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Una società che esclude i suoi padri non è moderna: il dramma dell’alfabetizzazione digitale degli anziani in Italia

Una società che esclude i suoi padri non è moderna: il dramma dell’alfabetizzazione digitale degli anziani in Italia

Attualità 

29/06/2026

da Pressenza

Manuela Zafferani

Ormai già da alcuni anni, tutto è diventato “un’app, un codice, un portale” e sempre di più siamo diventati dipendenti dai nostri telefoni, senza i quali non saremmo più in grado di compiere molte delle nostre azioni quotidiane.

Questa immagine coglie con lucidità e amarezza un paradosso drammatico della nostra epoca.

Non solo i giovani, ma uomini e donne di ogni età si trovano confinati in una società che costringe chiunque a dipendere da uno smartphone per esercitare diritti fondamentali quali prenotare una visita medica, pagare una bolletta, accedere a un servizio pubblico.

E una società che obbliga anche un novantenne a confrontarsi con uno Smart Phone  non può definirsi moderna.

È, al contrario, una società che ha scelto di liberarsi dei propri padri, rendendoli analfabeti funzionali nella casa che hanno contribuito a costruire.

 Le difficoltà pratiche per le persone anziane sono concrete e quotidiane.

Molti over 75, soprattutto quelli con basso livello di istruzione,  problemi di vista o mobilità e anche memoria, si trovano di fronte a interfacce complicate, password che cambiano, procedure di autenticazione a due fattori e applicazioni su PC o SmartPhone poco intuitive. Un semplice rinnovo della tessera sanitaria o la consultazione del fascicolo sanitario elettronico diventa un ostacolo insormontabile.

Secondo i dati Istat più recenti, solo il 35,7% degli over 75 utilizza Internet, con un divario ancora più marcato tra donne e persone con titoli di studio bassi o titoli di studio non in campo scientifico.  

Questo non è solo un problema di “saper usare il telefono”.

È un problema di accesso alla dignità.

Quando un anziano deve chiamare il figlio o il nipote ogni volta che deve interagire con la Pubblica Amministrazione, si attiva una catena di dipendenza che umilia, genera frustrazione e, in molti casi, porta a rinunce: si rinuncia a una visita, si paga una multa per ritardo, si accumulano disagi. Chi non ha familiari vicini o disponibili resta semplicemente escluso.

Ma il lato umano è ancora più profondo e triste. Gli anziani di oggi sono la generazione che ha ricostruito l’Italia dopo la guerra, che ha lavorato duramente, spesso con sacrifici enormi, per garantire ai figli un futuro migliore. Hanno costruito case, scuole, ospedali e infrastrutture. Oggi, nel nome di un’innovazione spesso arrogante e poco inclusiva, vengono messi ai margini. La tecnologia, che dovrebbe essere uno strumento di emancipazione, diventa invece un filtro selettivo che discrimina in base all’età, alla familiarità con il digitale e alle risorse familiari.

Questa esclusione ferisce l’identità e l’autostima. Molti anziani provano vergogna nel dover “disturbare” i familiari, si sentono un peso, vivono un progressivo isolamento.

La solitudine, già una piaga diffusa tra gli ultraottantenni, viene aggravata da questa barriera invisibile ma potentissima.

Non stiamo solo rendendo la vita più complicata: stiamo comunicando implicitamente che chi non si adegua al ritmo frenetico del digitale non ha più pieno diritto di cittadinanza.

L’Italia, più di altri Paesi europei, è chiamata a riflettere su questo tema proprio per la sua demografia. Al 1° gennaio 2026 gli over 65 costituiscono il 25,1% della popolazione (oltre 14,8 milioni di persone), con un’età media di 47,1 anni. Gli ultraottantenni superano i 4,5-4,6 milioni e hanno ormai superato numericamente i bambini sotto i 10 anni.

Siamo il Paese più anziano dell’Unione Europea. Ignorare questa realtà significa progettare una società per una minoranza giovane e digitalizzata, lasciando indietro la maggioranza che ha reso possibile il benessere attuale.

La vera innovazione non consiste nel sostituire ogni procedura con una applicazione informaticaa, ma nel progettare sistemi ibridi, accessibili, inclusivi.

Sportelli fisici potenziati, assistenza telefonica umana qualificata, versioni semplificate delle piattaforme, formazione continua e, soprattutto, un cambio di mentalità: la tecnologia deve servire l’uomo, non selezionare chi è “degno” di accedere ai servizi.

Lasciare indietro chi ci ha preceduto non è evoluzione: è egoismo camuffato da progresso. Una società matura si misura dalla capacità di prendersi cura di tutti i suoi membri, soprattutto dei più fragili. Solo così potremo dire di essere davvero moderni, non perché usiamo uno smartphone, ma perché non dimentichiamo l’umanità di chi li usa con difficoltà.

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