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Una macchina da soldi senza freni

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24/09/2026

da Il Manifesto

Valentina Porcheddu

Che al Colosseo si morisse lo abbiamo imparato sui libri di scuola. Nell’Anfiteatro Flavio, inaugurato nell’80 d.C. dall’imperatore Tito, per secoli la morte fu anche spettacolo: nei combattimenti tra gladiatori, nelle venationes, le cacce con animali selvatici, e nelle esecuzioni pubbliche

Difficile accettare, dunque, che nel XXI secolo uno dei monumenti più celebri al mondo, principale attrattore di un parco archeologico che secondo gli ultimi dati disponibili ha registrato in un anno approssimativamente 15 milioni di visitatori e quasi 102 milioni di euro di incassi, debba essere ancora associato alla morte di un lavoratore.

Nella notte tra martedì e mercoledì Andrea Moretti, operaio rocciatore di 22 anni originario di Tottea, in provincia di Teramo, è precipitato per circa dieci metri mentre lavorava all’installazione del nuovo impianto di illuminazione del Colosseo, sul versante dell’anfiteatro che affaccia su via Labicana. Il cantiere, ormai prossimo alla conclusione, riguarda il nuovo impianto di illuminazione artistica dell’Anfiteatro, la cui inaugurazione era prevista per il 9 ottobre. Il progetto, firmato dall’architetta e lighting designer Francesca Storaro, prevede la sostituzione degli attuali 120 faretti a Led con nuovi proiettori capaci di produrre fasci luminosi regolabili e modulabili. Storaro aveva già lavorato, insieme al padre Vittorio, direttore della fotografia tre volte premio Oscar, alla nuova illuminazione dei Fori Imperiali, inaugurata nel 2015, e più recentemente a quella del Passaggio di Commodo, il corridoio sotterraneo del Colosseo utilizzato solo dall’imperatore. Moretti era impegnato nel cablaggio dell’impianto elettrico.

Negli atti del MiC l’intervento figura come «Quarto Appalto Tod’s – illuminazione Colosseo», uno dei cantieri finanziati con i 25 milioni di euro messi a disposizione dall’azienda nell’ambito dell’accordo di sponsorizzazione siglato nel 2011 con l’allora ministero per i Beni e le Attività Culturali. Il finanziamento è dunque privato, mentre la gestione della procedura e l’affidamento dei lavori restano di competenza dell’amministrazione pubblica.

In tale contesto ha suscitato sconcerto che il Parco archeologico del Colosseo, stazione appaltante e dunque tra i soggetti il cui ruolo sarà oggetto degli accertamenti della magistratura, non abbia disposto nell’immediatezza la chiusura del monumento. Nel comunicato diffuso alle 7.47 dal MiC, dopo le parole di cordoglio, si annunciava infatti la chiusura «in segno di lutto» del solo settore del secondo ordine in cui è avvenuto l’incidente, sottolineando che l’area non era stata sottoposta a sequestro. Una precisazione rasentante il cinismo, che finiva quasi per trasformare quella scelta in un gesto di buonismo. Rimbalzata rapidamente sui social media, la nota ha suscitato indignazione e dure reazioni.

Solo qualche ora più tardi, dopo le proteste di Cgil Roma e Lazio, Fp Cgil Nazionale e Usb contro la decisione di mantenere aperto il monumento, un secondo comunicato del MiC ha annunciato la chiusura dell’Anfiteatro Flavio. Nel frattempo, però, il primo turno di visita era già entrato: migliaia di persone, «ignare dell’accaduto», come ha ammesso lo stesso Parco. Anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha tenuto a specificare che si era deciso di attenderne il deflusso per evitare una concentrazione di visitatori all’esterno, con possibili problemi di sicurezza e ordine pubblico.

Una giustificazione che convince poco, soprattutto alla luce di quanto accaduto nell’agosto 2025, quando Giovanna Maria Giammarino, guida turistica di 55 anni, morì all’interno del Colosseo dopo essere stata colpita da un malore mentre accompagnava un gruppo di visitatori, in una giornata segnata da temperature particolarmente elevate.

Anche allora la decisione di non chiudere il monumento aveva suscitato le proteste dei sindacati. Ironia della sorte, in quella drammatica circostanza Giuli aveva disposto, in segno di lutto, lo spegnimento delle luci dell’Anfiteatro alle 21. Oggi una nuova tragedia ci ricorda che la tutela dei lavoratori non può essere subordinata alla logica del fare cassa, tra flussi turistici sempre più incontrollati, esposizioni in serie a carattere commerciale e progetti volti a rendere ancora più attrattivo un antico edificio per spettacoli trasformato dal MiC in una moderna macchina da soldi.

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