25/09/2026
da Il Manifesto
Libro e moschetto Il dl Valditara viene sgonfiato dal Colle: multe per chi ha il volto coperto e non sa l’italiano, ma salta l’allontanamento dai genitori

L’urgenza del decreto scuola risiedeva solo nella propaganda. Dopo giorni di discussione, scaturiti dall’inusuale attacco della premier al presidente della Repubblica, il consiglio dei ministri ha partorito un provvedimento per fortuna molto debole rispetto agli intenti. La crociata anti Islam è rimandata, anche se la Lega ci ha tenuto a dare questa interpretazione alle norme che prevedono il tetto per gli studenti stranieri che non parlano italiano e il divieto entrare in classe con il volto travisato. Tutte fattispecie già previste dalle leggi già in vigore. Il decreto licenziato ieri tuttalpiù le riorganizza e gli aspetti più controversi sono stati limati nel lungo braccio di ferro con il Quirinale.
IN UNA BOZZA circolata a poche ora dalla conferenza stampa a Palazzo Chigi era previsto l’allontanamento dei minori nel caso in cui i genitori non adempiessero all’obbligo di imparare la lingua. «Ma vi pare che noi togliamo i figli alle famiglie? Sarà una bozza dell’opposizione», risponde il ministro dell’Istruzione (e merito) durante la conferenza stampa. Ma non era una boutade del centrosinistra, i cui esponenti si sono molto risentiti per l’accusa: l’allontanamento è stato espunto all’ultimo minuto per evitare altri attriti con il Colle. Giorgia Meloni, che aveva lanciato le misure a Fenix, la festa dei giovani di FdI, scippando la paternità a Giuseppe Valditara, non era presente perché impegnata con la kermesse del quotidiano amico il Tempo. A fare gli onori di casa è il vice premier Matteo Salvini che in apertura dell’incontro con i giornalisti ne approfitta per lanciare una bordata alla presidente del Consiglio: «Ringrazio il ministro Valditara che a questo provvedimento ci lavora da mesi, non da qualche giorno». Il ministro la prende alla larga e comincia dalla ridenominazione degli istituti professionali e tecnici in licei, «importante per promuovere un settore strategico dell’istruzione», due parole sul Pnrr, altre due sulla semplificazione digitale e infine il tema del giorno al quale dedica poche frasi. Perché nel testo non c’è poi nulla, se non deroghe e sanzioni.
DUNQUE: VIENE INTRODOTTO il divieto di partecipare alle attività scolastiche con il volto coperto. La formula è generica, per Valditara riguarda sia il niqab e il burqa che «la mascherina sanitaria se non si è ammalati». Per i trasgressori è stata introdotta una sanzione dai 200 ai mille euro. Si tratta giusto di un aggiornamento della legge Reale del 1975 contro il terrorismo ma si estende alle coperture per motivi religiosi o culturali, escluse già in precedenza dal Consiglio di Stato.
Anche la questione del tetto agli studenti stranieri è molto diversa dalle enunciazioni di Meloni e della Lega dato che esclude, ed era inevitabile, i bambini che già parlano italiano e vengono concesse deroghe alle scuole che non riuscissero a rientrare nel 30%. Il coordinamento sarà affidato agli uffici scolastici regionali che potranno eventualmente spostare gli iscritti in altro plesso, purché vicino all’abitazione dei genitori. Già adesso all’atto dell’iscrizione bisogna indicare quattro scuole. Sono previste deroghe per gli istituti che non riescono a rispettare la soglia con l’istituzione di un fondo di 14.139.760 a decorrere dal 2028, destinato ad «attività extracurricolari finalizzate al potenziamento delle competenze di base nella lingua italiana». Una mezza retromarcia rispetto ai toni punitivi con cui il titolare del Mim aveva annunciato prima dell’estate la proposta, c’è stata anche sui corsi per i genitori che non conoscono l’italiano. Si prevede che la scuola segnali ai servizi sociali le famiglie con difficoltà in italiano per prescrivere ai genitori «la frequenza di un percorso di alfabetizzazione» che poi sono quelli già attivati, gratuitamente, dai Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (Cpia).
«STRUMENTI DI BUON SENSO che non dividono, ma aiutano a integrare davvero, evitando classi-ghetto», ha sostenuto Meloni. Ma per le opposizioni il decreto rimane «vergognoso», come ha detto la segretaria del Pd. Il provvedimento per Elly Schlein «prova a nascondere dietro una nuova bandiera ideologica l’incapacità del governo di dare risposte ai problemi concreti della scuola pubblica, aperta a tutti, come dice la Costituzione». «Uno spot ideologico indegno, inapplicabile e calato dall’alto – per il M5s – ennesimo pasticcio sulle spalle dei presidi e dei comuni». Per PiùEuropa il decreto è «un concentrato di razzismo e ignoranza, inapplicabile che favorisce la dispersione scolastica». «Propaganda indegna sulla pelle dei bambini», attacca Avs. Dall’altro lato della barricata Futuro nazionale, rimasto senza argomenti dopo la virata a destra sulla scuola del governo: «La solita fuffa della finta destra». Ma si registra anche la voce contraria degli esperti, dalle ong come save The Children a DirigentiScuola: per i presidi le norme sono «propagandistiche e irrealizzabili».
PER UNO SCHERZO del destino, se queste misure fossero già state in vigore, la vicenda della famiglia nel bosco, i cui figli non erano scolarizzati né capaci di parlare in italiano, avrebbe avuto un altro tipo di narrazione. Ma Salvini e Valditara sono troppo impegnati nella campagna elettorale per ammettere che i giudici avevano delle ragioni.

