelano che per gli attivisti è caduta l’accusa di coinvolgimento in gruppi considerati illegali, anche se nessuna accusa è mai stata ufficialmente formalizzata. Lo scenario continua a essere fumoso, c’è un vuoto di notizie ufficiali. Il console polacco ha incontrato Laura Kwoczała, l’attivista colpita da un attacco di appendicite in detenzione, ora in ospedale. Il console italiano ha ricevuto l’autorizzazione a una nuova visita ma anche in questo caso, non è dato sapere quando. Sarà il terzo incontro con Alberizia e Centrone dal 24 maggio.

«Spero che questa visita consolare ci sia veramente e questa settimana perché magari il console potrà portare qualcosa a mio fratello», dice al manifesto Maria Rosaria Centrone. Proprio nel «mesiversario» della detenzione, infatti, cadrà il compleanno di Domenico. La frustrazione è tanta «nonostante la solidarietà, ci si sente comunque molto soli nelle giornate, nella difficoltà del tempo che passa». Si continua a sperare che «gli sforzi governativi siano veramente ai più alti livelli da parte nostra ma da parte anche del governo europeo e dei governi degli altri nove volontari», continua Centrone.

SULLA LIBERAZIONE dei due italiani – tre se si considera che Matías Álvarez Rodríguez ha cittadinanza italiana, oltre che uruguaiana – la Farnesina dichiara che «non ha novità ma sta lavorando». Il prolungamento della detenzione di ulteriori trenta giorni stabilita dal pm libico e motivata con la necessità di ulteriori indagini scadrà il 10 luglio, una data ancora lontanissima se si considera che a quel punto i mesi di detenzione sarebbero quasi a quota due per quello che si configura, secondo Amnesty International, come «un caso di sparizione forzata».

Quando si è trattato di Almasri, ex capo della polizia giudiziaria libica su cui pendeva un mandato di cattura della Corte penale internazionale, il governo italiano è stato celere nell’organizzazione del volo di stato che lo ha riconsegnato al suo paese. La stessa Libia che ora ha emesso una condanna a sette anni e quattro mesi nei suoi confronti.

Dal basso intanto ci si organizza: Global Sumud Flotilla e Amnesty Italia hanno lanciato una mobilitazione permanente a sostegno della Convoy. Da giorni e fino a domani nelle piazze, davanti le prefetture e i ministeri italiani viene richiesta la liberazione di Dina, Domenico e degli altri otto «ostaggi politici finiti all’interno di una negoziazione complicata e utilizzati come pedine», ha dichiarato Maria Elena Delia, portavoce della Flotilla italiana.

UN GIOCO che non riguarda soltanto chi, coraggiosamente, ha scelto di partire verso Gaza. «L’inasprimento delle forme di repressione del dissenso lo stiamo vedendo anche alla nostra latitudine», ha continuato Delia. Un esempio recente, i due attivisti pro Palestina portati in tribunale dalla partecipata statale Leonardo per aver manifestato contro la vendita di armi a Israele. Punirne alcuni per dissuadere tutta la solidarietà con la Palestina.

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