ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

Una storia di disperazione e di spie

Una storia di disperazione e di spie

Editoriali

04/08/2026

da il Manifesto

Alberto Negri

Nel regno del Marocco Quella di Ceuta è una tragedia di migranti e miseria ma anche una storia di spionaggio e tradimenti, con coinvolgimento di servizi marocchini, israeliani, spagnoli e probabilmente americani

Quella di Ceuta è una tragedia di migranti e miseria ma anche una storia di spionaggio e tradimenti, con coinvolgimento di servizi marocchini, israeliani, spagnoli e probabilmente americani. E, come sempre, tutto quel che accade in Marocco ruota intorno a re Mohammed VI, massima autorità politica e religiosa. Il Comandante dei credenti, suo titolo ufficiale, possiede con la sua corte il 70-80% dell’economia, della finanza e delle terre arabili. Monarca costituzionale sì, ma senza dubbio padrone assoluto del Paese.

Le autorità marocchine della vicenda di Ceuta sapevano già in anticipo. Perché da decenni milioni di marocchini e africani sono le vittime non solo della loro povertà ma di manovre politiche, economiche e di potere. È da metà luglio che centinaia di persone cercavano di entrare nell’exclave spagnola di Ceuta.

Fino agli ultimi giorni del mese Rabat ne ha bloccato una parte ma il 30 luglio qualcosa è cambiato mentre a migliaia si sono gettati in mare.

La frontiera è collassata, si può dire, sotto gli occhi del sovrano mentre arrivava il festoso messaggio di Trump al re: «Gli Stati uniti sono chiari: riconosciamo la sovranità del Marocco sul Sahara Occidentale».

Nello stesso giorno, quando è iniziata la marea dei migranti, il re infatti si trovava a celebrare la Festa del Trono a M’Diq località a poco più di 20 chilometri da Ceuta, circondato da uno sciame di autorità, compreso Abdelatif Hammouchi capo dei servizi segreti Dgst. Figuriamoci se il re e i suoi uomini non ne fossero informati. Hammouchi è colui che gestisce il software spia Pegasus della società israeliana Nso, utilizzato contro dissidenti, giornalisti e alleati stranieri, e fa parte della collaborazione militare con lo stato ebraico.

Secondo i documenti pubblicati dal consorzio giornalistico Forbidden Stories, il Marocco usa Pegasus monitorando segretamente la Guardia Civil di Madrid e gli ufficiali spagnoli che addestrano i servizi di Rabat. A Ceuta è successo qualche cosa che i marocchini sapevano ma non gli spagnoli che pure avevano incontrato Hammouchi settimane prima degli eventi e lo avevano persino insignito della Gran Croce di Malta della Guardia Civil.

Questo non è il primo problema tra Madrid e Rabat. Nel 2021, Spagna e Marocco avevano già vissuto un’altra crisi diplomatica. In un contesto segnato dagli Accordi di Abramo promossi dalla Casa bianca, il Marocco aveva riconosciuto Israele e, in cambio, Trump aveva proclamato la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale, ex provincia spagnola considerata dall’Onu un territorio in attesa di decolonizzazione, ora in gran parte sotto il controllo di Rabat. Qui, dove è stata girata l’Odissea di Nolan con i sussidi marocchini, c’è un consolato Usa a Dhakla e un’autostrada dedicata a Trump.

La crisi diplomatica tra i due Paesi si era concretizzata in una crisi migratoria orchestrata dai servizi marocchini a Ceuta, sfociando con un drammatico massacro di migranti africani, in questo caso al confine tra Melilla (Spagna) e Nador (Marocco) nel giugno 2022. Dopo gli ultimi eventi di Ceuta il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha evitato lo scontro con le controparti marocchine descrivendo il Paese come un «amico» e un «partner strategico». Parole mielate poco credibili.

Secondo un rapporto dell’intelligence spagnola, l’apertura della frontiera nel 2021 era stata coordinata dal consigliere reale Fouad Ali El Himma insieme al ministro degli esteri Nasser Bourita e ai vertici dei servizi marocchini. L’intelligence di Rabat avrebbe poi spiato allora i cellulari di Sánchez e di diversi suoi ministri con Pegasus. La diffidenza tra Spagna e Marocco è palpabile. Il 20 luglio scorso Sánchez ha ricucito le relazioni diplomatiche con l’Algeria, in crisi dal 2022 per il sostegno spagnolo a Rabat. E questo non è certo piaciuto ai marocchini: dentro si sono infilati gli israeliani, irritati dalle posizioni di Sánchez contro il genocidio a Gaza, e gli americani, furibondi per l’ostilità del premier spagnolo alla guerra contro l’Iran. Usa e Israele se potessero toglierebbe Ceuta, strategica per il controllo dello stretto di Gibilterra, a Madrid per darla al Marocco.

Con inaudita sfrontatezza l’ambasciatore israeliano all’Onu, Danny Danon ha scritto: «La Spagna, che non perde mai l’occasione di fare la morale a Israele, ha dichiarato lo stato di emergenza a Ceuta in seguito alla crisi sulla sua politica migratoria. Forse è ora che spieghi al mondo perché mantiene ancora enclavi coloniali in Africa». Mentre al Congresso Usa in primavera esponenti repubblicani, in una relazione della Camera, avevano definito Ceuta e Melilla come situate «in territorio marocchino», mettendo in discussione la sovranità spagnola.

Se è vero che le migrazioni sono sempre state una valvola di sfogo per Rabat che conta un 40% di giovani disoccupati e oltre la metà sottoccupati, le autorità tengono tutto sotto controllo, dai media, alla dissidenza, alle ondate migratorie. Da Capo Spartel a Tangeri la costa europea di Gibilterra si può quasi toccare tanto è vicina, ma da questo orizzonte, carico per molti di sogni e speranze, si capisce anche quanto l’Europa sia lontana. Quello che si è visto a Ceuta è il simbolo di come miseria e disperazione diventino nel regno del Comandante dei credenti lo strumento di una lotta geopolitica che va dal Medio oriente al Nordafrica al cuore del Sahara.

share